La caverna di Platone: istruzione, paideia e il ritorno alla luce

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IR

Platone inizia questo frammento mostrando lo stato che può essere trovato negli esseri umani rispetto all'istruzione o alla sua mancanza. I prigionieri sono ignoranti: la scena della grotta mostra uomini legati fin dall'infanzia, che vedono solo ombre proiettate dalla luce di un fuoco. I prigionieri sono confusi rispetto agli oggetti reali; alcuni parlano tra loro, altri restano in silenzio, tutti prendono per reali le voci e le immagini che percepiscono.

II R.

Platone continua sollevando i due metodi educativi e il conseguente rilascio di uno di loro verso il sole. Il prigioniero sperimenta dolore perché non riesce a vedere gli oggetti le cui ombre aveva sempre considerato più reali. Il ritorno dalla caverna è graduale: prima vede le immagini riflesse degli oggetti nell'acqua, poi gli oggetti stessi e infine contempla il cielo notturno. Quando infine può vedere le cose alla luce del sole, il prigioniero può pensare che il sole sia il governatore delle stagioni e delle leggi della vita. Felice per il cambiamento, prova pietà per i suoi compagni rimasti nella grotta.

III R.

In questo passaggio emerge l'idea che il saggio non desideri ritornare alla grotta, ma che, per dovere, sia ricompensato se lo fa. All'inizio appare goffo e i suoi occhi sono ormai abituati alle tenebre; gli altri prigionieri si prendono gioco di lui per il suo presunto danno agli occhi, incapaci di competere nel rivedere le ombre come prima. Il prigioniero illuminato sarebbero deriso e, se possibile, eliminato da coloro che non comprendono la verità.

IV R.

Il testo presenta la sovranità del Bene: confrontando la grotta con il mondo sensibile, Platone descrive l'ascesa dalla caverna al mondo superiore e la contemplazione dell'anima nella regione intelligibile. Ciò culmina nell'idea del Bene, causa della bellezza, della verità e della conoscenza. Nel mondo visibile il sole genera quanto necessario per la conoscenza: chi è saggio nella vita pubblica o privata deve possedere una conoscenza stabile e fondata.

VR

Il testo ritorna alla situazione della grotta, mostrando come il prigioniero, una volta tornato, appaia impacciato e ridicolo per non riuscire più a vedere come prima e per il suo confronto pubblico con gli altri. Nel mito dei prigionieri e delle ombre vi sono due tipi di offuscamento: il passaggio dalle tenebre alla luce e quello dalla luce alle tenebre. Lo stesso accade all'anima. Nessuno dei due stati merita di essere deriso: il primo, che non ha ancora ricevuto educazione, merita compassione; il secondo, che ha raggiunto la luce, merita ammirazione. È ridicolo chi ride del saggio che, avendo ricevuto una goccia di luce, appare strano agli altri.

Spiegazione della nozione I (IR)

Nel mondo della grotta sono presenti prigionieri che sono uomini senza istruzione; vivono in un mondo sensibile in cui ottengono solo opinioni mutevoli. Essi immaginano ma non conoscono, si affidano all'inganno dei sensi e prendono per vere le ombre e gli echi. I prigionieri camminano confusi: le catene rappresentano il corpo che imprigiona l'anima. Le ombre sono il livello minimo di realtà, copie delle copie dell'essere essenziale; i detenuti percepiscono soltanto idee deformate. Il saggio deve identificare le ombre e, se possibile, liberare i prigionieri.

Gli stessi oggetti all'interno della grotta sono solo proiezioni di opinione; se qualcuno insegnasse la realtà ai prigionieri, questi patirebbero dolore agli occhi nel primo contatto con la luce e potrebbero tornare nella caverna. Tuttavia, superato il dolore, contemplerebbero il mondo delle idee con i loro occhi.

Nozione 2 (II, III, IV A)

L'ascesa al mondo superiore e l'incontro con il sole danno inizio a una conversione: il distacco dal mondo materiale fa ruotare lo sguardo in senso contrario rispetto alla fissazione sulle ombre. Il prigioniero che non conosce questa liberazione non sarebbe in grado di agire diversamente che seguire l'inerzia. Il dolore agli occhi trascina il prigioniero a guardare di nuovo le figure d'ombra; ma l'educazione (paideia) costringerà il prigioniero ad avvicinarsi alla luce, alla quale non è abituato. Con il tempo si abitua alla luce e comprende gli oggetti sotto la loro vera illuminazione: il ricordo della sua vecchia condizione lo rende felice della trasformazione e lo spinge ad avere compassione per i suoi coetanei.

Questa è la relazione tra paideia e apaideusia: l'educazione non è solo conoscenza e sapienza della luce, ma un vero processo d'insegnamento sperimentato. La paideia è l'arte di trasformare l'organo della vista affinché corregga il suo giro: le stelle sono mirate dal sole che dirige anche le circonvoluzioni dell'anima verso il Bene. È l'arte di trasformare l'anima, facendola passare dalle tenebre alla luce. L'istruzione deve permettere all'anima di sopportare la visione dell'essere e di partecipare al mondo del Bene.

Platone sviluppa un'antropologia a tre dimensioni: fisica, intellettuale e morale. Le catene del prigioniero vengono spezzate e l'anima scopre il mondo delle idee attraverso la dialettica, in una prospettiva ontologica ed epistemologica. La salita è l'ascesa dall'apparenza all'essere, fornendo ragione, verità e conoscenza attraverso la luce del sole; il mito ha anche una funzione morale e politica: perciò la dialettica è necessaria alla formazione del Bene. Platone fornisce i mezzi per ottenere la giustizia nell'individuo e nello Stato.

Concept 3 (VR)

Il dialogo platonico mostra l'oggetto etico e lo scopo dell'educazione: liberare le persone dalla schiavitù delle immagini falsificate. Sebbene l'anima, una volta raggiunto il Bene, vorrebbe rimanere nella contemplazione, essa non può limitarsi alla sola contemplazione della conoscenza. Il Bene richiede azione: per l'uomo virtuoso il ritorno alla caverna è un dovere morale per aiutare i propri simili realizzando la giustizia.

Tuttavia, il ritorno può generare confusione: il saggio, abbagliato dal buio dopo il suo rientro, è deriso dagli altri prigionieri incapaci di distinguere le ombre. Se i compagni discutono delle ombre senza capire, il gesto appare stupido e ridicolo; malgrado ciò, chi tenta di istruirli deve perseverare. Chi cerca di portare alla luce gli altri rischia anche la violenza e l'uccisione se gli altri fossero in grado. Infine, nessuno dovrebbe ridere degli occhi di chi è stato accecato dalla luce: è ridicolo chi deride la sapienza che proviene dalla luce, perché il vero saggio è colui che vede.

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