Eudaimonia: Il Concetto di Felicità e Virtù in Aristotele
Eudaimonia: Oltre l'Edonismo
Il concetto di Eudaimonia trascende nozioni comuni come la semplice soddisfazione o l'impassibilità edonistica. Si propone un nuovo approccio alla felicità personale, che non deve essere ricercata isolatamente, ma in relazione agli altri esseri umani e alla polis.
Mentre la concezione repubblicana della cittadinanza, nel senso radicale di Platone, si focalizza sull'ordine pubblico, la visione liberale moderna sposta il baricentro verso una questione individuale, che le forme politiche devono promuovere.
Le critiche di Aristotele alle concezioni tradizionali
Aristotele esamina empiricamente le varie concezioni della eudaimonia, smantellando la tradizione di pensiero precedente:
- 1. Il piacere: Non funge da modello di felicità, poiché ci rende schiavi dei desideri. Non è un fine degno degli esseri umani.
- 2. L'onore: La felicità basata sul giudizio altrui ci rende schiavi del potere discrezionale degli altri. Se ci consideriamo degni di onore, è in virtù di qualità superiori come la generosità o l'onestà; dunque, la felicità va ricercata in tali virtù, non nell'onore stesso.
- 3. La ricchezza: Non è un vero fine, ma un mezzo per ottenere piaceri e onori, ricadendo nelle critiche precedenti.
- 4. L'idea del bene: La felicità deve essere un modello immanente e realistico per gli uomini, non un ideale trascendente riservato agli Dei.
La virtù, l'eccellenza o Arete
La felicità è la forma suprema di realizzazione umana, accessibile e fattibile dal singolo. Essa consiste nello sviluppare il proprio potenziale e la propria qualità intrinseca. La virtù di qualcosa risiede nello sviluppo della sua eccellenza, che non va intesa in senso cristiano come resistenza al peccato, ma come piena realizzazione del proprio scopo.
La vita razionale
Ciò che è bene per l'uomo è la ragione. La felicità è definita come "l'attività dell'anima secondo ragione". Una vita virtuosa è una vita vissuta razionalmente. Aristotele non esclude il piacere o il benessere materiale, a patto che siano integrati in un'attività razionale: una vita priva di essi sarebbe irrazionale e infelice, così come lo sarebbe esserne schiavi.
L'acquisizione della virtù
L'Arete (eccellenza) non è una qualità innata, ma una capacità da acquisire attraverso la responsabilità personale. Diventa una disposizione dell'anima, una tendenza a comportarsi in un certo modo.
Esempio pratico: La formazione del carattere
Conoscere il bene non rende virtuosi; è necessario esercitare l'anima. Si pensi a chi, inizialmente pigro, inizia a compiere esercizi con costanza: attraverso la ripetizione e la volontà, il suo carattere morale cambia. La virtù è dunque una tendenza dell'anima che si consolida con l'esercizio, l'abitudine e la volontà, trasformando l'individuo in un essere umano eccellente.