La Celestina di Fernando de Rojas: trama, struttura, personaggi e influenza letteraria
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Argomento
Calisto, giovane nobile e di bell'aspetto, penetrando nel frutteto mentre cerca un falco, incontra Melibea e se ne innamora profondamente. Di fronte al rifiuto di lei e consigliato dal suo servo Sempronio, Calisto decide di affidarsi a Celestina per fare da intermediaria e ottenere l'amore di Melibea. Grazie agli stratagemmi della magnaccia, Melibea finisce per innamorarsi di Calisto.
I servi, avendo tentato di sfruttare la passione per trarne vantaggio e contando sulla promessa di una catenina d'oro fatta dal padrone a tutti loro, reclamano la loro parte quando la pratica con Celestina ha successo. Alla loro pretesa, e al rifiuto di consegnare quanto dovuto da parte di Celestina, la uccidono. Subito dopo Sempronio e Parmeno vengono catturati e giustiziati dalla giustizia; la notizia giunge a Calisto il giorno successivo.
Calisto prende appuntamento per un incontro notturno con Melibea: sale su una scala di corda che lei fa calare; quando sta per andar via, Melibea fa rompere la scala e Calisto muore precipitando. Alla morte del suo amato, Melibea si rinchiude in una torre e si getta da essa dopo aver dichiarato le cause del suo gesto, evento che provoca il dolore e le riflessioni finali del padre Pleberio.
Struttura
Sorprende che una storia apparentemente semplice, che avrebbe potuto essere un romanzo a puntate, diventi un'opera così lunga e importante. Questo avviene per vari motivi: da un lato l'azione si sviluppa con calma e consente la caratterizzazione di personaggi di grande forza e di un ambiente che riflette accuratamente la vita; dall'altro, le cause, i blocchi e le conseguenze — in ultima analisi, fatali — si intrecciano come nella vita reale. È dunque l'incarnazione della vita e della forza umana di carattere a determinare la profondità, la ricchezza e la complessità dell'opera.
Seguendo la struttura tematica, possiamo considerare tre aspetti fondamentali.
Innanzitutto, il motore dell'azione è l'amore o la passione. Si tratta però di un amore tragico: la struttura de La Celestina si regge sul contrasto fra amore e morte, accoppiamento letterario perenne. L'atto XII è essenziale: è il momento che cambia il corso dell'opera, dove amore e morte si fondono in un solo atto in perfetta sintesi strutturale: il primo incontro amoroso di Calisto e Melibea e la prima morte, quella di Celestina. Da quel momento in poi la morte compare come protagonista della caduta in tandem.
La prima parte fino all'atto XII mostra una progressione verso l'incontro di Calisto e Melibea: si alternano avvicinamenti più o meno difficili. Calisto trova ostacoli nell'illegittimità del suo amore e nelle imposizioni sociali; si allea con Sempronio e Celestina. Parmeno, più idealista e benintenzionato verso il padrone, è all'inizio un ostacolo da superare. Le ragazze associate a Celestina, Elicia e Areúsa, svolgono un ruolo importante nell'avvicinare i personaggi. Celestina ha un duplice compito: attirare Parmeno come alleato, nonostante lo disprezzi, e infine ottenere l'abbandono di Melibea — impresa ardua non tanto per la natura di Melibea, quanto per le condizioni sociali imposte. La corruzione di Parmeno avviene già nell'incontro con Areúsa; l'avvicinamento di Melibea è laborioso e graduale, e culmina nell'atto XII.
La seconda parte, discendente, inizia anch'essa nell'atto XII con l'omicidio di Celestina ad opera di Sempronio e Parmeno. La morte, già annunciata più volte nella prima parte, diventa ora il motore dell'azione. Dopo l'uccisione di Celestina, Sosia e Tristano riferiscono l'esecuzione di Sempronio e Parmeno agli atti immediatamente successivi. Nel diciannovesimo atto, in una notte d'amore, muore Calisto; nel ventesimo atto si consuma il suicidio di Melibea, ultimo anello della catena: Celestina, i servi, Calisto, Melibea. La morte è presente anche in altri atti (per esempio XV, XVII e XVIII con i piani di vendetta delle ragazze di Celestina) e, soprattutto, nel ventunesimo atto con il discorso finale di Pleberio, che chiude l'opera confermando il trionfo della morte sull'amore per la forza del destino.
Caratteri
La Celestina è un'opera unica per la creazione dei personaggi. Sebbene Calisto e Melibea appaiano come protagonisti, è Celestina a dominare l'intera opera, fatto che giustifica il cambiamento di titolo. Senza dubbio è il personaggio più ricco e complesso creato da Rojas; su di lei sono stati caricati tutti i superlativi immaginabili fino al demoniaco. Celestina non è demoniaca nel senso soprannaturale, ma la sua esistenza è possibile solo grazie ai vizi e alle miserie di una società urbana: è un personaggio che vive dei vizi e delle passioni altrui e trae da esse il proprio profitto. Senza i vizi e le miserie morali della città, Celestina non sarebbe possibile.
Per raggiungere i suoi scopi (prima di tutto il denaro), Celestina utilizza ogni arte: dalla stregoneria all'inganno. La sua grande passione è l'avidità: è questa che porta a corrompere i servi di Calisto; l'avidità non si ferma davanti a nulla. La sua conoscenza della natura umana, il raggiro, la finzione di compassione, il cinismo, l'ironia, la stregoneria e soprattutto la sua grande esperienza sono tutti al servizio della sua passione, che non è la lussuria ma l'avidità.
Celestina è passata ai posteri come incarnazione di una morale utilitaristica senza scrupoli, per cui tutto è lecito se è a proprio vantaggio: non si cura dei mezzi per raggiungere i fini. Il processo di perversione operato su soggetti come i servi di Calisto appare quasi demoniaco.
È importante notare che Celestina ama il suo mestiere e lo esercita con professionalità: per lei l'amore è una fonte di vita che la natura offre e, in tal senso, è «un buon lavoro» e una legge della sua vita. Psicologicamente, rivive nel suo ruolo lo splendore della sua giovinezza, come si vede nella scena con Areúsa.
Altro aspetto che ne definisce l'importanza è il suo ruolo sociale di intermediaria: Celestina è riconosciuta e richiesta in molti ambienti. Parmeno, nella sua descrizione, afferma che essa è ovunque e che tutti la cercano.
Calisto
Calisto, giovane nobile e straordinario per nobiltà d'animo e aspetto, manca di forza e determinazione rispetto a Melibea. È volubile, impressionabile, facilmente scoraggiato e più incline all'eccitazione passionale. Le sue due caratteristiche più salienti sono l'infatuazione totale e il suo egoismo insicuro. L'infatuazione lo porta a lodare Melibea in modo incontrollabile, incarnando il modello dell'amante cortese e dell'entusiasmo passionale non guidato dalla ragione. La passione lo schiavizza in un personaggio tragico.
L'insicurezza di Calisto è tale che perde importanza rispetto a Celestina e ai suoi servi, i quali assumono progressivamente ruoli essenziali nella vicenda. La passione di Calisto lo rende profondamente egoista: quando la notizia della morte dei suoi servi arriva, il suo dolore inizialmente sembra sincero ma poi presto vira verso la giustificazione e l'egocentrismo. Calisto pensa soprattutto a soddisfare i propri desideri, anche a costo della rovina altrui.
Melibea
Il ritratto che Calisto fa di Melibea sembra rispondere a uno stereotipo femminile ideale, con i resti della donna dell'amor cortese e i canoni estetici del Rinascimento. Tuttavia, la sua personalità è profondamente individuale: Melibea sa agire in modo pratico e diretto, cercando attivamente ciò di cui ha bisogno. Non è una giovane la cui volontà appare subito sottomessa ai genitori; non esita a ingannare, fingere o mettersi in azione per realizzare i propri desideri.
In questo senso, Melibea rappresenta nella letteratura spagnola il primo grande segno dell'individualismo difeso dal Rinascimento. Il processo della sua passione è espresso con autentica intuizione dell'animo femminile: dal rifiuto iniziale, attraverso il lavoro di convincimento, fino alla resa finale a Calisto nel giardino di casa, passando per le proteste e i rifiuti finti del periodo intermedio.
Melibea ama intensamente e non si fermerà davanti a nulla: cede alla passione, tradisce la fiducia del padre e della madre e si dà a Calisto. È una donna energica, passionale e, in certo senso, arrogante perché pretende passione e totalità nell'amore. Tuttavia il caso, il fato o il destino pongono fine a ogni passione: il loro progetto rientra nella moderna concezione delle donne, dotata di una bellezza idealizzata tipica del Rinascimento ma con una forte individualità, forza e passione.
I genitori di Melibea
I genitori di Melibea, Alisa e Pleberio, hanno una funzione più sociale che drammatica: riflettono un matrimonio borghese orgoglioso e fiducioso nell'innocenza della figlia. Sono personaggi che incarnano la convenzione sociale; la loro fiducia facilita i rapporti che Celestina intreccia con la famiglia e, in definitiva, contribuisce alla tragedia. Alisa introduce un elemento originale nell'opera: la quasi totale assenza di una madre attiva nel teatro contemporaneo. È autoritaria, pignola e ignorante riguardo alla vita interiore della figlia. Pleberio, padre amorevole, è preoccupato per la sicurezza economica della figlia e alla fine comprende tutto. Con il suo discorso retorico finale testimonia come l'incauta paternità di Melibea abbia permesso alla figlia di cadere nelle trappole dell'amore folle.
I servi di Calisto e i seguaci di Celestina
I servi di Calisto e le compagne di Celestina sono tratteggiati con maestria e originale verismo. Non sono semplici servitori fedeli: Parmeno, Sempronio, Elicia e Areúsa costituiscono l'incarnazione teatrale di una realtà sociale completa — il mondo dei servi e delle prostitute tipico delle grandi città. I loro interessi e conflitti sono paralleli a quelli dei personaggi di rango elevato e ciascuno è un mondo con i propri problemi, preoccupazioni e miserie.
Nella tragedia classica intervenivano re, eroi e dei; in La Celestina gli abitanti del popolo partecipano direttamente alla trama tragica, caratteristica della commedia umanistica. Fernando de Rojas cattura la crisi sociale del XV secolo notando lo stato socio-economico dei dipendenti: con audacia letteraria, fa intervenire servi e prostitute come personaggi dotati di autonomia sociale. I servi decidono, pongono condizioni ed esigono contropartite; sono la chiave dello sviluppo dell'opera, tanto che quando Sempronio e Parmeno muoiono subentrano immediatamente Sosia e Tristano. Nei servi troviamo dramma intimo, passione, interesse e avidità: tutto ruota attorno all'interesse e al desiderio di prosperare. Sono un riflesso della crisi sociale del tempo, con relativo risentimento e disprezzo nei confronti dei signori.
Genere: La Celestina
Nonostante l'apparente forma dialogica e drammatica, il genere a cui appartiene La Celestina è stato oggetto di discussione. La sua grande lunghezza rende praticamente irrappresentabile nella forma originale e il peculiare uso del tempo suggerisce una vicinanza al romanzo, da cui nasce anche la definizione spesso usata di "romanzo drammatico" o "romanzo in dialogo".
Nonostante ciò, l'opera è indubbiamente drammatica: la sua struttura è sostanzialmente teatrale, anche se in qualche modo travalica i confini del dramma classico. La Tragicommedia di Calisto e Melibea sembra non essere stata pensata essenzialmente per la rappresentazione scenica ma per la lettura, caratteristica che la avvicina alla commedia umanistica, genere che ispira l'opera di Fernando de Rojas. Questo genere, coltivato anche da Petrarca, si caratterizza per uno sviluppo semplice ma lungo e per l'interesse verso i ceti popolari della società. Un'altra caratteristica è l'uso del dialogo in registri colti e latineggianti.
Intenzionalità e significato
Fernando de Rojas dichiara nella «lettera ad un amico» di aver scritto il libro contro il fuoco d'amore, contro l'adulazione, i servi falsi e le malvagie donne-streghe; tali intenzioni morali sono ripetute anche alla fine in una poesia che esplicita il proposito. Alcuni critici hanno interpretato queste affermazioni come un pretesto per nascondere contenuti più pessimisti, irreligiosi o negativi dell'opera. Di fronte a queste ipotesi, recentemente si è affermata una reazione che difende la buona fede di Rojas.
L'autorità di Marcel Bataillon ha rilanciato l'interpretazione secondo cui La Celestina è stata scritta per essere letta e interpretata come un'opera morale. Tuttavia, ciò che complica ogni lettura univoca è l'immensa ricchezza di vita dell'opera che consente una molteplicità di significati e interpretazioni. Se Rojas avesse operato solo con simboli e personaggi stereotipati, il messaggio sarebbe stato univoco; ma la ricchezza stessa del testo ne rende molteplici le chiavi di lettura, come accade nella vita reale.
Linguaggio e stile
La Celestina nasce in un momento di maturità culturale: diversi movimenti letterari e culturali convergono nell'opera in un equilibrio mirabile. Si intrecciano influenze medievali e rinascimentali, colte e popolari, e questo determina largamente il linguaggio e lo stile.
Si possono distinguere una tendenza colta e latinizzante, con ornamenti retorici, e un registro popolare, ricco di proverbi ed espressioni vivaci. Tuttavia la separazione non è netta: i diversi registri linguistici non corrispondono rigidamente alle classi sociali; le tendenze si intersecano in funzione del mittente, dei diffusori e dell'argomento. Ciononostante è possibile individuare una tendenza alla differenziazione.
Lo stile elevato presenta moderazione pur con frequenti collocazioni del verbo alla fine della frase, melodie, amplificazioni, latinismi lessicali e sintattici, e l'uso ricorrente di infinito e participio presente. Le critiche a un eccesso di cultura e dottrina devono tener conto che l'abbondanza di sentenze e allusioni storiche o mitologiche risponde a una convenzione stilistica dell'epoca, paragonabile ad altre manifestazioni d'alto stile del Siglo de Oro.
Il linguaggio popolare impiegato è comunque misurato: evita idiomi grossolani o forme dialettali troppo marcate, pur conservando umorismo e vivacità attraverso proverbi e detti. Nel dialogo la tecnica di Rojas raggiunge grande perfezione: riesce a distinguere i diversi registri secondo l'intenzione autoriale, alternando monologhi caratterizzanti a dialoghi brevi e dialoghi oratori di grande ricchezza, funzionali alla lettura più che alla rappresentazione scenica.
Influenza de La Celestina
L'influenza de La Celestina sulla letteratura successiva è vasta. Fin dai primi anni furono prodotti sequel come il Concilio de la Celestina di Feliciano de Silva. La sua eco si rintraccia nelle grandi opere di Lope de Vega, in testi come La Dorotea, e in generi come il romanzo picaresco. L'opera fu tradotta nel Cinquecento in italiano, tedesco, francese e olandese.
Sebbene numerosi tentativi di adattamento scenico non abbiano avuto sempre successo, è stata più volte portata al cinema (tra gli adattamenti moderni si ricorda il film del 1996). Il personaggio di Celestina è stato studiato da critici come Ramiro de Maeztu come una figura costante della vita socio-letteraria spagnola, accanto a Don Chisciotte e Don Giovanni. Anche artisti come Picasso richiamarono la figura di Celestina nei loro ritratti del Periodo Blu. Il termine «celestina» è entrato nel lessico come sinonimo di intermediaria nei rapporti amorosi.
Figura d'intermediaria nei rapporti d'amore, universale ed eterna, Celestina è rimasta cristallizzata nella letteratura come un carattere emblematico e duraturo.