Storia dell'Archeologia: Evoluzione dei Metodi e Scoperte Fondamentali

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Struttura dell'archeologia

L'archeologia si occupa dell'intera sfera della passata esperienza umana: come gli uomini si organizzavano in gruppi sociali, come sfruttavano l'ambiente in cui vivevano, cosa mangiavano, cosa facevano, in cosa credevano, in quale modo comunicavano e perché le loro società mutavano.

La storia dell'archeologia

La storia dell'archeologia è comunemente intesa come una storia di grandi scoperte, come la tomba di Tutankhamon, Olduvai, Lascaux o Le Moustier. È la storia del modo in cui siamo giunti a guardare con occhi nuovi alle testimonianze materiali del passato dell'uomo e di come nuovi metodi ci aiutino nel nostro lavoro.

Un secolo e mezzo fa, la maggior parte degli studiosi credeva che il mondo fosse stato creato solo pochi millenni prima, basandosi sull'interpretazione della Bibbia. Tutto ciò che si poteva sapere del remoto passato doveva essere ricercato nelle pagine degli storici antichi del Vicino Oriente, dell'Egitto e della Grecia. Non si riteneva in alcun modo possibile elaborare un qualsiasi tipo di storia coerente dei periodi che precedettero lo sviluppo della scrittura.

Rasmus Nyerup e l'evoluzione del pensiero

I dati materiali rappresentati dai reperti archeologici sono noti da lungo tempo. I metodi dell'archeologia possono offrirci informazioni sul passato, anche sul periodo preistorico precedente alla scrittura. La storia dell'archeologia è una storia di idee, di teorie, di modi di guardare al passato e di sviluppo dei metodi di ricerca, avvenuto mettendo in pratica quelle idee. È, in terzo luogo, la storia di scoperte effettive:

  • Domande, Idee e Teorie
  • Metodi di ricerca
  • Scoperte sul campo

Fase Speculativa

Gli uomini si sono sempre interrogati sul proprio passato e gran parte delle culture ha elaborato miti per spiegare la società. Esiodo, ad esempio, concepiva il passato dell'uomo suddiviso in cinque stadi:

  • Età dell'Oro: Immortali.
  • Età dell'Argento: Uomini meno nobili.
  • Età del Bronzo: Eroi epici.
  • Età del Ferro: Dolori e penosi sforzi.

Durante il Rinascimento europeo (XIV-XVII secolo), principi ed esponenti della borghesia iniziarono ad allestire i cosiddetti gabinetti delle meraviglie, esponendo manufatti curiosi e antichi. Gli studiosi iniziarono a raccogliere e studiare i resti dell'antichità classica e, anche nelle regioni più settentrionali, si cominciarono a studiare resti materiali e monumenti visibili in superficie, come Stonehenge e Carnac.

I primi scavi scientifici

Il primo scavo scientifico è attribuito a Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti. Nel 1784, scavò una trincea attraverso un mound (tumulo funerario) ubicato all'interno delle sue proprietà in Virginia. Il suo lavoro segnò l'inizio della fine della fase speculativa.

All'epoca si credeva che le collinette visibili fossero state costruite non dagli indiani d'America, ma da una mitica ed estinta razza di Moundbuilders. Jefferson adottò un approccio scientifico, sottoponendo le idee correnti al confronto con la realtà:

  • Riconobbe diversi livelli nella trincea.
  • Notò che molte delle ossa umane presenti erano conservate meno bene nei livelli inferiori.
  • Dedusse che il mound era stato riutilizzato come luogo di sepoltura in molti momenti diversi.

In Europa, Colt Hoare scavò tumuli funerari nella Gran Bretagna meridionale, ma nessuno di questi scavi fece compiere sensibili passi in avanti alla conoscenza del passato più remoto, poiché la loro interpretazione si collocava ancora all'interno del sistema concettuale biblico.

La metà del XIX secolo: La nascita della disciplina

A metà del XIX secolo, l'archeologia divenne una disciplina ben definita grazie ai contributi della geologia:

  • James Hutton: Con la sua Teoria della Terra, studiò la stratificazione delle rocce, stabilendo i principi alla base dello scavo archeologico.
  • Charles Lyell: Sostenne il principio dell'uniformitarianismo nei suoi Principi di geologia, dimostrando che le condizioni geologiche antiche erano analoghe a quelle della nostra epoca.

L'antichità dell'uomo

Boucher de Perthes, conducendo ricerche nelle cave di ghiaia nel 1841, fornì prove convincenti dell'associazione di manufatti umani in pietra scheggiata con ossa di animali estinti. Egli dedusse che l'uomo esisteva già molto tempo prima del Diluvio Universale. Successivamente, Evans e Prestwich confermarono la validità dei suoi ritrovamenti, stabilendo la necessità dell'esistenza di una preistoria dell'uomo, concetto entrato nell'uso comune dopo la pubblicazione di Tempi preistorici di Lubbock.

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