Alphonse de Lamartine (1790-1869): vita e opere poetiche

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Alphonse de Lamartine (1790-1869)

Alphonse de Lamartine nasce a Mâcon nel 1790, in una famiglia della vecchia nobiltà, cristiana e monarchica, che perse i propri privilegi con la Rivoluzione francese. Nonostante ciò, riuscì a condurre una vita agiata. Visse da dandy, dedicandosi alla lettura, ai viaggi e alle conquiste femminili, senza preoccuparsi del denaro.

La carriera politica e diplomatica

Lamartine intraprese una carriera politica. Nel 1820 ottenne in Italia il suo primo incarico come diplomatico, e la caduta di Carlo X favorì il suo ingresso in politica. Viaggiò in Oriente, meta allora di moda per il suo esotismo. Frequentò i salotti, sposò una bella donna inglese e godette di grande considerazione come poeta, conoscendo il successo soprattutto nel 1820 con le Méditations poétiques.

Les Méditations poétiques (1820)

Si tratta di una raccolta di 24 poesie che rinnovò in gran parte il linguaggio e i temi della poesia. I soggetti trattati sono la solitudine, la malinconia, l'amore, la rivolta contro l'ingiustizia divina e la meditazione sullo scorrere del tempo. Tutto ciò si esprime attraverso ritmi melodiosi e mostra le preoccupazioni contemporanee, con cui i lettori si identificano. Per questo l'opera ebbe un successo considerevole: tocca l'uomo lasciando parlare il cuore. Conquistò il pubblico del 1820.

Bisogna tuttavia precisare che, se Lamartine fu un rinnovatore del linguaggio poetico, dal punto di vista retorico restò legato alla poesia del XVIII secolo, per la sua predilezione per una sintassi sobria, per la languidezza dell'espressione e per le immagini mutuate dalla poesia del secolo precedente.

L'ispirazione biografica

Le Méditations poétiques sono ispirate a una relazione amorosa con una giovane donna sposata, di origine creola, affetta da una malattia incurabile. Lamartine la conobbe ad Aix-les-Bains nel 1816. Fu un amore impossibile, a causa della malattia e dello stato civile di lei. Si chiamava Julie Charles e morì l'anno seguente. L'incontro fu un colpo di fulmine, seguito da incontri furtivi e clandestini a Parigi, fino alla sua morte.

Più della malattia o della morte, ciò che il poeta denuncia è la potenza del tempo corruttore: il tempo che uccide, che corrompe l'essere umano. Allo stesso tempo, fa della natura la confidente del proprio dolore, e supplica di conservare eternamente quella passione.

Lirismo ed elegia

Il lirismo delle poesie avvicina la prosa nostalgica di Rousseau e Chateaubriand. Lamartine inaugura con emozione e autenticità una delle grandi vie della poesia romantica: l'elegia, come nel poema Le Lac, il cui tema è il lamento e il dolore. Le Méditations rivoluzionarono la poesia in versi, conferendole un'emozione che, dopo Rousseau e Chateaubriand, sembrava privilegio esclusivo della prosa.

Le opere successive

Nel 1823 pubblicò le Nouvelles méditations poétiques. Nel 1830, prima della Rivoluzione di luglio, diede alle stampe due volumi: Harmonies poétiques et religieuses, in cui introdusse i temi principali della sua poetica e la sua visione dell'universo, armonizzato da sottili corrispondenze tra uomo, natura e Dio, unendo evocazione e ricordi personali. Egli desiderava riconciliare pensiero, ritmo, filosofia e poesia, e questa riconciliazione passa attraverso la fede.

Jocelyn (1836)

Lamartine sognava di scrivere una vasta epopea. Nel 1836 pubblicò Jocelyn, in cui alterna evocazioni della natura e prospettive sociali, rivolgendosi anche alla classe media e alle classi popolari. L'opera si compone di 1615 versi e narra un amore impossibile tra un curato di campagna e una giovane ragazza. Si presenta come un diario ritrovato presso un curato di campagna, di cui racconta il contenuto.

Lamartine si ispirò alla figura dell'abate Dumont, che era stato suo precettore. La vita dell'abate fornisce la trama dei versi: una finzione che si mescola al reale. L'eroe è un curato di villaggio che dovette fuggire per sottrarsi alla Rivoluzione e nascondersi in una grotta delle Alpi. Lì accoglie una giovane proscritta, Laurence, per la quale prova una grande passione, ma se ne allontana perché è religioso. Anni dopo viene chiamato accanto a una morente: Laurence. La seppellisce nella stessa grotta in cui l'aveva conosciuta, e la passione umana che aveva risvegliato in lui si placa.

Vi si ritrovano le descrizioni della natura, come nelle Méditations, e gli slanci dell'anima, slanci mistici. Alcuni motivi richiamano il lirismo di Rousseau e scene patetiche che fanno pensare a Chateaubriand. Questa vasta epopea ottenne un grande successo e Lamartine fu riconosciuto come il poeta del popolo.

Gli ultimi lavori: La Chute d'un ange e Les Recueillements poétiques

Nel 1838 scrisse La Chute d'un ange, poema biblico sugli amori di un angelo con una donna. Questi poemi non ebbero lo stesso successo. Infine pubblicò un'ultima raccolta, Les Recueillements poétiques, che costituì un insuccesso: troppa languidezza e troppa fretta nella scrittura. La bellezza delle descrizioni naturali si alterna a crudeli quadri orientali che il pubblico non riesce a comprendere: nessuno si riconosce nella violenza delle immagini né nel carattere dell'eroe.

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