Epigrafia Giuridica Romana: Documenti Ufficiali e Iscrizioni su Bronzo
Epigrafia ufficiale e giuridica
L'epigrafia ufficiale e giuridica comprende leggi, decreti e diplomi militari. Sono scritti ufficiali e pubblici, la cui redazione avveniva a Roma, concepita inizialmente più per l’archiviazione che per l’affissione.
La comunicazione pubblica era affidata all’oralità fino all'età di Augusto. Il Collator comunicava i giorni del calendario; chi conosceva a memoria il messaggio lo ripeteva nei punti più frequentati delle città. In età tardo-repubblicana e imperiale si diffonde l’uso di incidere i documenti su tavole di bronzo e affiggerli alle pareti dei templi o alle pareti delle curie (Senato di Roma o senati locali). Il supporto ufficiale d'elezione è, infatti, la tavola di bronzo.
Si tratta di tavolette incorniciate e paragrafate: nell’officina lapidaria, il lapicida seguiva la minuta del documento cartaceo, che suddivideva il documento ufficiale in paragrafi evidenziati dalla fuoriuscita della lettera (ekthesis).
Le Leggi (Leges)
Le leggi sono emanate dai comizi e si articolano in tre parti fondamentali:
- Praescriptio: È il titolo e contiene il nome del magistrato che propone la legge. Include l'argomento, preceduto dalla particella "de". Riporta il nome della tribù chiamata a votare e il nome del primo cittadino della prima tribù che ha votato. Solitamente non è presente la data; è scritta con caratteri più grandi e con modulo decrescente.
- Rogatio: Rappresenta il testo della legge, suddiviso in paragrafi segnalati con la fuoriuscita della prima lettera.
- Sanctio: Vengono elencate le pene per chi infrange la legge. In questa sezione devono apparire i tre nomi (tria nomina).
Esempio: Lex de imperio Vespasiani
La Lex de imperio Vespasiani fissa per legge i poteri del princeps (dicembre 69 - gennaio 70 d.C.). All’inizio di ogni paragrafo è presente una sorta di litania dove vengono citati gli imperatori buoni; non vengono invece menzionati Caligola e Nerone.
Senatus Consulta
Il Senato è un organo consultivo il cui peso aumenta nel corso del tempo; le sue decisioni diventano vincolanti nell'amministrazione della giustizia e nella politica estera. Il Senatus Consultum si articola in tre parti:
- Praescriptio: Contiene il nome del magistrato che ha sottoposto la questione all’assemblea, la data, il luogo di riunione e i nomi dei senatori estensori del testo. L'index è un estratto della praescriptio.
- Relatio: È la relazione in cui un gruppo di senatori istruisce il tema. Inizia con le sigle Q·V·F·S·D·I·R, che significano Quod Verba Facta Sunt De Illa Re. Queste lettere singolari chiudono la Relatio con la formula Q·D·E·R·F·P (Quid De Ea Re Fieri Placere). La relatio costituisce la parte centrale del Senatus Consultum.
- Sententia: È la decisione conclusiva. È contrassegnata dalle lettere D·E·R·I·C (De Ea Re Ita Censuerunt).
Gli Editti
Gli editti sono le decisioni dei magistrati che possiedono il diritto di edicere (emanare disposizioni). Sono scritti in prima persona (il soggetto è il magistrato: i pretori in età repubblicana o l’imperatore in età imperiale).
La Tabula Clesiana
La Tabula Clesiana (proveniente dalla provincia di Trento) è un editto inciso su una lastra di bronzo incorniciata. Racchiude l’editto emanato dall’imperatore Claudio riguardante i problemi della colonia di Trento.
Il modulo mette in evidenza il nome del console nella prima riga e la data (15 marzo 47), oltre al luogo di emanazione (il pretorio, ovvero la tenda dello stato maggiore). Il nome dell’imperatore è scritto in lettere più grandi, seguito dal verbo "dicit", dopo il quale iniziano gli argomenti della sentenza. L'editto ha sempre un capitolo conclusivo.
I temi principali trattati sono:
- Un conflitto economico.
- La condizione di tre tribù alpine nella Val di Non (Anauni, Tulliassi e Sinduni).
Queste tre tribù dovevano pagare i tributi a Trento pur non avendo la cittadinanza. Dall’età augustea all’età claudiana, molti abitanti avevano usurpato la cittadinanza e, falsificando il proprio statuto, erano entrati nell’esercito e nel pretorio. Claudio opera una sanatoria, concedendo ufficialmente la cittadinanza a chi l'aveva usurpata.
Il Decreto
Il decreto è una sentenza emanata in funzione di giudice da un magistrato indicato dal Senato. Un esempio rilevante è un decreto di arbitrato del 101 a.C., emesso su richiesta di due città venete: Padova ed Este.
I veneti erano alleati dei romani fin dal 225 a.C., con una clausola sull’arbitrato inserita nel trattato di alleanza. In caso di necessità, le parti potevano domandare aiuto a Roma. Quando Padova ed Este entrarono in conflitto per zone contese (centri termali e materiali da costruzione), chiesero un arbitro. Il Senato di Roma inviò il proconsole Lucio Cecilio (con proroga di un anno per amministrare la provincia), il quale si recò sul posto per risolvere la controversia.