Classificato in Note di Scienze sociali di Scapolo.
Posted in 12 Febbraio 2010
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Fra Cristoforo ebbe una vocazione a seguito di un momento di crisi. Questa crisi fu dovuta ad un omicidio commesso ai danni di un nobile durante un duello di cui rimase ferito e poteva perdere la vita. Fu un omicidio per legittima difesa, non era lui che volle questo duello. Allora fu condotto in un convento di cappuccini li presente e durante la convalescenza sentì questa chiamata. Divenne novizio e poi cappuccino.
La Monaca di Monza, invece, ebbe una vocazione per costrizione dei suoi genitori e non volontaria.
Manzoni riprende la storia vera di una suora, protagonista di un celebre scandalo che sconvolse Monza all'inizio del XVII secolo. I De Leyva erano i feudatari di Monza: Marianna apparteneva dunque alla più potente famiglia della città. Si fece suora, assumendo il nome religioso di suor Virginia, probabilmente spinta o costretta dai genitori, secondo un costume diffuso all'epoca. Dopo alcuni anni, ella intrecciò una relazione con il nobile monzese Gian Paolo Osio, che abitava a fianco del suo convento. Dalla relazione nacque un figlio la cui esistenza venne tenuta nascosta; quindi un'ulteriore gravidanza fu interrotta da un aborto. La situazione precipitò quando la giovane conversa Caterina Cassini da Meda minacciò di rendere pubblica la relazione: nel 1606 Osio la uccise e la seppellì presso il convento, quindi tentò di eliminare altre due suore che erano state loro complici, per assicurarsi che non parlassero. Una di loro però sopravvisse e denunciò tutto alle autorità, e lo scandalo esplose. Suor Virginia, subito arrestata, fu condannata alla reclusione a vita in una cella murata. Il 25 settembre 1622, tuttavia, ottenne un condono riprendendo gradualmente la sua vita monacale. Osio invece, condannato a morte in contumacia e ricercato, si rifugiò a Milano presso dei nobili suoi amici, ma essi lo tradirono e lo uccisero per incassare la taglia che era stata offerta per la sua cattura.
gertrude è la vera donna del 1600 lucia invece è uno spirito casto pudico tipico del romanticismo.la prima è un simbolo di come le ingiustizie possano annullare la bontà umana corrompendola portandola ad agire male,piegandosi al potere a un amore sbagliato visto la sua condizione ma ad una strana predisposizione quasi maniacale verso le vicende di lucia,pare redenta mentre fa confidare la sposina mentre le dice di non preoccuparsi ora che è a monza ma poi la ripudia lasciandola nelle mani dell innominato ad un solo cenno di egidio lo sciagurato di cui gertrude è perdutamente innamorata. lucia invece è il simbolo di come la divina provvidenza possa riscattare gli umili e gli oppressi e li possa consolare portandoli per mano verso la strada della salvezza. è una ragazza buona profondamente credente disposta ad agire solo nei modi moralmente corretti e si ricordi che la sua morale è subordinata solo alla religione.nei momenti difficili ella prega non fa nulla per causare l ira degli altri personaggi anzi li aiuta a salvarsi un po come la beatrice dantesca è la mano di cui prima ho parlato l instrumentum salutis come dicono i miei appunti... ella frena gli spiriti che annebbiano la mente di renzo quand è irato segue le regole della madre ma è costretta in alcuni casi a ignorarli perche sono idee distorte ama timidamente ma intensamente un giovane ma per timore di dio sarebbe capace a abbandonarlo pur di non sciogliere un voto..è un po noiosa ma è il modello di donna che deve condurre alla salvezza la figura della redenzione per personaggi come l innominato e l unica speranza per renzo nei momenti bui della cattività milanese e durante la peste
Fra Cristoforo ebbe una vocazione a seguito di un momento di crisi. Questa crisi fu dovuta ad un omicidio commesso ai danni di un nobile durante un duello di cui rimase ferito e poteva perdere la vita. Fu un omicidio per legittima difesa, non era lui che volle questo duello. Allora fu condotto in un convento di cappuccini li presente e durante la convalescenza sentì questa chiamata. Divenne novizio e poi cappuccino.
La Monaca di Monza, invece, ebbe una vocazione per costrizione dei suoi genitori e non volontaria.
Manzoni riprende la storia vera di una suora, protagonista di un celebre scandalo che sconvolse Monza all'inizio del XVII secolo. I De Leyva erano i feudatari di Monza: Marianna apparteneva dunque alla più potente famiglia della città. Si fece suora, assumendo il nome religioso di suor Virginia, probabilmente spinta o costretta dai genitori, secondo un costume diffuso all'epoca. Dopo alcuni anni, ella intrecciò una relazione con il nobile monzese Gian Paolo Osio, che abitava a fianco del suo convento. Dalla relazione nacque un figlio la cui esistenza venne tenuta nascosta; quindi un'ulteriore gravidanza fu interrotta da un aborto. La situazione precipitò quando la giovane conversa Caterina Cassini da Meda minacciò di rendere pubblica la relazione: nel 1606 Osio la uccise e la seppellì presso il convento, quindi tentò di eliminare altre due suore che erano state loro complici, per assicurarsi che non parlassero. Una di loro però sopravvisse e denunciò tutto alle autorità, e lo scandalo esplose. Suor Virginia, subito arrestata, fu condannata alla reclusione a vita in una cella murata. Il 25 settembre 1622, tuttavia, ottenne un condono riprendendo gradualmente la sua vita monacale. Osio invece, condannato a morte in contumacia e ricercato, si rifugiò a Milano presso dei nobili suoi amici, ma essi lo tradirono e lo uccisero per incassare la taglia che era stata offerta per la sua cattura.
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