La Crisi Finanziaria e la Società Cetuale della Monarchia Spagnola (XVI Secolo)
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Le Difficoltà Finanziarie dell'Impero Spagnolo (XVI Secolo)
La gestione della politica estera imperiale, che ha richiesto una spesa straordinaria e continua per mantenere un forte esercito e un'amministrazione più ampia, è stata un enorme e insopportabile sforzo finanziario. Questo peso ricadde soprattutto sulla Castiglia, la quale, pur sostenendo di trarre la maggior parte dei benefici dall'impero d'oltremare e dall'esercito della Monarchia, dovette in cambio assumersi gran parte dell'onere finanziario a causa di una triplice caratteristica che ebbe un forte impatto sulla vita economica:
- Un deficit nel volume fiscale.
- Un'organizzazione inefficiente nel suo funzionamento.
- La lentezza nella riscossione delle tasse.
Il Regime Fiscale Ordinario
In generale, le spese di ordinaria amministrazione (Casa Reale, Burocrazia, le alte corti, gli eserciti) venivano coperte dalle imposte ordinarie. Tra queste spiccavano:
- L'*Alcabala* (il 10% su ogni acquisto o vendita).
- I *Servizi* (imposte votate dal Parlamento ogni tre anni).
Altri proventi, meno importanti, erano i soldi reali derivanti dalle dogane (terrestri o marittime), dalle miniere reali o dalla *Bolla della Crociata*, concessa dal Papa per combattere gli infedeli.
Questo regime, fissato al tempo dei Re Cattolici, fu riorganizzato dall'Imperatore Carlo V, che creò il Consiglio delle Finanze nel 1523.
Il Ricorso al Debito Straordinario
La mancanza di risorse regolari e la lentezza nel recupero fecero sì che, in caso di conflitti armati e quindi di bisogno di ingenti somme di denaro, sia l'Imperatore che suo figlio Filippo II fossero costretti a ricorrere a raccolte straordinarie:
- Nuove tasse.
- I prestiti ai grandi banchieri (*asientos*).
- L'emissione di debito pubblico (*juros*).
La crescita e la creazione di nuove imposte fu costante: fu creato il monopolio del sale, fu imposta una tassa sul funzionamento della lana, e Filippo II creò l'imposta dei *millones* (milioni). Il Re ottenne inoltre il permesso dal Papa di tassare il clero con due nuove imposte, destinate a combattere gli infedeli: il *Subsidio* e l'*Excusado*.
Gli *Asientos* e i *Juros*
Gli *asientos* erano il meccanismo preferito di Carlo V e consistevano fondamentalmente in capitale anticipato dai grandi banchieri in attesa di essere ricompensati con interessi, soprattutto con i metalli preziosi provenienti dalle Indie. Tra i fornitori vi erano:
- Castigliani, come Simón Ruiz e Rodrigo de Dueñas.
- Tedeschi, come i Fugger e i Welser.
- Soprattutto Genovesi, come gli Spinola, i Centurione o i Balbi.
Un'altra alternativa erano i *juros* che, deviando i risparmi privati dall'attività produttiva, ebbero nel medio termine un effetto negativo sull'economia.
Le Conseguenze del Debito
Come conseguenza della necessità di mantenere con le armi l'egemonia spagnola nel mondo, lo Stato era permanentemente in deficit. Tra le cause dell'abdicazione di Carlo V vi fu il fatto che egli doveva, nel 1556, oltre 6 milioni di ducati ai contraenti (i banchieri), e il debito in *juros* era ancora più elevato. Filippo II dovette dichiarare la bancarotta dello Stato per ben tre volte (1557, 1575, 1596), e negli ultimi 25 anni del suo regno, emise un enorme debito pubblico in *juros* per oltre 40 milioni di ducati. La politica estera influenzò la solvibilità dello Stato, indebolendo così il potenziale di crescita economica dei paesi europei continentali della monarchia.
In considerazione di queste difficoltà strutturali delle finanze, le Americhe rappresentarono per i governi una costante speranza. Oro e argento erano sempre previsti come supporto per sovvenzionare i *tercios* (soldati spagnoli) sparsi in varie zone d'Europa.
La Società Cetuale Spagnola nel XVI Secolo
La società del XVI secolo fu caratterizzata dal predominio della nobiltà e del clero, e dalla persecuzione di ogni dissenso religioso o ideologico. Ciò portò alla formazione di una società dominata da gruppi più conservatori, in cui il valore più alto non era più la ricchezza comune ma l'*Hidalgo* (nobile), anche se non aveva fortuna.
Nobiltà e Clero: I Privilegiati
La nobiltà, circa il 5% della popolazione, comprendeva i *Titolati* di Spagna, Castiglia e i *Grandi* (*Grandes*), vera élite benestante, fino ai signori minori, con proprietà molto più precarie. Inoltre, nel corso dei secoli XVI e XVII, l'acquisto di titoli e dignità divenne normale, così come l'ascesa della nobiltà al servizio della monarchia (la nobiltà di spada e di corte).
Notevoli differenze esistevano anche all'interno del clero, che rappresentava tra il 5% e il 10% della popolazione. L'alto clero (vescovi, cardinali e abati) manteneva situazioni simili alla nobiltà, mentre il basso clero (parroci, cappellani, religiosi) viveva in generale in condizioni simili a quelle degli artigiani o dei contadini. La *Signoria* (possesso relativo a una famiglia o a un ente ecclesiastico) era la forma di dominio più diffusa e il segno più forte di rilievo sociale.
Il Popolo Comune e gli Emarginati
Tra i meno privilegiati, il popolo comune, soggetto al pagamento delle imposte e al sistema giudiziario, comprendeva sia gli agricoltori (sicuramente l'80% della popolazione) sia gli abitanti dei centri urbani. Tra di loro vi erano enormi differenze di ricchezza. Le vite dei ricchi proprietari terrieri e dei maestri artigiani avevano poco a che fare con quelle dei piccoli agricoltori, dei braccianti o del proletariato urbano. Tuttavia, tutti erano soggetti al dominio della nobiltà e a oneri fiscali, che in Castiglia erano molto numerosi.
Infine, c'erano gruppi emarginati in base all'origine etnica o religiosa: i *moriscos* (mori convertiti) e gli ebrei convertiti (*marrani*). La loro origine fu sempre motivo di emarginazione e persecuzione, e molti cercavano di nascondere le proprie radici per paura di rappresaglie, dato che la purezza del sangue era necessaria per il prestigio sociale, l'appartenenza alla nobiltà e l'accesso alle cariche pubbliche. Almeno il 15% della popolazione era costituita da mendicanti e persone senza lavoro.