Evoluzione del Diritto Romano: Dalla Giurisprudenza Classica all'Assolutismo Imperiale

Storia4,14 KB

La Giurisprudenza Classica

La giurisprudenza classica si fonda su una teoria democratica secondo cui tutti i cittadini possono diventare avvocati; tuttavia, in pratica, mantenne un certo carattere aristocratico, poiché i suoi componenti facevano parte della nobilitas. Essa godette di un grande prestigio morale, derivante dall'auctoritas degli antichi sacerdoti e ratificato dall'imperatore attraverso lo Ius publice respondendi.

Al tempo stesso, si tratta di una giurisprudenza dedicata a risolvere casi concreti con grande sensibilità, risultando quindi poco teorica. Non era al servizio delle formalità, ma attribuiva maggiore importanza alla sostanza e alla vera intenzione delle parti. Produsse una vasta letteratura giuridica attraverso la formazione di scuole di diritto. Tra le tappe più importanti di questo periodo, possiamo citare le fasi: Augustea, Antonina e Severiana.

L'Impero nel Tardo Antico

Il Principato proseguì con una serie di imperatori appartenenti principalmente a due grandi casate: quella dei Flavi e quella degli Antonini. Tuttavia, i rappresentanti più significativi della trasformazione imperiale furono gli imperatori Diocleziano e Costantino.

Diocleziano (284-305 d.C.)

Diocleziano fu eletto imperatore dalle truppe grazie al suo prestigio militare. In ambito politico, si distinse per il cambiamento radicale apportato alla struttura organizzativa dello Stato: l'impero fu diviso in due parti, Orientale e Occidentale, attraverso la creazione della Tetrarchia. Questo sistema prevedeva due imperatori (Augusti), uno per ogni parte dell'Impero, affiancati da due vice-imperatori con il titolo di Caesares; un modello che funzionò perfettamente fino alla morte del suo ideatore, momento in cui scoppiò una guerra civile.

Fu questo imperatore a dare inizio al dominato (regime assoluto) in senso stretto, basato sull'idea orientale di un'esaltazione quasi religiosa della propria figura. Sotto il suo regno:

  • Il Senato fu limitato nelle sue funzioni.
  • L'esercito venne riorganizzato secondo il modello orientale.
  • Fu introdotto un modello sociale basato su classi decadenti con titoli altisonanti.
  • Dal punto di vista economico, si affrontò il problema dell'inflazione.
  • Si cercò l'unificazione delle metropoli attraverso l'istituzione del vicariato.
  • In ambito religioso, il Cristianesimo fu apertamente perseguitato, essendo considerato una minaccia per l'impero e per il potere assoluto dell'imperatore.

Costantino (306-337 d.C.)

Costantino, successore di Diocleziano, ripristinò il potere centrale: l'impero tornò a essere governato da un unico capo dotato del massimo potere possibile. Fondò Costantinopoli nel 330 d.C., stabilendovi la nuova capitale imperiale e favorendo la diffusione della cultura romana rispetto a quella greca. Raggiunse la pace religiosa dopo aver ammesso il Cristianesimo e aver legiferato in favore dei cristiani.

Il Potere Legislativo Imperiale

In campo giuridico, l'imperatore divenne l'unica fonte del diritto, espressa attraverso le sue costituzioni imperiali, ora chiamate leges. Tale assolutezza è riassunta in formule celebri come: "Quod principi placuit, legis habet vigorem" (Ciò che piace al principe ha forza di legge) e "Princeps legibus solutus est" (Il principe è sciolto dalla legge). In esse risiede la convinzione che l'imperatore sia l'unico vero legislatore, la cui autorità deriva dalla divinità e che non è vincolato dalle leggi stesse.

Scarica

PDF Word HTML