David Hume: Fenomenismo, Impressioni e Critica della Causalità

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Il Fenomenismo

Il fenomenismo è la teoria filosofica secondo cui la conoscenza è limitata esclusivamente alle nostre percezioni. David Hume ritiene che questa posizione filosofica sia l'unica ragionevole, sebbene essa contrasti con le credenze comuni e il buon senso naturale.

L'empirismo classico ha difeso una tesi che porta inevitabilmente al fenomenismo: quando percepiamo, ciò che percepiamo in realtà non è qualcosa di esterno alla nostra mente, ma i nostri stessi stati mentali. Si giunge a questo punto di vista osservando che l'atto della percezione dell'oggetto non è una parte reale dell'esperienza della percezione stessa; l'oggetto in sé non è incluso, ma la percezione appare come qualcosa di esterno alla mente e l'oggetto viene semplicemente assunto o dedotto.

Se percepisco il tavolo su cui scrivo, il tavolo stesso non è una parte della mia percezione. La percezione è un evento mentale, qualcosa che avviene nella mente, mentre il tavolo è considerato un oggetto fisico esterno. Quando dico di vedere un tavolo, in realtà ciò che ho in mente è una raccolta di diverse sensazioni visive, non l'oggetto fisico in quanto tale. Nonostante ciò, la maggior parte delle persone e molti filosofi ritengono che esistano oggetti al di fuori della propria mente che causano le nostre percezioni e che somigliano, in misura maggiore o minore, alle immagini offerte dall'esperienza.

La credenza nel mondo esterno

Il punto di vista fenomenico è così distante dal senso comune che nessun empirista lo ha accettato in modo pienamente consapevole e privo di ambiguità. Hume ritiene che la credenza nell'esistenza di oggetti esterni sia dovuta alla natura stessa della percezione, che presenta certe impressioni come se fossero oggetti esterni.

Tale credenza non è il risultato della ragione, poiché nessuno formula argomenti logici per affermare che ciò che percepiamo esista al di là della percezione stessa. Non è nemmeno dovuta alla forza o alla vivacità di certe impressioni, poiché esistono stati soggettivi molto intensi, come dolori o piaceri, che non proiettiamo all'esterno. Hume sottolinea che la nostra fede in un mondo esterno si basa su due caratteristiche dell'esperienza: la costanza e la coerenza delle nostre percezioni.

Impressioni e Idee

Per Hume, tutto il contenuto della mente si divide in impressioni e idee, che possono essere a loro volta semplici o complesse.

Il termine usato da Hume per riferirsi al mondo psichico è talvolta impreciso. Egli chiama percezioni tutto ciò che si può trovare nella mente, siano essi gli oggetti delle nostre esperienze o le esperienze stesse. Hume presenta varie classificazioni delle percezioni, ma le più importanti sono:

  • In base all'origine: si suddividono in impressioni (percezioni attuali e vivide) e idee (immagini illanguidite delle impressioni).
  • In base alla struttura: si dividono in semplici e complesse.

Percezioni semplici e complesse

  • Percezioni semplici: Sono percezioni (sia impressioni che idee) che non possono essere scomposte in elementi più elementari. Ad esempio, la percezione del colore nero del mio tavolo è un'impressione semplice; il ricordo di quel colore è un'idea semplice.
  • Percezioni complesse: Sono percezioni che ammettono una scomposizione. La percezione del tavolo intero è un'impressione complessa, formata da impressioni semplici di colore, forma e consistenza. Se chiudo gli occhi e richiamo alla mente tale immagine, ottengo un'idea complessa.

La Critica della Causalità

Con questa critica, Hume non si oppone solo alla visione filosofica tradizionale, ma scardina una delle credenze più radicate nel senso comune. Egli dichiara che le nostre convinzioni sulle relazioni causali sono fondamentali per la ricerca scientifica e per la vita quotidiana, specialmente per le previsioni future.

Siamo convinti che la causalità regoli sia il mondo fisico che quello psichico. Il principio di causalità afferma che tutto ciò che comincia a esistere deve avere una causa. Tuttavia, Hume analizza gli argomenti tradizionali della causalità:

  1. L'esistenza di quattro cause (materiale, formale, efficiente e finale) secondo la tradizione aristotelico-tomista.
  2. La possibilità di una conoscenza a priori dei poteri causali attraverso l'essenza delle cose.
  3. L'uso della ragione per stabilire nessi necessari tra gli oggetti.
  4. L'idea che le relazioni causali siano legami oggettivi realmente esistenti nelle cose.

Hume nega che possiamo percepire la "connessione necessaria" tra causa ed effetto. Noi percepiamo solo la successione temporale e la contiguità spaziale. La convinzione che il futuro somiglierà al passato non si basa sulla ragione, ma sull'abitudine.

La Critica delle Idee Astratte

Accettare l'esistenza di concetti astratti significa ammettere la possibilità di rappresentare la realtà in modo universale. Secondo Hume, quando pensiamo al concetto astratto di "triangolo", in realtà abbiamo in mente l'immagine di un triangolo particolare a cui attribuiamo una funzione generale.

Tutte le idee sono, per loro natura, particolari. Ciò che chiamiamo concetti universali sono il risultato di una generalizzazione induttiva basata sull'esperienza. Quando sentiamo il nome di un oggetto, evochiamo l'immagine di uno degli esemplari che associamo a quel nome. Le cosiddette idee astratte sono quindi idee precise a cui è stata conferita una capacità rappresentativa basata sulla somiglianza tra gli oggetti. Poiché le idee sono copie di impressioni, e le impressioni sono sempre specifiche, non possono esistere idee che non siano particolari.

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