Crisi finanziaria 2008: cause, contagio globale e risposte di politica economica

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Riassunto: La grande crisi del 2008 – Cause e conseguenze

La crisi del 2008 ebbe origine negli USA nel 2006 con la caduta dei prezzi delle case. Durante il precedente periodo di espansione erano stati concessi mutui subprime a debitori ad alto rischio. Quando il valore degli immobili calò, molti mutuatari si trovarono con debiti superiori al valore della casa, portandoli all’insolvenza.

Le banche avevano trasformato questi mutui in strumenti finanziari derivati complessi, vendendoli ad altre banche e investitori e aumentando la leva finanziaria. Il crollo dei prezzi delle case rese inesigibili molti mutui, provocando il crollo del valore dei derivati e la crisi del sistema bancario, culminata nel fallimento di Lehman Brothers.

La crisi finanziaria divenne rapidamente una crisi economica: i tassi di interesse salirono, le aspettative peggiorarono, i consumi e gli investimenti calarono, si fermò la costruzione di nuove abitazioni, il reddito scese e la disoccupazione aumentò.

Dalla crisi americana alla crisi mondiale

La crisi finanziaria iniziata negli USA si è rapidamente diffusa a livello mondiale attraverso due canali principali:

Commercio internazionale

La riduzione del reddito in USA ed in Europa ha causato un calo delle importazioni e una diminuzione del commercio mondiale del 15%.

Sistema finanziario globale

Molte banche europee erano esposte ai mutui subprime statunitensi, causando il crollo delle loro quotazioni in borsa, una crisi di liquidità e un blocco del credito bancario, con effetti negativi sull’economia reale.

Impatto globale

Le economie avanzate (Europa, Giappone) hanno subito una forte contrazione del PIL (oltre il 3%). Le economie emergenti hanno mantenuto una crescita positiva, ma più bassa rispetto al periodo precedente.

Disoccupazione

La disoccupazione è aumentata: negli USA l’aumento iniziò dal 2007, ma tornò a calare dopo il 2010. In Europa la disoccupazione aumentò dal 2008 fino al 2013.

Inflazione e deflazione

Negli USA e in Giappone si verificò deflazione nel 2009. Nell’Eurozona l’inflazione calò più gradualmente, ma scese quasi a zero.

Crisi dei debiti sovrani in Europa

L’alto debito pubblico europeo ha spaventato gli investitori internazionali, che hanno richiesto tassi di interesse più elevati. I governi hanno risposto con politiche di austerità (tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse), riducendo la domanda aggregata e aggravando la crisi dell’euro.

La risposta della politica economica alla crisi

Prima della crisi del 2008, la politica monetaria era lo strumento principale nelle economie avanzate, con l’obiettivo di controllare l’inflazione tramite il tasso d’interesse e la quantità di moneta. La politica fiscale era invece considerata meno importante, a causa dei dubbi sulla sua efficacia e dei vincoli legati all’elevato debito pubblico.

La crisi ha però messo in discussione questa visione: la stabilità dell’inflazione e dell’output gap non è bastata a evitare la crisi finanziaria e la recessione. Inoltre, la politica monetaria da sola non è riuscita a risolvere la crisi.

Per sostenere la ripresa della domanda, la FED e la BCE hanno mantenuto tassi d’interesse molto bassi, ma una volta raggiunto il zero lower bound questi strumenti si sono rivelati inefficaci. A quel punto è stato necessario un ritorno alla politica fiscale per stimolare la domanda e sostenere l’economia. Parallelamente, le banche centrali hanno adottato politiche monetarie non convenzionali:

  • Quantitative easing (QE): acquisto di titoli pubblici per aumentare la liquidità e stimolare produzione, occupazione e inflazione.
  • Credit easing: acquisto di titoli privati per favorire l’offerta di credito al settore produttivo.

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