Locke e Hobbes: contratto sociale, stato di natura e forme di sovranità

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Sezione B — Tematiche

John Locke ha scritto due trattati sul governo civile. Nel primo attacca la giustificazione teologica della monarchia assoluta sviluppata da Robert Filmer nel suo Patriarcha; nel secondo, oggetto di questo commento, riflette il suo pensiero politico. Il Secondo Trattato consta di diciannove capitoli.

Lo stato di natura e il passaggio alla società civile

Locke affronta per primo, come altri teorici del contratto sociale, la questione di che cosa sarebbe la natura originaria degli uomini. In questo stato alcuni individui possiedono diritti naturali stabiliti da Dio, ma la situazione può degenerare in conflitto o in guerra, rendendo conveniente l'istituzione di una società civile o di uno Stato.

Capitoli chiave del Secondo Trattato

  • Capitolo VII: definisce lo Stato e le modalità per accedervi, sottolineando la necessità di un'autorità capace di risolvere i conflitti, garantire la sicurezza e il godimento dei diritti naturali; pur tuttavia Locke respinge la monarchia assoluta.
  • Capitolo VIII: sostiene che lo Stato nasce dalla libera scelta dei cittadini; la sovranità risiede nel popolo che accetta di seguire la volontà della maggioranza.
  • Capitolo XII: tratta dei poteri: il potere supremo è il legislatore, che deve essere separato dal potere esecutivo.
  • Relazioni internazionali: Locke distingue la sfera interna dallo stato di natura tra Stati e attribuisce la responsabilità di queste relazioni a quello che chiama il potere federativo.

Il liberalismo politico lockeano

In sintesi, nella tradizione filosofica di Locke il contratto sociale è la base per arrivare alle idee del liberalismo politico. All'interno di questo approccio descrive uno stato di natura ipotetico per stabilire la situazione della vita umana (se possibile coesistenza pacifica, o al contrario comportamenti egoistici o altruistici, aggressivi, ecc.) e quali diritti naturali o tendenze emergano da tale condizione.

Locke concorda con la legge naturale: esistono diritti naturali, in questo caso derivati da Dio. Con l'istituzione della società civile si crea una comunità che incorpora idee fondamentali del liberalismo: la sovranità popolare, il diritto alla autodifesa privata come diritto inalienabile, la libertà e il diritto alla conservazione della vita, la separazione dei poteri (con il legislatore che ha una posizione di supremazia nel quadro istituzionale) e la legittimità del potere basata sulla necessità di garantire il godimento dei diritti degli individui.

Thomas Hobbes e il confronto con Locke

Il rapporto tra Hobbes e Locke è già stato menzionato: entrambi fanno parte della linea di teorie del contratto sociale. Queste teorie partono sempre dall'ipotesi di uno stato di natura al di fuori della società politica e si interrogano su cosa accada in esso.

La visione hobbesiana dello stato di natura

Per Hobbes, nello stato di natura regnerebbe una guerra di tutti contro tutti: una situazione di insicurezza in cui la vita e la proprietà sono continuamente in pericolo, poiché l'essere umano è visto come egoista e aggressivo, con una naturale tendenza a soddisfare i propri desideri e bisogni, specialmente in condizioni di scarsità di risorse. In assenza di legge non esiste una nozione stabile di giusto e sbagliato; ognuno ha il diritto di appropriarsi di ciò che può essere acquisito e perfino della vita degli altri. Poiché tutti rappresentano una minaccia reciproca, paura e insicurezza dominano lo stato di natura e rendono necessario il passaggio a una società civile.

Confronto con Locke sul diritto naturale e la funzione dello Stato

Per Locke, nello stato di natura esiste una legge morale naturale imposta da Dio, dalla quale derivano alcuni diritti naturali fondamentali: la vita, la proprietà e la libertà. Tuttavia, quando questa legge naturale non è rispettata, i diritti possono essere violati da altri individui, generando violenza e insicurezza. È per fronteggiare tali rischi che si costituisce la società civile.

Entrambi, Hobbes e Locke, ritengono che gli individui acconsentano a limitare parte della loro libertà dello stato di natura in cambio di sicurezza; la differenza sta però nella giustificazione e negli scopi del contratto sociale:

  • Hobbes: la paura e la ricerca della sicurezza giustificano l'esistenza della società civile, il cui scopo principale è la salvaguardia della vita e della proprietà. Per Hobbes il potere politico deve essere forte e unitario, con prevalenza del potere esecutivo.
  • Locke: il patto sociale ha lo scopo di garantire il godimento dei diritti naturali e l'amministrazione della giustizia; la limitazione della libertà è circoscritta soprattutto a quanto necessario per assicurare tali fini, e più chiaramente riguarda il potere esecutivo rispetto alla libertà individuale.

Potere politico: liberalismo vs assolutismo

La nozione di potere politico è diametralmente opposta nelle due teorie: Locke sostiene il liberalismo politico, mentre Hobbes difende una forma di assolutismo. Hobbes, richiamando le guerre civili inglesi del XVII secolo, interpreta la storia come prova della realtà dello stato di guerra; Locke, al contrario, difende il parlamentarismo e la separazione dei poteri, attribuendo una funzione prioritaria al legislatore nell'assetto costituzionale. Hobbes respinge la divisione dei poteri e ritiene che la legge debba venire dall'autorità politica, non dalla volontà diretta dei cittadini.

Il rapporto tra cittadini e sovranità

Secondo Locke, i cittadini con il patto non perdono la loro sovranità: conservano il diritto di rimuovere o modificare il ramo legislativo. La società civile ha lo scopo di mantenere e garantire i diritti naturali di ogni persona; i cittadini conservano il diritto di ribellarsi contro il governo qualora questo non assicuri il godimento dei diritti fondamentali — la libertà, la vita e la proprietà — da cui deriva la legittimità del governo.

Al contrario, per Hobbes ogni individuo, con il contratto, rinuncia irreversibilmente a molti diritti, in particolare all'uso individuale della forza. Il sovrano si colloca al di fuori del patto: una volta costituito lo Stato, i cittadini non possono revocare il consenso con cui lo hanno creato, ed è esclusa la legittimità del tirannicidio.

Limiti al potere sovrano in Hobbes

Tuttavia, questo non significa che Hobbes non fissi limiti all'azione del potere assoluto. L'obbedienza ai comandi non è del tutto arbitraria: il potere è giustificato dalla salvaguardia della sicurezza dei sudditi. I soggetti hanno il diritto di disobbedire se gli ordini ricevuti comportano la loro uccisione o il ferimento grave di sé o di una persona cara, o ordini che impediscano loro l'accesso a ciò che è necessario per la sopravvivenza (per esempio, privazioni estreme di cibo o mezzi di sussistenza).

In definitiva, Locke e Hobbes offrono due risposte differenti al medesimo problema originale: la transizione dallo stato di natura alla società politica e la legittimazione del potere politico, fondandola rispettivamente sui diritti naturali e sulla protezione garantita dallo Stato.

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