Belle Époque e Prima Guerra Mondiale: Cause e Contesti in Italia
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Belle Époque e le Tensioni verso la Prima Guerra Mondiale
La Belle Époque fu un periodo caratterizzato da profonde fratture che portarono alla Prima Guerra Mondiale. L'esistenza di zone non industrializzate generava disequilibrio e instabilità. L'introduzione del suffragio universale maschile portò alla nascita della società di massa, in cui le masse popolari acquisirono un peso politico e sociale, avanzando rivendicazioni. Questo fenomeno si intrecciò con il nazionalismo, inteso come l'idea di nazione quale unione di persone con valori ed esperienze comuni. Tuttavia, il nazionalismo divenne problematico quando molti popoli, pur con tradizioni diverse, si identificarono come nazione (ad esempio, gli irlandesi). L'idea della propria nazione come superiore alle altre si trasformò in un nazionalismo aggressivo, volto a far sentire le masse parte integrante della nazione. G.L. Mosse, studioso ebreo emigrato negli Stati Uniti nel 1933, indagò le politiche culturali utilizzate per includere le masse nel mito della nazione (nazionalizzazione delle masse). Il nazionalismo portò anche a forme estreme di razzismo, soprattutto nelle colonie, giustificate dal fatto di non essere in Europa e di essere combattute da neri, non considerati allo stesso livello. L'espansione coloniale si concentrò principalmente in Africa, dove solo Etiopia e Liberia rimasero indipendenti.
La Seconda Rivoluzione Industriale e i Cambiamenti Sociali
La Seconda Rivoluzione Industriale vide la crescita delle industrie, con strutture più vaste e la creazione di ruoli intermedi tra dirigenti e operai. Questo portò alla formazione del ceto medio, che si collocava tra l'alta borghesia e gli operai/contadini (ad esempio, gli impiegati). Il sistema d'istruzione cambiò, richiedendo nuove conoscenze per formare persone adatte alla ricerca, e si diffuse l'alfabetizzazione. Emersero nuovi generi di consumo, con la creazione di magazzini a prezzi bassi, segnando la fine dell'autoconsumo. L'invenzione della bicicletta, un sistema di trasporto economico e veloce, favorì il turismo di massa. Molti beni, prima accessibili a pochi, divennero alla portata di tutti: un mutamento dei consumi gestito da governanti spesso incapaci di comprendere la trasformazione della società. Queste tensioni contribuirono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Le industrie, sempre più grandi, dovettero far fronte a una crescente richiesta e a una diversa stratificazione sociale, con la creazione di nuovi compiti per gli impiegati. Questi ultimi non volevano gli operai nei loro quartieri e avevano rivendicazioni diverse. I conflitti venivano risolti con riforme, con la forza o dirottandoli sul nazionalismo e sul colonialismo, accantonando i conflitti interni in nome dell'amore per la patria o dell'espansione in Africa. Le masse venivano educate alla grandezza della patria, alimentando un nazionalismo esasperato.
Le Alleanze e le Tensioni Internazionali
L'Europa cercò di risolvere i problemi interni con guerre esterne, che sfociarono nella Prima Guerra Mondiale. Si formarono due blocchi contrapposti: la Triplice Alleanza (Italia, Austria-Ungheria, Germania) e la Triplice Intesa (Francia, Russia, Gran Bretagna). Le tensioni che portarono alla guerra furono molteplici:
- L'Italia aveva problemi con l'Austria, che possedeva terre in territorio italiano e non intendeva cederle.
- La Germania, dopo la guerra del 1870, aveva sottratto territori alla Francia, che li rivendicava.
- Germania e Stati Uniti erano più potenti industrialmente della Gran Bretagna, che voleva costruire una flotta per contrastare il dominio marittimo britannico (rivalità sul mare).
- Dopo la morte di Bismarck, la Germania intraprese una nuova politica di annessione delle colonie. L'Inghilterra voleva costruire una ferrovia tra Egitto e Sudafrica per garantire la continuità dei propri possedimenti, ma i tedeschi presero la Tanzania, interrompendo la continuità territoriale britannica. La Germania aveva anche rivalità con la Francia per il controllo del Marocco.
- La Francia ambiva a una continuità territoriale orizzontale in Africa, mentre la Gran Bretagna la voleva verticale. I francesi avanzarono verso il Sudan, ma lo scontro non avvenne, e gli inglesi lo occuparono, alimentando la concorrenza per il dominio globale.
- L'Austria-Ungheria si espanse nei Balcani, mentre il governo della Serbia (protetto dalla Russia) aspirava a un'unione dei paesi jugoslavi, annettendo Croazia, Slovenia, Bosnia, Erzegovina, ecc. La Russia appoggiava la Serbia, generando una rivalità per l'egemonia sui Balcani.
Alcuni stati coincidevano con i territori (nazionalismo), mentre altri erano imperi plurinazionali. Questo generava nazionalismo nei territori sottomessi, che non si sentivano parte dell'impero (ad esempio, i croati sotto gli ungheresi). Gli imperi faticavano a mantenere l'unità, e i popoli si ribellavano (spinte autonomistiche). Alle tensioni nazionali si aggiungevano quelle sociali.
L'Età Giolittiana in Italia (1901-1914)
L'Italia era lacerata dalla crisi di fine secolo, con linee di frattura nel popolo (differenze tra Nord e Sud, governo espressione di una ristretta classe sociale, crescita dell'opposizione socialista, debole identità nazionale dopo la sconfitta di Adua nel 1896). L'Età Giolittiana (1901-1914) iniziò quando Vittorio Emanuele III affidò il governo al capo della sinistra, Zanardelli. Nel 1901, le elezioni furono vinte dalla sinistra e Giolitti divenne Ministro degli Interni. I punti principali del programma giolittiano erano tre:
- Modificare l'atteggiamento del governo nei conflitti sociali, assumendo una posizione neutrale e non schierandosi con i proprietari.
- Integrare i "rossi" (Partito Socialista e ceti popolari) e trovare punti d'incontro con i "neri" (cristiani) per rafforzare il Parlamento.
- Attuare varie riforme, tra cui l'ampliamento del diritto di voto.
Si andò incontro alle rivendicazioni del popolo, con il riconoscimento del diritto di sciopero senza l'intervento della forza pubblica e leggi a tutela dei lavoratori. Le condizioni di vita migliorarono, soprattutto al Nord. Nel 1903, Zanardelli morì e Giolitti divenne Presidente del Consiglio. Furono anni di progresso per l'Italia:
- Non intervenne nei conflitti sociali, a meno che non fossero rivoluzionari (interventi frequenti al Sud). Il Partito Socialista approvava le sue decisioni, mentre al Sud, dove aveva l'appoggio dei proprietari terrieri, temeva di perdere i loro voti e non attuò mai una riforma agricola.
- Riformismo cauto.
- Non-pressione degli scioperi. Nel 1906 nacque il primo sindacato italiano, la CGL (Confederazione Generale del Lavoro), un sindacato unitario, non di categoria, che si occupava delle rivendicazioni di tutti i lavoratori italiani, con un orientamento socialista/riformista.
Le Divisioni nel Partito Socialista
Alla fine dell'Ottocento, il Partito Socialista si divise in due correnti:
- Riformisti: guidati da Filippo Turati, miravano a raggiungere lo stato marxista e l'abolizione del capitalismo per via pacifica, con riforme graduali. Erano favorevoli a trattare per ottenere miglioramenti in tempi brevi.
- Massimalisti: rivoluzionari, rappresentavano la minoranza.
Le Riforme di Giolitti e la Questione Meridionale
Venne istituita la giornata lavorativa massima di 10 ore e la tutela del lavoro per donne e minori (12 anni). La legge scolastica favorì l'alfabetizzazione e affidò la scuola allo Stato. Gas e acqua furono posti sotto il controllo statale (municipalizzazione dei servizi pubblici). Vennero statalizzate le ferrovie. Teoricamente, doveva essere istituita una cassa nazionale (INA, Istituto Nazionale Assicurazioni) per gli infortuni sul lavoro e le assicurazioni sulla vita, ma in pratica vennero create solo assicurazioni sul lavoro. Giolitti fallì nel Meridione, più arretrato. Per mantenere la calma, inviò ministri legati alla malavita, che facevano proposte che i contadini non potevano rifiutare, favorendo la nascita delle organizzazioni mafiose. Grazie ad alcune leggi speciali, vennero create infrastrutture di base al Sud (ferrovie), ma con corruzione e prezzi alti. Non vennero realizzate infrastrutture importanti come l'acquedotto pugliese. Il Sud fu interessato da un forte flusso migratorio verso l'America, che non si riuscì a fermare. Gli emigranti si stabilivano nei settori più bassi della forza lavoro, svolgendo lavori non specializzati e venendo sfruttati. Anche dal Veneto e dal Nord-Est in generale si emigrava, a causa della povertà.
Il Decollo Industriale e le Tensioni Sociali
Si assistette al decollo industriale di alcune aziende, concentrate soprattutto nel triangolo industriale (Fiat, Pirelli). Vennero impiantate le prime industrie elettro-chimiche, protagoniste della Seconda Rivoluzione Industriale. Furono creati i primi prodotti chimici di sintesi (dinamite). Il progresso, tuttavia, aumentò le differenze sociali e il nazionalismo della borghesia, che vedeva nelle rivendicazioni operaie una debolezza della nazione e una minaccia al proprio potere. Giolitti cercò di fare leggi favorevoli a tutti e di conservare il potere con accordi parlamentari (il Parlamento divenne luogo di corruzione). La morte di Pio IX portò a un ammorbidimento del non expedit. La Rerum Novarum condannava il socialismo e il capitalismo (atei) e promuoveva accordi tra operai e ricchi e associazioni di mutuo soccorso. I cattolici iniziarono a partecipare alla vita politica.
La Guerra di Libia e il Patto Gentiloni
Nel 1911, Giolitti presentò un programma di sinistra: suffragio universale maschile e monopolio statale delle assicurazioni sulla vita. Per ottenere voti dalla destra, intraprese la Guerra di Libia contro l'Impero Ottomano, in decadenza e con instabilità nei Balcani. I turchi non volevano riconoscere l'indipendenza della Libia e l'Italia occupò le isole del Dodecaneso finché i turchi non si ritirarono dalla Libia. Nel 1912, un trattato garantì l'indipendenza della Libia dai turchi. Il Partito Socialista si divise tra favorevoli e contrari alla campagna in Libia (massimalisti). Tra i riformisti, emerse la figura di Benito Mussolini, che fu ricompensato con la direzione del giornale "L'Avanti". Con il Patto Gentiloni, Giolitti fece un accordo con i cattolici: questi ultimi dovevano appoggiare i liberali in cambio di candidati che si opponessero al divorzio e alle restrizioni sull'insegnamento cattolico nelle scuole. Nel 1913, il patto, che era segreto, venne reso pubblico. I liberali di sinistra anticlericali uscirono dalla maggioranza giolittiana e Giolitti si dimise, lasciando il governo a Salandra, capo della destra liberale.