Principali Correnti Etiche: Dalla Filosofia Antica alla Modernità

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L'Etica di Aristotele

Secondo Aristotele, l'uomo è composto di corpo e anima. L'anima è divisa in tre parti: vegetativa, sensitiva e razionale.

La maggior parte degli esseri umani deve gestire la propria anima vegetativa e sensitiva. Lo scopo è raggiungere l'etica della virtù attraverso l'azione e la creazione di abitudini corrette, cercando sempre il giusto mezzo per evitare gli estremi del difetto o dell'eccesso.

L'Etica dei Cinici

Per Socrate e Diogene, l'uomo è buono per natura e dovrebbe vivere in base ad essa, godendo di libertà di azione e di parola. Valorizzavano lo sforzo personale come mezzo per raggiungere l'autosufficienza (capacità di provvedere a se stessi) e la filantropia, disprezzando le convenzioni sociali e sottoponendo tutto a critica.

L'Etica degli Stoici

Il cosmo è razionalmente ordinato e tutto ciò che esiste in natura è determinato. L'uomo saggio deve adattarsi ai fatti senza ribellarsi. La felicità risiede nel raggiungere la pace interiore, accettando il destino e controllando le passioni, che sono causa di disordine e male.

L'Etica degli Epicurei

Epicuro ritiene opportuno calcolare il piacere in modo che sia intenso, duraturo e privo di conseguenze dolorose. Identifica quattro cause di sofferenza:

  • La paura degli dèi: non devono essere temuti poiché non intervengono nella vita umana.
  • La paura del dolore: è sempre breve o sopportabile.
  • La paura del giudizio altrui: l'uomo deve essere autonomo e non dipendere dalle opinioni degli altri.
  • La paura della morte: non ha senso temerla, poiché quando ci siamo noi non c'è la morte, e quando c'è lei, non ci siamo noi.

L'Utilitarismo

Questa corrente sostiene che gli uomini traggono piacere dalla simpatia, che ci spinge a estendere agli altri il nostro desiderio di felicità. L'obiettivo morale è raggiungere la massima felicità per il maggior numero di persone. Si divide in due tipologie:

L'utilitarismo dell'atto

Ritiene che il piacere possa essere misurato. La moralità delle azioni si giudica esclusivamente in base alle conseguenze: agiamo e, osservando i risultati, stabiliamo se l'azione è stata giusta o sbagliata.

L'utilitarismo della regola

Sostiene che i piaceri si differenzino non solo per quantità, ma anche per qualità (superiori e inferiori). Per valutare un'azione, Mill suggerisce:

  • Confrontarla con leggi ritenute corrette.
  • Consultare esperti per prevedere le conseguenze.
  • Agire se il risultato è positivo per la maggioranza.
  • Trasformare l'esperienza in una regola utile per il futuro.

L'Etica di Kant

Kant distingue due tipi di motivazioni:

  • Motivazione prudenziale: necessaria per raggiungere la felicità, genera imperativi ipotetici che indicano i mezzi per ottenere un fine particolare.
  • Ragione pratica: necessaria per agire secondo una buona volontà, genera leggi morali che considerano gli interessi universali.

Ragione pratica e imperativo categorico

Mentre l'ordine fisico è regolato da leggi naturali, l'ordine etico si basa sull'imperativo categorico, che guida l'uomo a comportarsi come un essere di buona volontà.

Autonomia e dignità

Siamo esseri autonomi e, in quanto tali, possediamo un valore inestimabile. Non possiamo essere trattati come merce, ma dobbiamo rispettare la dignità di ogni persona.

Postulati

Poiché la virtù non garantisce sempre la felicità terrena, Kant postula l'esistenza di un'anima immortale e di un Essere onnipotente (Dio) che garantisca l'unione tra virtù e felicità.

L'Etica di Habermas

Dal monologo al dialogo

Habermas critica la razionalità morale di Kant perché considerata monologica. La vera ragione deve essere dialogica, coinvolgendo più persone.

Il discorso e le sue regole

Il dialogo deve essere guidato da due principi:

  • Principio di universalizzazione: una norma è valida quando tutti gli interessati accettano liberamente le conseguenze.
  • Etica del discorso: applicazione delle regole accettate da tutti i partecipanti al dialogo.

Fondamento comunicativo

L'obiettivo è raggiungere un accordo comunicativo. A differenza delle alleanze strategiche, dove si usano gli altri come mezzi, negli accordi basati sulla razionalità pratica si tengono in considerazione gli interessi di tutti.

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