Filosofia della Storia: Evoluzione e Modelli da Vico a Toynbee
Giambattista Vico e la Dialettica della Storia
Vico sostiene che la storia è un processo attraverso il quale gli uomini costruiscono le società, vale a dire i sistemi di governo, i pensieri, le leggi e i costumi. Egli individua tre principi fondamentali:
- A) Alcuni periodi della storia presentano essenziali somiglianze con altri; il confronto dimostra l'esistenza di un ordine nella successione dei periodi.
- B) Esiste un ciclo evolutivo scandito da una sequenza di 6 fasi:
- Lo stadio della forza bruta.
- La forza eroica.
- La giustizia coraggiosa.
- L'originalità abbagliante.
- La riflessione costruttiva.
- Il decadimento.
- C) Il ciclo non è una semplice ripetizione, ma un'evoluzione, perché l'uomo conserva la capacità di modificare l'andamento della sua nazione e progredisce verso un punto più avanzato dell'umanità.
La Provvidenza è l'ordine in cui la volontà di Dio conserva le cose. Così, le società non sono il prodotto della creazione spontanea dell'uomo, ma sono opere della Provvidenza attraverso l'uomo. Vico introduce il concetto di dialettica della storia: la Provvidenza è il sistema ordinato di leggi secondo le quali accade l'evento storico. Per Vico, l'esistenza della Provvidenza è un fatto scientificamente verificabile, dato che le passioni umane, con le loro guerre e distruzioni, condannerebbero l'uomo e la società a scomparire; tuttavia, l'uomo esiste perché la Provvidenza trasforma costantemente le passioni negative in elementi positivi per la sopravvivenza.
Dio mantiene l'uomo attraverso la sua natura sociale. Se l'uomo seguisse solo i propri impulsi, vivrebbe come una bestia; Dio ha invece introdotto una tendenza comunitaria che crea la società, obbedendo a un piano preparato da un'intelligenza superiore. Questa contraddizione tra ciò che l'uomo produrrebbe per la sua natura animale e ciò che effettivamente realizza costituisce la dialettica della storia.
Johann Gottlieb Fichte: La Missione dello Storico
In "Caratteristiche dell'epoca presente" (1806), Fichte solleva tre punti chiave:
- La missione dello storico non è solo preservare il passato, ma comprendere i tempi in cui vive.
- Ogni periodo storico ha un carattere particolare che lo distingue dagli altri, dovuto allo sviluppo di un'idea unica che permea tutto e precede gli eventi stessi.
- Le idee di base dei periodi successivi formano una progressione logica, poiché ogni concetto porta necessariamente al prossimo attraverso una struttura in tre fasi: tesi, antitesi e sintesi. Questa è chiamata la dialettica ideale della storia.
Nella prima fase, l'uomo vive in uno stato di natura con una libertà negativa e naturale. Questa libertà negativa è la tesi che porta all'antitesi: l'autorità. Segue un momento in cui la libertà sembra scomparire, assorbita dall'autorità per creare il sistema legale essenziale alla trasformazione della libertà naturale in libertà civile (sintesi). Questa libertà rappresenta una rivoluzione in cui il potere appartiene a tutto il popolo.
Successivamente, la libertà civile diventa la nuova tesi. Se genera l'idea che l'uomo abbia solo diritti e nessun dovere (soggettivismo politico), l'antitesi sarà l'oggettivismo, ovvero un sistema di verità esterne all'uomo che ne guidano la condotta. La sintesi finale sarà la libertà razionale, che trionferà in una società in cui le persone vivono in armonia.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel: La Ragione nella Storia
Per Hegel, gli eventi storici rappresentano un progresso limitato e definito. Egli propone cinque principi:
- 1. Natura e Storia: Sono sfere distinte. La natura segue leggi cicliche e ripetitive, mentre la storia è una sequenza di eventi unici che non si ripetono mai.
- 2. Il primato delle idee: Nella storia operano idee che precedono gli eventi. Lo storico deve analizzare i documenti per risalire ai pensieri e ai valori che hanno guidato gli uomini.
- 3. Il motore della storia: È la ragione umana. Anche quando prevalgono le passioni, esse sono mediate da un atto di volontà totalmente razionale.
- 4. Il processo dialettico: La storia segue un nesso di causalità in tre fasi (tesi e antitesi). Il processo storico può essere conosciuto a priori come una successione necessaria di idee.
- 5. La fine della storia: La storia giunge al termine quando lo spirito raggiunge la piena conoscenza di sé, manifestandosi in principi universali come libertà, uguaglianza e fraternità (valori consolidati intorno al 1805).
Hegel distingue tra storia esterna (sviluppo dei fatti) e storia interna (studio delle istituzioni). Egli rifiuta l'idea di un disegno misterioso, sostenendo che il fine del mondo deve essere percepito razionalmente. Introduce l'"astuzia della ragione", per cui le passioni umane servono a costruire il progresso anziché distruggere.
Karl Marx: Il Materialismo Dialettico
Nel 1867, Marx affermò di aver invertito la dialettica hegeliana: non sono le idee a generare la realtà, ma le realtà economiche a generare le idee. La dialettica della storia è l'antagonismo tra le classi sociali derivante dai rapporti con i mezzi di produzione. Questa lotta culmina nella dittatura del proletariato, aprendo la strada alla società comunista senza classi. La consapevolezza delle masse di essere la forza maggioritaria è la chiave della dialettica marxista, provocata dalle circostanze economiche.
Arnold Toynbee: Genesi e Disintegrazione delle Civiltà
Per Toynbee, le società sono le unità fondamentali della storia mondiale. Egli ne identifica 21 principali (tra cui la cristiana occidentale, l'islamica, l'induista). Il loro ciclo vitale comprende:
A) Genesi
La dinamica della storia si esercita attraverso sfide e risposte. Una civiltà nasce quando risponde efficacemente a stimoli quali:
- Ambiente geografico difficile.
- Nuove terre.
- Sconfitte militari (che raddoppiano la forza di reazione).
- Pressioni esterne (nemici ai confini).
- Sanzioni politiche.
B) Crescita
Le società che si sviluppano sono quelle capaci di autodeterminazione. Toynbee introduce i concetti di Eterializzazione (spostamento verso aspetti spirituali) e Ritiro e Ritorno (minoranze creative che si isolano per trovare soluzioni e poi tornano a guidare la massa attraverso la mimesi).
C) Il Declino
Una civiltà decade quando non soddisfa più le nuove esigenze. I segnali sono:
- Mimesi meccanica: Il seguito delle masse diventa rigido e imposto con la forza.
- Rigidità delle istituzioni: Perdita della capacità creativa di affrontare sfide.
- Idolatria dell'effimero: L'ossificazione su archetipi del passato.
D) La Disintegrazione
Il segno finale è lo scisma sociale:
- La minoranza dominante usa la forza per esigere obbedienza.
- Il proletariato interno non si sente più parte della società.
- Il proletariato esterno (barbari) attacca i confini.
A livello individuale si verifica lo "scisma nell'anima", con atteggiamenti passivi (edonismo) o attivi (stoicismo e martirio). In questa fase, i leader possono tentare l'arcaismo (ritorno al passato) o un processo rivoluzionario proiettato verso il futuro.