Cartesio e il razionalismo nel Seicento: metodo, dubbio e fondamenti della conoscenza
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Contesto biografico e culturale
Cartesio nacque a La Haye-en-Touraine (Turenna) nel 1596. A 10 anni entrò in un collegio dei gesuiti; successivamente conseguì la laurea in legge. Inizialmente si dedicò alla professione, ma poi si orientò verso gli studi e la vita intellettuale. Cartesio visse a lungo in Olanda e morì nel 1650 a Stoccolma, dove si era recato per assumere l'incarico di insegnante della regina Cristina di Svezia.
A livello culturale, il Seicento è un secolo fondamentale dell'età moderna. È il secolo del Barocco, che succede al Rinascimento. In seguito al Secolo d'oro spagnolo si distinsero autori come Calderón, Lope de Vega, Quevedo e Góngora. Nelle arti visive emergono pittori spagnoli come Murillo, Velázquez e Zurbarán; in particolare, Velázquez è riconosciuto come uno dei più grandi pittori della storia.
In questo secolo si consolidarono la Riforma protestante nel Nord Europa e la Controriforma nei paesi cattolici, con il conseguente conflitto religioso che sfociò nella Guerra dei Trent'anni. Il periodo fu anche caratterizzato da un rinnovamento intellettuale in filosofia: il XVII secolo segnò il definitivo declino della filosofia scolastica e la nascita della filosofia moderna, di cui Cartesio è considerato uno dei fondatori.
Del problema della conoscenza
Il problema della conoscenza riguarda per Cartesio la ricerca di una base stabile e certa per il sapere umano. Cartesio, filosofo del XVII secolo, è il fondatore della filosofia moderna e il principale esponente del razionalismo. Il razionalismo è una corrente filosofica che considera la ragione, rispetto ai sensi, come l'unica fonte di vera conoscenza.
Per Cartesio la chiave è la ricerca di una conoscenza certa e sicura, di principi che possano essere ritenuti veri senza alcun dubbio. Pertanto la priorità è trovare un metodo che aiuti il ragionamento e che sia compatibile con la natura della ragione umana. Questo metodo deve permettere di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è.
Intuizione e deduzione: i due tipi di conoscenza
Cartesio distingue due modi fondamentali di conoscere, entrambi riconducibili alla ragione:
- Intuizione (o «luce naturale»): è la conoscenza delle idee semplici, che la ragione afferra direttamente; queste idee sono chiare e distinte, evidenti e innegabili.
- Deduzione: è la conoscenza che si ottiene mediante il concatenarsi di idee semplici, intuizioni e connessioni razionali; attraverso la deduzione si giunge alle verità complesse, a giudizi o leggi.
Per Cartesio il metodo per conoscere richiede due fasi complementari: analisi e sintesi. L'analisi consiste nello scomporre idee complesse in idee semplici, immediatamente intuibili; la sintesi consiste nel ricomporre, mediante deduzioni rigorose, una conoscenza certa a partire dalle idee semplici.
Il dubbio metodico e il cogito
Cartesio applica questo metodo per trovare una verità indubitabile. Per trovare il punto di partenza certo mette in atto il dubbio metodico. I principali motori del dubbio cartesiano sono tre:
- I sensi: il dubbio che la conoscenza derivante dai sensi possa ingannarci.
- Il sogno: il dubbio circa l'esistenza della realtà esterna, poiché è difficile distinguere lo stato di veglia dal sonno.
- Il genio maligno (ipotesi del «genio del male»): il dubbio che la ragione stessa possa essere ingannata da un potente ingannatore che altera i nostri ragionamenti.
Nonostante questi dubbi radicali, Cartesio osserva che non è possibile dubitare del fatto che si sta dubitando o pensando. Da ciò emerge la prima intuizione indubitabile: cogito, ergo sum (penso, dunque sono). Il fatto stesso del pensare garantisce l'esistenza del soggetto pensante: la sostanza pensante (il cogito) è la prima verità indiscutibile.
Tipi di idee e la prova dell'esistenza di Dio
Partendo dal cogito, Cartesio analizza le idee presenti nella mente, distinguendole in tre tipi principali:
- Accidentali: quelle che sembrano provenire dall'esterno.
- Fittizie: quelle costruite dalla mente a partire da altre idee.
- Innate: quelle che la ragione possiede in sé e che non sono né accidentali né fittizie.
Tra le idee innate vi è, per Cartesio, l'idea di infinito. Pur essendo un essere finito, l'uomo ha l'idea di infinito, e quindi non può essere lui stesso la causa ultima di tale idea: la causa adeguata deve essere una realtà infinita, ossia Dio. Questo argomento è usato da Cartesio per sostenere l'esistenza di Dio: l'idea dell'infinito implica una causa che sia essa stessa infinita.
Dio, essendo perfetto e non ingannatore, non può volere il nostro errore radicale: di conseguenza le idee chiare e distinte che abbiamo, se adeguatamente fondate, corrispondono alla realtà. Dopo aver dimostrato l'esistenza di Dio, Cartesio ritiene di poter giustificare la corrispondenza tra le idee chiare e distinte e le cose esterne: le idee accidentali appartengono al mondo esterno e possono dunque essere considerate autentiche, una volta esclusi i radicali motivi di dubbio.
Lo scopo: i fondamenti della scienza
Cartesio non si limita al cogito: il suo fine è trovare i fondamenti della scienza, i principi primi su cui costruire un sapere certo. L'obiettivo è individuare un metodo unico valido per tutte le scienze — Cartesio ritiene che esista un solo tipo di vera conoscenza, accessibile alla ragione mediante l'intuizione e la deduzione.
Per questo applica il metodo matematico, fondato su chiarezza, distinzione, intuizione e deduzione. Le due procedure fondamentali sono ancora una volta analisi e sintesi:
- L'analisi serve a mettere tra parentesi le convinzioni dubbie, per isolare le idee chiare e distinte.
- La sintesi ricostruisce il sapere partendo da quei principi primi indubitabili, procedendo per deduzioni razionali.
Oggetti del dubbio e criterio di verità
Gli oggetti del dubbio cartesiano possono essere così distinti:
- I sensi, scartati perché possono ingannare.
- La realtà esterna, la cui percezione può essere messa in dubbio dal confronto tra veglia e sonno.
- I principi matematici, messi in discussione dall'ipotesi del genio maligno che falsifichi anche la ragione umana.
Nonostante ciò, il primo modello di verità che resiste al dubbio è il riconoscimento dell'esistenza del soggetto che pensa: «Io esisto e penso». Il criterio di verità per Cartesio è la chiarezza e distinzione: ciò che la mente percepisce in modo chiaro e distinto può essere considerato vero.
Il contenuto della mente, per Cartesio, è costituito da idee. Mettendo queste idee tra parentesi mediante il dubbio metodico, rimane certo il fatto che esistono idee nella mente – anche se non sempre si è certi che esse corrispondano alle cose esterne fino a che non sia garantita la veridicità della nostra ragione (tramite la prova dell'esistenza di Dio e il criterio della chiarezza e distinzione).