Shakespeare e i suoi sonetti: tempo, amore e bellezza
Shakespeare e il sonetto
Sonetto 116: Let me not to the marriage of true minds (1609)
Il sonetto si inserisce nella tradizione dell'amore platonico: le immagini che lo compongono (l'amore come faro e come stella guida) sono di una tradizione secolare, già presente nella poesia medievale e rinascimentale. Il lettore italiano può riconoscerle grazie alla lettura di Dante, dei poeti del Dolce Stil Novo e di Petrarca.
L'amore viene anzitutto definito come qualcosa di immutabile e inamovibile, in mezzo alle tempeste del mondo. Il distico finale esemplifica il modo in cui Shakespeare chiude i suoi sonetti: è impossibile che il suo ideale d'amore sia falso, come se non avesse mai scritto nulla, "no man ever loved".
Sonetto 18: Shall I compare thee to a summer's day? (1609)
Questo sonetto introduce i temi principali della raccolta: l'amore, il passare del tempo e l'eternità. È il primo sonetto che indica i temi centrali della raccolta: la poesia può eternizzare ciò che per sua natura è destinato a decadere e morire a causa del tempo e della morte. Così sarà per il giovane amato.
Il sonetto è chiaramente diviso in due parti:
- le prime due quartine (vv. 1-8) esprimono l'idea di bellezza, amore, forza e giovinezza, tutte unite nel giovane amato e non soggette né alla violenza del tempo né al suo trascorrere;
- la svolta arriva con la terza quartina: l'estate del giovane sarà eterna se egli vivrà nei versi eterni del poeta.
Il distico finale, come sempre nei sonetti di Shakespeare, riassume il senso dell'intera poesia: finché "this", cioè il sonetto stesso, sarà letto dagli uomini e finché "eyes can see", esso rinnoverà la vita del giovane.
Il sonetto come forma poetica
Il sonetto è una poesia composta da quattordici versi, che possono avere rime variamente disposte. Ha goduto di enorme popolarità in lingua inglese, dal Rinascimento fino ai giorni nostri: è stato con il sonetto che la poesia inglese si è allineata al Rinascimento continentale, in particolare italiano, producendo le sue migliori liriche.
Il sonetto fu introdotto in Inghilterra da un gruppo di poeti di corte durante il regno di Enrico VIII, che lo tradussero o adattarono da Petrarca, il cui Canzoniere era il modello per i poeti rinascimentali. Il primo a scrivere sonetti in inglese fu Henry Howard, conte di Surrey. La sua grande innovazione fu modificare la struttura del sonetto petrarchesco (4+4+3+3), creando una nuova forma, poi adottata da Shakespeare. Oggi la conosciamo come sonetto elisabettiano o shakespeariano (4+4+4+2).
Sonetto 12: When I do count the clock that tells the time (1609)
È un "marriage sonnet", perché i temi sono l'invito al giovane a sposarsi e a generare figli. Il significato del sonetto è racchiuso nel distico finale: nulla può opporsi al potere distruttivo del tempo, se non il matrimonio e la procreazione.
Shakespeare sviluppa il significato dell'intera poesia nei primi dodici versi, divisi in tre quartine dalla struttura parallela. Le prime due quartine descrivono il trascorrere del tempo in progressione: al verso 1 si parte dall'immagine del quadrante dell'orologio, fino alla metafora più elaborata dei versi 7-8, dove il grano mietuto è portato su un carro ("bier") che richiama il funerale. A questo punto la morte è implicitamente evocata attraverso la metafora, e il poeta riflette che il giovane è soggetto al tempo, parte di un ciclo naturale in cui tutto è destinato a morire. Per contrastare la morte, occorre creare una nuova vita.