Al-Ándalus: storia, economia, società e cultura
Al-Ándalus: la conquista musulmana della Penisola Iberica. Emirato e califfato di Córdoba
La disputa tra don Rodrigo e Agila facilitò l'invasione dei musulmani, che entrarono da Gibilterra e impiegarono solo due anni a conquistare quasi tutta la penisola, eccetto la parte settentrionale. Ciò fu dovuto alla tolleranza religiosa dei musulmani e al fatto che i cristiani odiavano il governo visigoto.
La penisola divenne un emirato dipendente dal califfato di Damasco. Nel 756 la famiglia degli Omayyadi fu espulsa dal califfato e sostituita da quella degli Abbasidi. Abd al-Rahmán I, della famiglia omayyade, creò il proprio califfato in Al-Ándalus (emirato indipendente), esercitando un controllo solo politico.
Il potere era nelle mani del califfo e, al di sotto di lui, dell'hāyib, che controllava l'amministrazione, divisa in divani e guidata dai visir. Il territorio era suddiviso in kūrā o province, governate dai wālī. Le marche, che confinavano con i regni cristiani, erano anch'esse kūrā, e i wālī che le controllavano disponevano di maggiore potere.
Nel 929 Abd al-Rahmán III, dopo diverse vittorie contro i cristiani e i nobili ribelli, si proclamò califfo. Questa fu l'epoca di maggiore splendore culturale di Al-Ándalus. Nel 976 Hisham II prese il potere e, insieme all'hāyib Almanzor, instaurò una dittatura militare. A causa delle ribellioni esterne, in particolare quella del 1035, il califfato terminò e Hisham III: Al-Ándalus si frammentò in taifas (fazioni).
Al-Ándalus: i regni di taifas e il regno nasride
La divisione in taifas causò una grande debolezza, che costrinse i sovrani a pagare dei parias (tributi) per sopravvivere ai cristiani. Questi iniziarono ad avanzare e nel 1085 conquistarono Toledo. I musulmani chiesero quindi aiuto agli Almoravidi, impero del Nord Africa. Il loro capo, Yusuf ibn Tashfin, sconfisse Alfonso VI nel 1086 nella battaglia di Sagrajas e quattro anni dopo tornò nella penisola per conquistare le taifas e unificarle.
Nel 1145 il loro potere crollò, dando origine alle seconde taifas, e anche in Nord Africa persero il potere a causa degli Almohadi, che, dopo aver conquistato le taifas, le unificarono nel 1172. Nel 1195 il califfo Yusuf II sconfisse Alfonso VIII nella battaglia di Alarcos; per questo i regni cristiani misero da parte le loro divisioni per combattere gli Almohadi, che furono sconfitti nella battaglia di Las Navas de Tolosa.
L'unica realtà che restò dell'impero musulmano fu il regno nasride, governato da Al-Ahmar. Questo regno durò a lungo grazie alla sua abilità nei rapporti con la Castiglia e il Nord Africa, alla scarsità di minoranze religiose (i musulmani che volevano conservare la propria fede potevano trasferirsi a Granada, evitando così rivolte) e al grande potere economico. Il suo massimo splendore si ebbe con Yusuf I e Muhammad V nel XIV secolo. Nel XV secolo sorsero però problemi e, oltre all'inizio della conquista cristiana, il regno terminò con il patto di resa di Boabdil con i Re Cattolici nel 1492.
Al-Ándalus: economia, società e cultura
Economia
L'economia di Al-Ándalus si basava sull'agricoltura, con l'introduzione di nuove tecniche di irrigazione e di nuove colture (riso, cotone, ecc.). La vita rurale era diffusa, ma i grandi proprietari vivevano in città. L'artigianato era privato e il commercio si concentrava nei zocos (mercati). Si sviluppò il commercio estero (con l'olio d'oliva) e fu creata una moneta propria.
Società
Esistevano due aristocrazie, quella araba e quella siriana, che controllavano le terre più estese e il governo, insieme ai nobili visigoti convertiti all'Islam. I berberi ricevettero le terre più povere, motivo per cui diedero vita a numerose rivolte. I muladíes, visigoti convertiti per non pagare le tasse, erano per lo più contadini. Coloro che volevano mantenere la propria religione dovevano pagare un tributo, come gli ebrei o i mozárabes, gruppo che però si ridusse progressivamente. Esistevano due tipi di schiavi: i guerrieri europei catturati e i neri di origine sudanese.
Cultura
Nell'impero musulmano sopravvisse molta cultura bizantina. In campo letterario spiccano la poesia di Ibn Hazm, gli storici come Ibn al-Razi e i filosofi come Averroè. In campo scientifico si studiavano astronomia, medicina e matematica, con figure di spicco come Avicenna e Maimonide. L'arte andalusa seguiva l'arte islamica (iconoclastia e horror vacui) e scambiava cultura con i regni cristiani del nord, dando vita agli stili mozarabico e mudéjar. Gli edifici principali sono la moschea di Córdoba e il palazzo dell'Alhambra. Dopo la Reconquista tutto questo passò al mondo cristiano e la Scuola di traduttori di Toledo fu il mezzo attraverso cui questi saperi furono trasmessi all'Europa.