Linguaggio Giornalistico e Generi Narrativi del Novecento Spagnolo
Caratteristiche del linguaggio giornalistico
1. Posizione, funzioni e influenza dei generi
Il linguaggio del giornalismo si colloca nei media, che possono essere orali (radio), audiovisivi (televisione, video, cinema...), scritti (giornali e riviste) e digitali (internet). Fondamentalmente si tratta di una comunicazione unilaterale indirizzata a un pubblico destinatario ampio e disperso. Le funzioni essenziali degli articoli sono quelle di informare, formare un'opinione e intrattenere.
Le funzioni linguistiche dominanti sono quella referenziale o informativa nei testi informativi, e quella conativa (o persuasiva), espressiva (o emotiva) e poetica (o estetica) nei testi d'opinione. Per la sua influenza sociale, la stampa è stata definita come il quarto potere. Dietro ogni mezzo di comunicazione vi è un gruppo finanziario con determinati interessi economici e ideologici. Attualmente, sia la concentrazione dei media nelle mani di pochi, sia la raccolta pubblicitaria determinano il contenuto e la portata delle informazioni, il che è ancora più evidente in certe situazioni (elezioni, conflitti sociali, crisi, guerre, ecc.).
Le caratteristiche del linguaggio giornalistico dipendono dai tre generi in cui si articola:
- a) I generi informativi, che includono la notizia, il reportage e l'intervista. L'autore o gli autori di tali testi non devono esprimere valutazioni, giudizi o opinioni sui fatti narrati.
- b) I generi d'opinione, che includono l'editoriale, l'articolo di opinione, la rubrica (o colonna), la critica e le lettere al direttore. L'autore o gli autori di questi testi interpretano e valutano le informazioni, esprimendo un'opinione personale o una presa di posizione.
- c) I generi ibridi, che combinano informazione e opinione, e comprendono la cronaca e il commento.
2. Caratteristiche dei generi informativi: la notizia
La notizia, sottogenere per eccellenza dell'informazione, racconta in modo oggettivo fatti di attualità che possono interessare un vasto pubblico. È tipica la struttura a piramide rovesciata: il titolo (più importante per dimensioni e in grassetto) può essere preceduto dall'occhiello e seguito dal sommario, dall'indicazione della fonte o dell'agenzia di stampa, dal lead o attacco (che riassume i dati di base) e dal corpo della notizia o sviluppo.
Nella sua stesura si tiene spesso conto della regola fondamentale delle 5W (e della H): Who, What, When, Where, Why e How (Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché e Come), disponendo le informazioni meno rilevanti alla fine del corpo del testo. Questa gerarchia facilita la lettura selettiva e gli eventuali tagli. Una foto o un'altra immagine, accompagnata da una didascalia, fungono da illustrazione o richiamo visivo. La notizia richiede obiettività, rigore, precisione, interesse, chiarezza, correttezza e sintesi. Tuttavia, l'obiettività assoluta non esiste, poiché la selezione delle notizie è sempre soggettiva, e i vincoli già citati (ideologia, raccolta pubblicitaria e interessi economici) possono agire come filtri. Prevale la funzione referenziale, per cui il testo, scritto sempre in terza persona, deve essere il più oggettivo possibile.
3. Caratteristiche dei generi d'opinione: l'editoriale, l'articolo e la rubrica
Nei generi d'opinione prevale la funzione conativa o persuasiva, poiché si tenta di convincere il lettore. Per fare ciò, ci si basa spesso su argomentazioni e risorse tipiche della funzione poetica (metafore, paragoni, iperboli, personificazioni, domande retoriche, ecc.). La funzione emotiva o espressiva mostra l'atteggiamento o lo stato d'animo dell'autore; il linguaggio può presentare diversi gradi di soggettività, dall'apparente oggettività dell'editoriale fino alla massima soggettività di alcuni opinionisti che trasformano i loro testi in piccoli gioielli letterari e giornalistici.
L'editoriale è un articolo non firmato che esprime la linea di pensiero ufficiale del giornale su un tema di attualità, con l'intento di orientare l'opinione pubblica. L'interpretazione dei fatti è coerente con l'ideologia dell'editore. All'interno del giornale, occupa una posizione di rilievo nella sezione delle opinioni. Il direttore è il responsabile dei contenuti. L'editoriale ha una grande influenza socio-politica ed è tenuto in alta considerazione. Le modalità discorsive più utilizzate sono l'esposizione e l'argomentazione. La struttura più comune prevede: 1) esposizione dei fatti, 2) spiegazione critica, 3) giustificazione dei giudizi e 4) conclusione.
L'articolo di commento (o op-ed) è di norma firmato da una persona esterna alla redazione ma di riconosciuta competenza (scrittori, scienziati, filosofi, ecc.). È chiamato anche articolo di approfondimento, poiché la sua estensione, maggiore rispetto a quella dell'editoriale, consente una trattazione più approfondita. Il suo tono è più personale e aperto rispetto a quello dell'editoriale.
La rubrica (o colonna) è un articolo d'opinione più breve rispetto all'articolo di fondo, scritto da un collaboratore fisso che cura una sezione regolare (ad esempio le rubriche di Manuel Vicent, Rosa Montero, Eduardo Mendoza, Manuel Rivas, Félix de Azúa o Maruja Torres su El País, o La tronera di Antonio Gala su El Mundo). La rubrica non richiede la rigidità dell'articolo di fondo, permette una grande dose di soggettività e libertà espressiva (umorismo, arguzia, ironia, leggerezza, critica sferzante, racconto breve, prosa poetica, ecc.), ma richiede una grande capacità di sintesi (per adattarsi a uno spazio limitato) e un registro linguistico elevato, tanto da essere considerata un genere ibrido tra giornalismo e letteratura. Può trattare qualsiasi argomento di attualità.
4. Caratteristiche dei generi ibridi: la cronaca
La cronaca è un resoconto inviato dalla redazione esterna su eventi che il giornalista ha vissuto e seguito da vicino. Essa unisce informazione e valutazione dei fatti (il che la differenzia dalle semplici notizie e dai reportage). I corrispondenti inviano i loro pezzi dal paese in cui risiedono, mentre gli inviati speciali viaggiano occasionalmente per coprire eventi quando il giornale non ha un corrispondente in loco o quando il carico di lavoro è eccessivo. Nella cronaca, il giornalista racconta ciò che accade giorno per giorno, dimostrando di aver vissuto in prima persona gli eventi e arricchendo il racconto con dettagli che in una semplice notizia non troverebbero spazio. Il suo campo di applicazione è molto ampio: sport, corride, cronaca giudiziaria, cronaca nera e qualsiasi evento di attualità.
5. Alcune caratteristiche linguistiche e imprecisioni del linguaggio giornalistico
Nel genere informativo, l'uso di un linguaggio chiaro, conciso e corretto (le tre "C") è necessario per evitare la "letterarizzazione" (l'uso di uno stile eccessivamente letterario o espressivo), la "volgarizzazione" (l'uso di termini gergali o troppo informali per attirare i lettori) e la "tecnicizzazione" (l'uso di termini specifici dell'amministrazione o della politica, spesso vuoti, oscuri ed eufemistici), che sono tentazioni espressive molto comuni.
Dovrebbero inoltre essere evitati:
- Le frasi troppo lunghe e le ripetizioni.
- I forestierismi superflui.
- L'omissione di articoli e preposizioni (es. "I giudici riprendono attività").
- Il cosiddetto condizionale di dissociazione o di citazione ("Saddam Hussein avrebbe la bomba atomica entro ventiquattro ore").
- L'uso improprio del gerundio ("una borsa contenente..." o "...morire minuti dopo").
- Il francesismo sostantivo + a + infinito (come "il problema a risolvere").
- L'omissione di verbi ausiliari ("Da dire che..." invece di "Bisogna dire che...").
La preferenza per lo stile nominale rispetto a quello verbale, l'uso eccessivo di acronimi, l'impiego di eufemismi che spesso comportano la manipolazione dei fatti (come "operazioni militari" per indicare un bombardamento o un'invasione, o "danni collaterali", ecc.) e l'abbondanza della forma passiva sono caratteristiche molto frequenti nel linguaggio giornalistico quotidiano.
6. Importanza dei fattori extra-linguistici nella semiotica della carta stampata
Bisogna considerare anche i fattori extra-linguistici che implicano una valutazione implicita dell'importanza attribuita a un testo giornalistico (sia esso d'informazione o d'opinione). Pertanto, è considerata più importante una notizia che appare in prima pagina o nelle prime pagine di ciascuna sezione, collocata nelle pagine dispari (a destra) e posizionata nella metà superiore della pagina. Anche il numero di colonne dedicate, le dimensioni dei caratteri, il font e la presenza o meno di fotografie sono fattori che "pesano" sul valore del contenuto, evidenziando, nonostante la presunta oggettività dell'informazione, la soggettività insita in ogni scelta e gerarchizzazione.
Caratteristiche del genere narrativo
All'interno del genere in prosa troviamo l'epica o narrativa. Narrare significa raccontare ciò che accade a determinati personaggi in un tempo e in uno spazio definiti. Tra i sottogeneri della narrazione troviamo il romanzo, il racconto, la novella, la favola, il mito, la leggenda... La narrazione letteraria è caratterizzata dalla presenza dei seguenti elementi: trama, tema, narratore (o punto di vista narrativo), struttura, lingua, spazio, tempo, ritmo narrativo, personaggi e contesto.
Elementi fondamentali della narrazione letteraria
- 1º) L'intreccio (o trama) è la sintesi della storia che viene raccontata.
- 2º) Il tema riguarda le questioni chiave, espresse sinteticamente attraverso un sintagma nominale.
- 3º) Il narratore è il dispositivo tecnico, o punto di vista, da cui viene raccontata la storia. Non coincide con l'autore (la persona in carne e ossa), ma è una tecnica per presentare la storia al lettore. La voce narrativa può essere in prima, seconda o terza persona, o anche adottare una prospettiva multipla (multiprospettività).
- a) Il narratore in prima persona è coinvolto nella storia, ossia è un personaggio della vicenda. Può essere il protagonista, se è il personaggio principale, o un testimone, se racconta ciò che accade ad altri. Un esempio di narratore-protagonista appare in La famiglia di Pascual Duarte, dove è lo stesso protagonista a raccontare la propria vita. In San Manuel Bueno, martire, il narratore in prima persona è invece un personaggio-testimone (importante, ma non il protagonista). L'approccio in prima persona è sempre soggettivo. Negli esempi citati troviamo anche la figura del cosiddetto editore, colui che presenta (cura o pubblica) le memorie del narratore in prima persona (nell'opera citata di Unamuno, il ruolo di editore è svolto dall'autore stesso).
- b) Il narratore in seconda persona si riscontra raramente. Rivolgendosi direttamente al lettore con il "tu", crea una forte empatia e complicità.
- c) Il narratore in terza persona non è coinvolto nella storia che racconta, si colloca al di fuori di essa. Di solito questo tipo di narratore è onnisciente, cioè sa tutto ciò che fanno, pensano e provano i personaggi. Inoltre, può esprimere opinioni e giudizi soggettivi. Un esempio classico è il narratore de L'albero della conoscenza di Pio Baroja.
- 4º) La struttura dell'opera narrativa può essere esterna e interna. Quella esterna è visibilmente organizzata in capitoli, sequenze (come in San Manuel Bueno, martire), paragrafi, ecc. La struttura interna si riferisce allo sviluppo dell'azione e può essere aperta o chiusa. La struttura è chiusa quando segue queste fasi: introduzione, sviluppo, nodo o conflitto, climax (il momento di massima tensione) e scioglimento. Se questa sequenza non si realizza o manca lo scioglimento, si parla di struttura aperta. Un esempio di struttura chiusa è L'albero della conoscenza, mentre più vicini alla struttura aperta sono La verità sul caso Savolta, L'alveare di C. J. Cela o la già citata opera di Unamuno.
- 5º) In termini di linguaggio, occorre distinguere tra la lingua del narratore e quella dei personaggi, l'uso delle risorse espressive e il grado di complessità. Il linguaggio rivela anche la personalità del personaggio e la sua estrazione culturale (come in La famiglia di Pascual Duarte o nelle opere di Unamuno).
- 6º) Lo spazio dipende dal genere (fantascienza, horror...) e dallo stile narrativo. Gli spazi possono essere interni o esterni, oggettivi o soggettivi, realistici, magici, simbolici, o riflessi di uno stato d'animo... Un esempio è lo spazio simbolico di Valverde de Lucerna, con il suo lago e la sua montagna come rappresentazioni della spiritualità e del desiderio di immortalità.
- 7º) Il tempo narrativo può seguire un ordine cronologico o lineare, oppure può subire alterazioni o "salti" temporali (analessi e prolessi), come in La verità sul caso Savolta. Dobbiamo distinguere il tempo in cui si svolge l'azione (ad esempio, la Spagna di fine Ottocento e inizio Novecento in L'albero della conoscenza o San Manuel Bueno, martire) dalla durata degli eventi narrati. Occorre inoltre considerare la percezione soggettiva del tempo, come quella espressa da Ángela Carballino nell'evocare gli anni trascorsi con Don Manuel Bueno.
- 8º) Il ritmo narrativo può essere lento o veloce. Le descrizioni, i monologhi e i dialoghi rallentano il racconto, mentre i verbi d'azione lo accelerano. Ad esempio, le riflessioni, i ricordi, gli aneddoti e i dialoghi dei personaggi in San Manuel Bueno, martire determinano, nonostante la brevità del romanzo, un ritmo narrativo lento in cui gli eventi sembrano scorrere placidamente.
- 9º) I personaggi possono essere classificati in principali e secondari, protagonisti e antagonisti, piatti o a tutto tondo (ossia semplici o psicologicamente complessi, come Don Manuel Bueno). Sono caratterizzati dal loro aspetto fisico e, soprattutto, dal loro modo di essere e di agire.
- 10º) Il contesto: infine, in un'opera narrativa occorre considerare il suo contesto storico e culturale. Così, per comprendere La verità sul caso Savolta bisogna considerare la situazione della Spagna, e in particolare la Barcellona del pistolerismo (1917-1920), caratterizzata da un forte conflitto sociale. Per comprendere a fondo l'opera di Unamuno, è necessario conoscere le sue preoccupazioni e il suo agonismo religioso ed esistenziale, alcuni episodi della sua biografia (come la grave crisi personale del 1897), il contesto letterario in cui si inserisce l'originalità dei suoi romanzi (o "nivolas") e il panorama politico, ideologico e socio-culturale dell'epoca.
La narrativa spagnola del XX secolo (fino al 1939)
In questo periodo, la letteratura spagnola presenta diversi filoni narrativi:
- a) La narrativa modernista.
- b) La narrativa della Generazione del '98 (o romanzo noventayochista: Unamuno, Baroja, Azorín...).
- c) La narrativa della Generazione del '14 (o romanzo novecentista).
a) La narrativa modernista
Il racconto modernista del primo Novecento ha in Ramón María del Valle-Inclán (1866-1936) il suo autore di punta. L'opera narrativa più celebre di Valle-Inclán è il ciclo delle Sonate (Sonata d'autunno, Sonata d'estate, Sonata di primavera e Sonata d'inverno), con protagonista il Marchese di Bradomín, che ricrea un mondo aristocratico e decadente attraverso un linguaggio ricco di sensualità e di una musicalità tipicamente modernista.
b) La narrativa noventayochista
La narrativa della Generazione del '98 riunisce scrittori che, pur con traiettorie diverse, mostrano la stessa volontà di rinnovamento letterario, le medesime preoccupazioni per il declino della Spagna (di cui il "disastro del '98" è la conseguenza più visibile) e simili interrogativi filosofici ed esistenziali (il senso della vita, lo scorrere del tempo, la intrahistoria, il rapporto tra dolore e conoscenza, il conflitto tra fede e ragione, pensiero e azione, ecc.). Queste preoccupazioni, derivanti da una visione critica dell'esistenza e dall'influenza di filosofi come Schopenhauer, Nietzsche e Kierkegaard, si proiettano in romanzi che spesso presentano elementi autobiografici.
L'opera di Miguel de Unamuno (1864-1936) si classifica in base alla sua evoluzione ideologica. Prima del 1897, data della sua grande crisi religiosa ed esistenziale, presenta storie legate alla intrahistoria (la storia della gente comune esclusa dalla grande storia ufficiale), con una visione fiduciosa nel socialismo e nei valori della scienza e del progresso; a questo periodo appartiene Pace nella guerra, un romanzo storico realista con molti aspetti autobiografici. Dal 1897 al 1914 scrive opere incentrate su ossessionanti preoccupazioni religiose ed esistenziali, come Amore e pedagogia. Dal 1914 al 1936, sulla stessa linea di tormento interiore, pubblica i suoi romanzi più rappresentativi: Nebbia, La zia Tula e San Manuel Bueno, martire. Unamuno definì questi romanzi "nivolas", per distinguerli dal romanzo tradizionale e sottolineare la concentrazione sui conflitti interni dei personaggi.
L'opera narrativa di Pío Baroja (1872-1956) è la più vasta della Generazione del '98, sebbene l'autore abbia sempre negato l'appartenenza al gruppo. Baroja sostiene l'assoluta libertà del romanziere e proietta nei suoi romanzi una visione pessimistica dell'uomo e della società, un forte individualismo e uno scetticismo radicale in ambito religioso, politico e sociale. I suoi romanzi si basano sull'osservazione diretta della realtà, riprodotta con uno stile diretto, sobrio e asciutto, privo di eccessivi ornamenti espressivi. Le descrizioni sono rapide e impressionistiche, i dialoghi abbondanti, colloquiali e sempre adatti alla situazione. Si tratta di opere aperte che, come la vita stessa, non sembrano obbedire a un piano rigido prestabilito, ma ruotano attorno a un personaggio centrale, spesso un ribelle o un avventuriero (proiezione dell'autore), le cui peripezie introducono una moltitudine di personaggi secondari. Tra la sua prolifica produzione, organizzata in trilogie, ricordiamo: Zalacaín l'avventuriero, La via della perfezione, La ricerca e il suo romanzo più rappresentativo, L'albero della conoscenza.
c) La narrativa della Generazione del '14
Gli scrittori novecentisti si collocano tra la Generazione del '98 e quella del '27, condividendo con quest'ultima il tentativo di rinnovare il linguaggio del romanzo, superando il realismo tardo-ottocentesco. Scrittori come Ramón Pérez de Ayala, Gabriel Miró e Ramón Gómez de la Serna rifiutano il realismo perché ritengono che l'arte non debba confondersi con la vita; di conseguenza, l'azione e la trama dei loro romanzi diventano meno rilevanti rispetto alla costruzione formale e all'esplorazione stilistica. Nei romanzi novecentisti dominano il lirismo (che a volte sfocia nella prosa poetica), l'ironia, l'umorismo, l'intellettualismo e la "disumanizzazione" (intesa come supremazia dell'estetica sul sentimentalismo). Tra i titoli più rappresentativi ricordiamo Belarmino e Apolonio di R. Pérez de Ayala, e Il nostro padre San Daniele o Il vescovo lebbroso di Gabriel Miró.