Le Cinque Vie di Tommaso d'Aquino: Dimostrazione dell'Esistenza di Dio e Critica all'Argomento Ontologico
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Le Cinque Vie di San Tommaso d'Aquino
Via 3: Contingenza e Necessità
La terza via risulta dalla considerazione del possibile e del necessario. Abbiamo osservato che le cose possono esistere o non esistere, possono essere distrutte e prodotte. Quindi, non tutto ciò che esiste porta sempre con sé la possibilità di non esistere (è contingente). Se tutte le cose fossero contingenti, vi fu un tempo in cui nulla sarebbe esistito. Se così fosse, nulla verrebbe all'esistenza dal nulla, e quindi anche ora non esisterebbe niente, il che è falso. Pertanto, è necessario che esista un essere necessario, il quale non ha la sua necessità da un altro, ma è la causa della necessità degli altri. Questo è Dio.
Via 4: Gradi di Perfezione
Questa via consegue dalla gerarchia dei valori trovati nelle cose. La bontà, la verità, l'unità e gli altri nobili valori si trovano nelle cose in diversi gradi, avvicinandosi al massimo. Pertanto, deve esistere qualcosa che è il massimo in tali perfezioni. Questo massimo, in ogni genere, è la causa ultima di ciò che appartiene a quel genere. Deve esserci qualcosa in tutti gli esseri che è la causa della sua esistenza e delle sue perfezioni. Questa è la via che conduce a Dio.
Via 5: Governo delle Cose (Ordine Teleologico)
Questa via deriva dall'ordine delle cose. Le cose che non hanno conoscenza (come gli enti naturali) agiscono in vista di un fine. Non agiscono casualmente, ma intenzionalmente. Queste cose tendono a un fine senza essere dirette da sé, ma da qualcuno dotato di conoscenza e intelligenza. Pertanto, deve esserci qualcuno per il quale tutte le cose sono dirette a un ordine intelligente. Questo è Dio.
Critica all'Argomento Ontologico di Sant'Anselmo
L'esistenza di Dio è di per sé evidente, ma non per noi (come stabilito nell'Articolo 1 della Questione 2 della Summa Theologiae). L'argomento ontologico per l'esistenza di Dio, rappresentato da Sant'Anselmo, utilizza il metodo a priori: l'analisi del soggetto (sostanza) mostra il predicato. Questo è un tipo di conoscenza chiamato propter quid (conoscenza della causa), che spiega il perché della cosa, basandosi sul principio di non contraddizione.
Chiunque comprenda la definizione di Dio come l'Essere più grande di cui non si può pensare nulla di maggiore, e che possiede tutte le perfezioni nel sommo grado, deve ammettere la sua esistenza totale.
La Critica di Tommaso d'Aquino
Tommaso d'Aquino ha criticato questa prova, concentrandosi sulla dimostrazione che la proposizione "Dio esiste" è evidente in sé, ma non per noi, perché non conosciamo l'essenza di Dio a causa delle condizioni cui è soggetta la conoscenza umana. San Tommaso ritiene impossibile una conoscenza intuitiva, diretta e innata di Dio e solleva punti contro la tesi agostiniana:
- Non tutti gli uomini hanno lo stesso significato di Dio: alcuni lo intendono come un corpo e altri come il mondo.
- L'argomento è fallace perché compie un abuso, passando dall'ordine di esistenza ideale o di pensiero a una reale esistenza ontologica.
- Non si può dedurre che Dio esista in realtà se il non credente non riconosce che la realtà è qualcosa che è la somma di tutte le perfezioni. L'ateo sostiene l'idea, ma nega l'esistenza reale.
Fondamenti Metodologici della Dimostrazione
L'esistenza di Dio è dimostrabile. L'Articolo 2 stabilisce i fondamenti metodologici della prova, determinando il punto di partenza e i principi per lo sviluppo della manifestazione. Come Aristotele, San Tommaso usa il principio di causalità, ma a un livello metafisico. La conoscenza può essere di due tipi: propter quid (come in Sant'Anselmo) e per effectum (come in San Tommaso), che parte dall'effetto per determinare l'esistenza della causa. Il propter quid è un ordine ontologico, come l'ordine dell'essere, dove la causa è prima.
Per dimostrare l'esistenza di Dio, si parte dall'esperienza sensoriale e si procede metafisicamente. Si pone il terzo livello di astrazione in cui l'essere è contingente, fatto e creato. La conoscenza della realtà è abbastanza comprensibile come oggetto di conoscenza.
Tuttavia, i miscredenti sostengono che la ragione umana è legata al mondo sensibile e non può superare l'astrazione. A livello ontologico, tutto è ridotto al Fenomeno. Il processo di dimostrazione di Dio è di tipo induttivo, procedendo dall'effetto all'esistenza della Causa.
San Tommaso introduce la teoria della causa in sé e del primo motore che sono intimamente legati e determinano la causa. Per trovare la vera causa, si deve partire da una precedente definizione nominale. L'effetto è usato come una definizione della causa, ma possiamo solo conoscere la sua esistenza, non possiamo avere una conoscenza della sua essenza.
Via 1: Il Movimento (Motore Immobile)
Questa via risulta dal movimento che i sensi percepiscono. Tutto ciò che si muove è mosso da un altro. Nulla si muove se non è in potenzialità di farlo. Ciò che muove è in atto. È possibile passare dalla potenza all'atto, ma sempre guidati da qualcosa che è già in atto. È impossibile muoversi ed essere mosso al tempo stesso, o muoversi da sola. Tutto deve essere mosso da un altro, e questo da un altro, ma non si può procedere all'infinito, perché altrimenti non ci sarebbe un primo motore. È quindi necessario giungere a un Primo Motore che non è mosso da nessuno. Questo è Dio.
Via 2: La Causa Efficiente
La seconda via si deduce dalla causa efficiente nel mondo sensibile. Esiste un ordine delle cause efficienti, ma nessuna è causa di sé stessa, poiché sarebbe anteriore a sé stessa, il che è impossibile. Non è possibile procedere all'infinito, perché esiste un ordine. Il primo termine è la causa di quello successivo. Se non vi fosse una Causa Prima, non ci sarebbe né l'ultimo, né il secondo, né alcun effetto. Se si procedesse all'infinito, non esisterebbe la Causa Prima o qualsiasi altra causa, e questo è falso. È necessario ammettere una Prima Causa Efficiente. Questa è Dio.