L'Era della Coesistenza Pacifica: Crisi, Dissidenza e la Guerra del Vietnam (1954-1975)

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La Coesistenza Pacifica (1954-1975): Nuovi Leader e l'Inizio del Disgelo

A partire dal 1953, si assistette a un cambio di leadership nelle due grandi potenze: Dwight D. Eisenhower divenne Presidente degli Stati Uniti e, nello stesso anno della morte di Stalin, gli successe Nikita Krusciov. Entrambi i leader sembravano più disposti a negoziare rispetto ai loro predecessori, dando inizio al disgelo nelle relazioni tra le due potenze. Questa nuova fase nei rapporti tra i due blocchi è nota come Coesistenza Pacifica. Tuttavia, questo periodo non fu assolutamente esente da conflitti. I colloqui tra le superpotenze si alternarono a momenti di grande tensione internazionale che, in casi gravi, portarono il mondo sull'orlo del conflitto nucleare.

I Conflitti Interni ai Blocchi

Dissidenza nel Blocco Comunista

In molti paesi dell'Europa Orientale si verificarono movimenti popolari contro il dominio politico esercitato dall'Unione Sovietica. I casi più importanti furono:

  • La Rivolta Ungherese del 1956.
  • Il movimento di riforma cecoslovacco, noto come Primavera di Praga, del 1968.

In tutti i casi, il dissenso fu duramente represso e l'esercito sovietico intervenne per sedare le rivolte. Anche altri paesi comunisti si allontanarono dall'URSS. Il caso più significativo fu la Cina che, dopo la morte di Stalin, prese le distanze da Mosca.

Tensioni nel Blocco Occidentale

Il caso più significativo fu quello della Francia, sotto la presidenza di Charles de Gaulle, che promosse una politica autonoma ed equidistante dalle due superpotenze, sviluppando un proprio arsenale nucleare.

L'atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti del dissenso fu molto più rapido nei paesi dell'America Latina. Qui, gli Stati Uniti intervennero in governi che si allontanavano dai loro principi politici, talvolta promuovendo e sostenendo colpi di stato, talvolta finanziando guerriglieri ed eserciti di invasione. Paesi come il Guatemala e il Cile furono colpiti dal costante coinvolgimento statunitense.

I Conflitti tra i Blocchi

La Seconda Crisi di Berlino e il Muro

Berlino, per la sua posizione all'interno del Blocco Orientale, rappresentava un facile punto di contatto tra i due blocchi. Molti residenti fuggivano dalla Repubblica Democratica Tedesca (RDT) verso il lato Ovest, attratti da un migliore tenore di vita. Nel 1961, il governo tedesco-orientale iniziò la costruzione di una barriera per separare la parte Est della città da quella Ovest: il Muro di Berlino.

La Crisi di Cuba (1962)

Nel 1959, la guerriglia guidata da Fidel Castro prese il potere a Cuba. Il nuovo regime rappresentava una minaccia per gli interessi occidentali. L'opposizione degli Stati Uniti al cambiamento politico sull'isola spinse il governo di Castro ad avvicinarsi all'Unione Sovietica. Gli USA considerarono pericolosa la presenza di un alleato sovietico a soli 150 km dalle loro coste, temendo che potesse destabilizzare l'America Latina e promuovere la nascita di movimenti rivoluzionari in altri paesi.

Gli Stati Uniti sponsorizzarono l'invasione di Cuba alla Baia dei Porci, condotta da esuli cubani guidati dalla CIA, con l'obiettivo di rovesciare Castro. L'invasione fu un fiasco. La risposta di Castro fu quella di chiedere aiuti militari e protezione all'Unione Sovietica.

Nel 1962 scoppiò il conflitto più grave: a Cuba fu rilevata la presenza di missili nucleari sovietici. Il Presidente John F. Kennedy ordinò un blocco navale intorno all'isola. Krusciov, alla fine, ordinò il ritiro delle navi e lo smantellamento delle rampe di missili.

La Crisi di Cuba fu il momento più pericoloso della Guerra Fredda, tenendo il mondo col fiato sospeso per la possibilità di un'imminente guerra nucleare.

La Guerra del Vietnam (1964-1975)

Il successivo punto di attrito tra le due superpotenze si manifestò in Vietnam attraverso una delle cosiddette "guerre locali". La penisola indocinese era stata una colonia francese. Dopo una lunga guerra, la Francia si ritirò dalla zona sconfitta, e l'accordo divise il paese in due stati:

  • Il Vietnam del Nord, con un regime comunista guidato da Ho Chi Minh.
  • Il Vietnam del Sud, governato da una dittatura filo-occidentale.

Nel Vietnam del Sud era attiva una guerriglia comunista, i Vietcong, sostenuta dal regime del Nord, che minacciava di rovesciare il governo. Gli Stati Uniti decisero di sostenere il regime del Vietnam del Sud, temendo l'imposizione del comunismo in tutto il paese. Volevano evitare il cosiddetto "effetto domino", secondo cui una rivoluzione in un paese avrebbe potuto servire da esempio per la diffusione di governi filo-sovietici nei paesi vicini.

L'intervento armato degli Stati Uniti iniziò nel 1964, e le forze impiegate superarono le 500.000 unità. Ma fu tutto vano: né l'escalation, né la superiorità tecnologica, né l'uso di armi chimiche o gli attacchi aerei riuscirono a dominare un nemico che utilizzava tattiche di guerriglia e godeva di un ampio sostegno popolare. Inoltre, l'opposizione al conflitto si diffuse in tutto l'Occidente, anche all'interno degli Stati Uniti, a causa delle immagini mostrate in televisione.

Nel 1973 fu raggiunto un accordo di cessate il fuoco: gli Stati Uniti ritirarono tutte le loro truppe e acconsentirono alla riunificazione del paese. Nel 1975, il Vietnam si riunificò formando la Repubblica Socialista del Vietnam, che fu immediatamente integrata nel blocco sovietico. Nello stesso periodo, anche i paesi vicini del Laos e della Cambogia caddero nell'orbita sovietica. La Guerra del Vietnam rappresentò per gli Stati Uniti un'enorme perdita di prestigio internazionale.

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