Alienazione e Materialismo Storico: Il Pensiero di Feuerbach e Marx

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L'Alienazione Religiosa in Feuerbach

Il concetto di alienazione deriva dal termine latino alius, ovvero "altro da me". Per Feuerbach, la religione è una forma di alienazione che raggiunge uno stato patologico, in cui l’uomo proietta fuori di sé una potenza superiore alla quale si sottomette. Con questa riflessione, Feuerbach sostiene che l’uomo ha creato Dio, e dunque la religione, per affidargli i propri desideri e le proprie paure. Dio, dunque, è una proiezione illusoria e una personificazione immaginaria delle massime potenzialità umane. È necessario, quindi, comprendere l’uomo per capire la nascita della religione, ambito di cui si occuperà l’antropologia.

L'Alienazione del Lavoro secondo Marx

Questo concetto sarà poi ripreso da Karl Marx nei suoi ragionamenti sulla catena di montaggio. Durante il suo soggiorno a Londra, Marx ha potuto osservare lo sfruttamento della classe operaia da parte dei capitalisti. In questo senso, egli sostiene che il lavoratore è alienato sotto quattro aspetti fondamentali:

  • Rispetto al prodotto: l'oggetto prodotto non appartiene a chi lo crea.
  • Rispetto alla sua stessa attività: il lavoro diventa costrittivo e l’uomo si sente una mera parte della macchina.
  • Rispetto al proprio Wesen (essenza): l'uomo perde la sua natura creativa.
  • Rispetto al prossimo: nel rapporto con il capitalista, l'operaio si sente un mezzo. Ciò si contrappone a quanto sosteneva Kant: l’uomo non deve essere solo un mezzo, ma sempre il fine.

La Religione come Oppio dei Popoli

Anche Marx parla di alienazione in termini religiosi e vuole ritrovarne le radici profonde. Esse, però, non vanno ricercate nella psicologia umana, ma all’interno delle logiche che riguardano la società. Da qui deriva la celebre frase: “La religione è l’oppio dei popoli”. L’uomo alienato prova un senso di insoddisfazione e ricerca nella religione un modo per risollevare il proprio animo. Se per Feuerbach la religione è uno stato patologico individuale, per Marx è un aspetto legato al contesto sociale. Non a caso dirà: “La religione è il gemito della creatura oppressa”, ovvero il frutto malato di una società malata.

Il Materialismo Storico: Struttura e Sovrastruttura

Per materialismo storico, Marx intende che le forze motrici della società non sono religiose, spirituali o filosofiche, ma materiali e socio-economiche. La società, secondo Marx, è definita da due elementi cardine:

  • Struttura: rappresenta il mezzo di produzione e si divide in forze produttive (forza lavoro, mezzi di produzione e conoscenze tecnico-scientifiche) e rapporti di produzione (rapporti di proprietà e chi detiene i mezzi).
  • Sovrastruttura: comprende tutti gli ideali politici, filosofici, giuridici ed economici.

Mentre in precedenza si pensava che fosse la sovrastruttura a determinare e influenzare la struttura, Marx si rende conto che il rapporto è inverso: è la base economica a determinare le forme della coscienza.

Il Capitale e la Teoria del Plusvalore

Marx, all’interno della sua opera fondamentale Il Capitale (1867), fa partire il suo ragionamento dal concetto di merce, dotata di valore d’uso, valore di scambio e prezzo. Successivamente, propone un'analisi delle diverse epoche storiche, affermando che nelle epoche precapitalistiche il mercato era regolato dalla merce e il denaro era solo un medium per acquistare altri beni. Con il capitalismo, invece, il denaro viene investito e diventa il fine ultimo della società, mentre la merce diventa il mezzo per ottenere più denaro.

Marx propone un'equazione per definire il profitto:
Saggio di profitto = Plusvalore (denaro in più) / (Capitale variabile [stipendi] + Capitale costante [investimenti]).

Marx sostiene che le aziende non diminuiranno mai il capitale costante, ma cercheranno di ridurre la paga degli operai o di aumentare le ore di lavoro, sfruttandoli poiché comprendono che lo stipendio degli operai è la vera fonte del plusvalore.

La Rivoluzione Sociale e l'Avvento del Comunismo

Perciò, secondo Marx, i proletari devono unirsi e dar vita ad una rivoluzione sociale in modo da sovvertire dalle fondamenta il modo di produrre della società capitalista. La sua proposta prevede una prima fase transitoria, la dittatura del proletariato, necessaria per abolire la proprietà privata e ridistribuire equamente le proprietà. La seconda fase consiste nel dar vita ad una società comunista dove ognuno avrà risorse in base alle proprie necessità: “Ognuno secondo le sue capacità, ognuno secondo i suoi bisogni”. Così facendo, il lavoro diventerà un’attività libera e non alienata, e la società sarà finalmente giusta ed egualitaria.

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