La Seconda Repubblica Spagnola: Dalla Dittatura di Berenguer alla Guerra Civile

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La "Dittatura Morbida" di Dámaso Berenguer

Il termine "dittatura morbida" (o dictablanda) è emerso nell'ultimo periodo del regno di Alfonso XIII, subito dopo la caduta di Primo de Rivera. In questa fase, il generale Dámaso Berenguer — confidente del re e uno dei principali responsabili del disastro di Annual — sostituì il generale Primo de Rivera come capo del governo. Berenguer cercò di ripristinare la normalità costituzionale basata sulla Costituzione del 1876, una soluzione ormai inaccettabile per gran parte della cittadinanza.

Attraverso decreti mirati, il governo tentò di calmare le acque dopo il crollo della borsa del 1929 e le crescenti agitazioni sociali, abrogando alcune delle misure più rigide del precedente dittatore. Paradossalmente, la cosiddetta "dittatura morbida" eseguì più condanne a morte per motivi politici rispetto alla dittatura che l'aveva preceduta. Berenguer fu infine sostituito dall'ammiraglio Aznar nel gennaio del 1931.

Il malessere sociale nel corso del Biennio Riformista

Il biennio riformista fu caratterizzato da un intenso conflitto sociale alimentato dalla crisi economica, dall'aumento della disoccupazione e dalla forza del lavoro organizzato. A questo si aggiunse l'atteggiamento ostile dei datori di lavoro e dei proprietari terrieri verso la Repubblica, oltre alla pressione della CNT.

Gli anarco-sindacalisti, che avevano accolto la proclamazione della Repubblica con indifferenza, promossero presto scioperi generali:

  • Luglio 1931: Scioperi a Siviglia.
  • Gennaio 1932: Insurrezione nell'Alto Llobregat.
  • 31 dicembre 1932: Incidenti a Castilblanco con l'uccisione di quattro poliziotti.
  • 5 gennaio 1932: Incidenti di Arnedo, dove la Guardia Civil sparò su una manifestazione pacifica provocando 11 morti e trenta feriti.

Furono inoltre condotte insurrezioni per proclamare il comunismo libertario, culminate nei gravi fatti di Casas Viejas. In questa località, una rivolta contadina portò a una durissima repressione da parte della Guardia Civil, che si concluse con l'esecuzione di 12 contadini.

Fattori del trionfo elettorale della destra nel 1933

Il fallimento della riforma agraria portò alla riunificazione politica della destra e spinse molti agricoltori ad allontanarsi definitivamente dalla Repubblica. Le agitazioni contadine (Casas Viejas, Castilblanco, Arnedo) erosero il consenso verso il biennio riformatore, deteriorando i rapporti tra socialisti e repubblicani di sinistra.

Parallelamente, ampi settori delle classi medie si spostarono a destra, favorendo l'emergere di nuove forze:

  • CEDA (Confederazione Spagnola delle Destre Autonome): Guidata da Gil Robles, di natura democratica ma focalizzata sulla difesa della Chiesa e dei valori tradizionali.
  • Falange Spagnola: Fondata da Primo de Rivera, di carattere autoritario e fascista (nel 1934 si unì alle JONS di Onésimo Redondo e Ramiro Ledesma).
  • Partito Radicale di Lerroux: Una formazione di centro-destra che ottenne il sostegno di imprenditori, industriali e proprietari terrieri.
  • Gruppi Monarchici: Come Rinnovamento Spagnolo guidato da José Calvo Sotelo e i carlisti della Comunione Tradizionalista.

La Rivoluzione di Ottobre 1934: Catalogna e Asturie

La principale analogia tra i moti in Catalogna e nelle Asturie fu l'organizzazione di un'insurrezione armata contro il governo repubblicano da parte delle sezioni dell'UGT e del PSOE, scatenata dall'ingresso dei ministri della CEDA nel governo.

Differenze regionali

In Catalogna, il governo della Generalitat decise di guidare il movimento. Lluís Companys proclamò lo "Stato Catalano nella Repubblica Federale Spagnola", assumendo i poteri statali ma senza rivoluzionari armati. Poiché il socialismo era debole e la CNT non aderì in massa, il movimento fu rapidamente schiacciato dal generale Batet con scarso spargimento di sangue.

Nelle Asturie, il socialismo era profondamente radicato e si unì ad anarchici e comunisti, dando vita a una vera rivoluzione sociale. I minatori presero il controllo della regione per diverse settimane, socializzando i mezzi di produzione e abolendo il denaro. La repressione fu affidata all'esercito d'Africa guidato dal generale Franco, che portò a una conquista militare della provincia con centinaia di morti e una severa repressione.

Profilo: Lluís Companys

Politico e avvocato catalano, leader di Esquerra Republicana de Catalunya e presidente della Generalitat dal 1934. Dopo la proclamazione dello Stato Catalano nel 1934 fu incarcerato, per poi essere liberato e reintegrato dopo la vittoria del Fronte Popolare nel 1936. Esiliato in Francia dopo la guerra civile, fu arrestato dalla Gestapo nel 1940, consegnato alla Spagna franchista e giustiziato nel castello di Montjuïc.

Elezioni per le Cortes Costituenti e il Patto di San Sebastián

Il primo governo repubblicano provvisorio era composto da una coalizione eterogenea:

  • Destra cattolica: Niceto Alcalá Zamora (Presidente) e Miguel Maura.
  • Centro-sinistra: Manuel Azaña e Marcelino Domingo.
  • Socialisti: Largo Caballero, Indalecio Prieto e Fernando de los Ríos.
  • Nazionalisti: Nicolau d'Olwer (catalano) e Casares Quiroga (galiziano).

Il Patto di San Sebastián (agosto 1930) fu l'accordo con cui repubblicani, socialisti e nazionalisti di sinistra concordarono di abbattere la monarchia, avviare un processo costituente e riconoscere l'autonomia della Catalogna.

Risultati elettorali e la Costituzione del 1931

Le elezioni videro la netta vittoria del blocco repubblicano-socialista (279 seggi). Il centro, guidato dai radicali di Lerroux, ottenne 119 seggi, mentre la destra ne ottenne 41. L'Assemblea elaborò la Costituzione del 1931, estremamente avanzata per l'epoca. I punti più controversi riguardarono la laicità dello Stato e le autonomie regionali.

Profilo: Niceto Alcalá Zamora

Primo presidente della Seconda Repubblica. Proveniente dal Partito Liberale della Restaurazione, si oppose alla dittatura di Primo de Rivera e aderì alla causa repubblicana nel 1930. Presiedette il governo provvisorio dopo l'abdicazione di Alfonso XIII il 14 aprile 1931. Si dimise nell'ottobre dello stesso anno in segno di protesta contro gli articoli 24 e 26 della nuova Costituzione, che sancivano la separazione tra Chiesa e Stato e lo scioglimento degli ordini religiosi ritenuti pericolosi.

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