Differenze tra Impressionismo e Post-Impressionismo: Van Gogh e La Notte Stellata

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Differenze tra Impressionismo e Post-Impressionismo

Le linee guida dell'impressionismo si sintetizzano nei seguenti punti: ripresa della pittura all'aperto (en plein air), velocità nella creazione dell'opera nata da una visione pittorica che tentava di rappresentare l'oggetto in maniera naturale e oggettiva. Queste caratteristiche avvicinano la pittura alla fotografia, nata proprio in quegli anni. Sta proprio nel superamento di questa visione (quasi meccanica) della realtà il concetto alla base del post-impressionismo. I pittori post-impressionisti, infatti, rifiutano la sola impressione visiva e la libertà del colore e, cercando di andare oltre, attuano:

  • Ripristino della linea di contorno e del disegno e, di conseguenza, ritorno all'utilizzo del marrone e del nero;
  • Stesura del colore in campiture piatte e monocromatiche;
  • Tendenza al linearismo e predilezione per la bidimensionalità;
  • Non dipingono più all'aperto, ma in atelier (quadri di dimensioni spesso imponenti) e i soggetti sono studiati, cioè preceduti da disegni preparatori.

Le tecniche da loro utilizzate danno un'impostazione soggettiva alle opere, che non saranno più solo una visione rapida della realtà, ma la personale visione, di come l'oggetto appare al pittore.

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La notte stellata di Vincent van Gogh (1889)

Dipinto nel 1889, 'La notte stellata' di Vincent van Gogh (di cui esistono, peraltro, molteplici versioni) rappresenta forse, più di ogni altra opera del grande pittore olandese, la summa della sua concezione naturalistica, non tanto in termini strettamente filosofici, ma nel senso del suo rapporto quotidiano, visivo, con il mondo esterno e, nella fattispecie, col firmamento.

Se osserviamo le dimensioni attribuite alle figure, prevale la volta stellata: il cielo, maculato di astri, di bagliori e di aureole. È evidente l'intento dell'autore di rappresentare un mondo sensibile che affascina, stupisce e ammalia per la sua grandiosità e per l'energia che può emanare. La carica espressiva di Van Gogh fa sì che il cielo copra il paesaggio sottostante, quasi ad avvolgerlo e a proteggerlo 'affettuosamente' in un largo e materno abbraccio. I colori della volta celeste si riflettono sulle case, sulle montagne e sui colli; una miriade di tasselli blu, gialli e verdi si giustappongono, si accostano e si mescolano, riportando alla mente le composizioni divisioniste di Seurat.

Non mancano, tuttavia, nel dipinto aspetti enigmatici e inquietanti, come, ad esempio, la presenza in primo piano del cipresso, con la sua imponente sagoma scura, che sembra ricondurre immediatamente l'osservatore alla realtà dell'umano destino. Questi elementi sono resi ancor più palpabili dalla pennellata corposa e materica, impressa sulla tela con un'energia che non è solo muscolare o fisica, ma proviene dal profondo dell'animo.

Ancor prima dei soggetti dipinti, è proprio quest'istintività e questa forza compositiva a indicare il travagliato rapporto dell'artista con la realtà del mondo e della vita. Tutto parla d'incanto nella tela: magico e fatato appare il piccolo villaggio che dorme, rischiarato dalla luna nel cielo. Eppure il tratto tortuoso, spezzato e talvolta cupo rivela l'indubitabile tormento interiore dell'autore. Al contempo, la scelta di tonalità calde, presenti qua e là come il giallo e l'arancio, contribuisce a rasserenare l'animo e a offrire una sensazione di bellezza e di vita.

Analogamente, i flussi atmosferici (o, se si vuole, le nebulose astrali), risolti in forme turbinose e spiraleggianti, sembrano possedere un impeto e una vita propri, e autorizzerebbero perciò a immaginare una matrice superiore, divina.

Dunque, Van Gogh, pittore spesso solare — di girasoli, di campi di grano, di prati — non ha potuto sottrarsi al fascino di un paesaggio illuminato dalla luna, vissuta nel suo cuore come faro prezioso o addirittura come 'sole della notte'. Tuttavia la composizione è comunque tinta da una vena malinconica che lo accomuna ad altri artisti dell'Ottocento, fra cui il nostro Leopardi.

Il tema del firmamento, in particolare della luna, è presente in molti poeti ed anche nel Recanatese, pur se in quest'ultimo assume volutamente le caratteristiche del quesito profondo, della riflessione filosofica e della speculazione metafisica. Anche Leopardi riflette sul rapporto uomo-natura e sull'impossibilità dell'individuo moderno di vivere un'esistenza appagante e armoniosa con la realtà della vita. Calzante ci sembra l'esempio del 'Canto notturno di un pastore errante dell'Asia', nel quale ancora una volta viene espresso il suo pessimismo cosmico.

E forse vale la pena completare il raffronto tra i due artisti notando che il paesaggio di Van Gogh è fisico e concreto, anche se poi finisce con l'indurre chi osserva a considerazioni sovrasensibili ed esistenziali, mentre la luna descritta da Leopardi è silenziosa, astratta e, tutto sommato, lontana; troppo lontana dagli uomini per poter fornire risposte ai tanti interrogativi che essi si pongono e che spesso finiscono per farli smarrire, come sempre succede di fronte a un imperscrutabile mistero.

La luna di Van Gogh (che rimane un artista tormentato da vicende personali, oltre che dalla, più o meno cosciente, partecipazione agli eventi del tardo decadentismo) ha il calore, la suggestione e l'energia per consolare; quella di Leopardi appare soltanto un enorme sasso in mezzo al cielo, privo di ragione di esistere in termini di risposta umana, perché nulla può fare per l'uomo se non illuminargli materialmente il cammino.

La luna di Van Gogh è romantica, amica e calda come la passione impetuosa e travolgente per la vita; quella di Leopardi è una luna più razionale e fredda, ma non per questo meno bella e struggente.

Ciò che accomuna i due artisti non è, ovviamente, la loro collocazione temporale all'interno del medesimo secolo, ma l'uguale sentire e il lirico sgomento di fronte alla varietà dell'esistente.

Differenze tra Impressionismo e Post-Impressionismo

Le linee guida dell'impressionismo si sintetizzano nei seguenti punti: ripresa della pittura all'aperto (en plein air), velocità nella creazione dell'opera nata da una visione pittorica che tentava di rappresentare l'oggetto in maniera naturale e oggettiva. Queste caratteristiche avvicinano la pittura alla fotografia, nata proprio in quegli anni. Sta proprio nel superamento di questa visione (quasi meccanica) della realtà il concetto alla base del post-impressionismo. I pittori post-impressionisti, infatti, rifiutano la sola impressione visiva e la libertà del colore e, cercando di andare oltre, attuano:

  • Ripristino della linea di contorno e del disegno e, di conseguenza, ritorno all'utilizzo del marrone e del nero;
  • Stesura del colore in campiture piatte e monocromatiche;
  • Tendenza al linearismo e predilezione per la bidimensionalità;
  • Non dipingono più all'aperto, ma in atelier (quadri di dimensioni spesso imponenti) e i soggetti sono studiati, cioè preceduti da disegni preparatori.

Le tecniche da loro utilizzate danno un'impostazione soggettiva alle opere, che non saranno più solo una visione rapida della realtà, ma la personale visione, di come l'oggetto appare al pittore.

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La notte stellata di Vincent van Gogh (1889)

Dipinto nel 1889, 'La notte stellata' di Vincent van Gogh (di cui esistono, peraltro, molteplici versioni) rappresenta forse, più di ogni altra opera del grande pittore olandese, la summa della sua concezione naturalistica, non tanto in termini strettamente filosofici, ma nel senso del suo rapporto quotidiano, visivo, con il mondo esterno e, nella fattispecie, col firmamento.

Se osserviamo le dimensioni attribuite alle figure, prevale la volta stellata: il cielo, maculato di astri, di bagliori e di aureole. È evidente l'intento dell'autore di rappresentare un mondo sensibile che affascina, stupisce e ammalia per la sua grandiosità e per l'energia che può emanare. La carica espressiva di Van Gogh fa sì che il cielo copra il paesaggio sottostante, quasi ad avvolgerlo e a proteggerlo 'affettuosamente' in un largo e materno abbraccio. I colori della volta celeste si riflettono sulle case, sulle montagne e sui colli; una miriade di tasselli blu, gialli e verdi si giustappongono, si accostano e si mescolano, riportando alla mente le composizioni divisioniste di Seurat.

Non mancano, tuttavia, nel dipinto aspetti enigmatici e inquietanti, come, ad esempio, la presenza in primo piano del cipresso, con la sua imponente sagoma scura, che sembra ricondurre immediatamente l'osservatore alla realtà dell'umano destino. Questi elementi sono resi ancor più palpabili dalla pennellata corposa e materica, impressa sulla tela con un'energia che non è solo muscolare o fisica, ma proviene dal profondo dell'animo.

Ancor prima dei soggetti dipinti, è proprio quest'istintività e questa forza compositiva a indicare il travagliato rapporto dell'artista con la realtà del mondo e della vita. Tutto parla d'incanto nella tela: magico e fatato appare il piccolo villaggio che dorme, rischiarato dalla luna nel cielo. Eppure il tratto tortuoso, spezzato e talvolta cupo rivela l'indubitabile tormento interiore dell'autore. Al contempo, la scelta di tonalità calde, presenti qua e là come il giallo e l'arancio, contribuisce a rasserenare l'animo e a offrire una sensazione di bellezza e di vita.

Analogamente, i flussi atmosferici (o, se si vuole, le nebulose astrali), risolti in forme turbinose e spiraleggianti, sembrano possedere un impeto e una vita propri, e autorizzerebbero perciò a immaginare una matrice superiore, divina.

Dunque, Van Gogh, pittore spesso solare — di girasoli, di campi di grano, di prati — non ha potuto sottrarsi al fascino di un paesaggio illuminato dalla luna, vissuta nel suo cuore come faro prezioso o addirittura come 'sole della notte'. Tuttavia la composizione è comunque tinta da una vena malinconica che lo accomuna ad altri artisti dell'Ottocento, fra cui il nostro Leopardi.

Il tema del firmamento, in particolare della luna, è presente in molti poeti ed anche nel Recanatese, pur se in quest'ultimo assume volutamente le caratteristiche del quesito profondo, della riflessione filosofica e della speculazione metafisica. Anche Leopardi riflette sul rapporto uomo-natura e sull'impossibilità dell'individuo moderno di vivere un'esistenza appagante e armoniosa con la realtà della vita. Calzante ci sembra l'esempio del 'Canto notturno di un pastore errante dell'Asia', nel quale ancora una volta viene espresso il suo pessimismo cosmico.

E forse vale la pena completare il raffronto tra i due artisti notando che il paesaggio di Van Gogh è fisico e concreto, anche se poi finisce con l'indurre chi osserva a considerazioni sovrasensibili ed esistenziali, mentre la luna descritta da Leopardi è silenziosa, astratta e, tutto sommato, lontana; troppo lontana dagli uomini per poter fornire risposte ai tanti interrogativi che essi si pongono e che spesso finiscono per farli smarrire, come sempre succede di fronte a un imperscrutabile mistero.

La luna di Van Gogh (che rimane un artista tormentato da vicende personali, oltre che dalla, più o meno cosciente, partecipazione agli eventi del tardo decadentismo) ha il calore, la suggestione e l'energia per consolare; quella di Leopardi appare soltanto un enorme sasso in mezzo al cielo, privo di ragione di esistere in termini di risposta umana, perché nulla può fare per l'uomo se non illuminargli materialmente il cammino.

La luna di Van Gogh è romantica, amica e calda come la passione impetuosa e travolgente per la vita; quella di Leopardi è una luna più razionale e fredda, ma non per questo meno bella e struggente.

Ciò che accomuna i due artisti non è, ovviamente, la loro collocazione temporale all'interno del medesimo secolo, ma l'uguale sentire e il lirico sgomento di fronte alla varietà dell'esistente.

Il Post-Impressionismo e Van Gogh

Van Gogh, rispetto agli impressionisti, tende a proiettare nella realtà se stesso e quindi a trasformarla, a trasfigurarla secondo i suoi sentimenti. Anche Van Gogh, come Gauguin, usa la linea non come mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva, trasformando il colore reale per renderlo suggestivo: il colore non è dunque quello reale, ma un colore che suggerisce l'emozione, un colore attraverso cui Van Gogh si esprime con più forza.

L'importante quindi non è descrivere i fatti in modo oggettivo, ma cogliere il significato umano di ciò che si rappresenta, così come lo si sente.

Nel 1886, anno in cui si trasferisce a Parigi, vi è una svolta nella pittura di Van Gogh: egli infatti comprende appieno l'impressionismo, schiarendo la sua tavolozza (fino ad allora scura e monotona), e viene a contatto con le teorie di Seurat, adottandole con grande entusiasmo. Qui però non si può parlare di puntinismo nel senso stretto, ma di divisionismo, in quanto i puntini si trasformano in linguette di colore accostate e disposte coerentemente alla forma del soggetto (come si nota nel suo Autoritratto).

Nel 1888 si trasferisce ad Arles, nel sud della Provenza, regione ricca di colori e luminosità. Ha il progetto di aprire un Atelier del Sud, un luogo in cui tutti gli artisti che avrebbero voluto cercare pace e tranquillità avrebbero potuto rifugiarsi: invece qui la sua situazione mentale peggiora ed è costretto a ricoverarsi diverse volte in case di cura. Nonostante tutto, in questo periodo dipinge circa 200 opere di altissimo livello.

Per molto tempo Van Gogh è stato studiato in chiave psicoanalitica, cercando di capire quanto le sue turbe psichiche abbiano potuto influire sul suo modo di esprimersi. Ciò che è importante non è tanto la patologia in sé, ma il fatto che le opere di Van Gogh appaiono come l'espressione dell'angoscia esistenziale dell'uomo moderno in un momento di crisi dei grandi valori tradizionali che lo avevano rassicurato nel corso dell'Ottocento.

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Van Gogh non usa la linea come mezzo descrittivo ma le conferisce una funzione espressiva: trasfigura la realtà a favore del proprio 'io', trasforma il colore reale per renderlo suggestivo e suscitare emozioni. Van Gogh non narra semplicemente fatti o descrive luoghi: è interessato al significato umano di ciò che rappresenta. Significativa è un'affermazione di Octave Mirbeau, uno dei pochi che capì immediatamente il valore della sua arte: 'non si era immedesimato nella natura, aveva immedesimato in se stesso la natura; l'aveva obbligata a piegarsi, a modellarsi secondo le forme del proprio pensiero, a seguirlo nelle sue impennate, addirittura a subire le sue deformazioni...'.

In un primo momento il tema preferito è la vita dei contadini, il loro lavoro e la loro fatica, che Van Gogh ammira profondamente.

Nel 1886, anno in cui Van Gogh si trasferisce a Parigi, ha luogo l'ultima mostra degli impressionisti e si apre una nuova stagione artistica: il puntinismo. Van Gogh scopre la bellezza del colore e schiarisce la sua tavolozza, fino ad allora sempre scura e monotona. Ma in Van Gogh l'accostamento dei puntini è un mezzo per eludere la mera restituzione del vero: i puntini si trasformano gradualmente in linguette di colore disposte secondo un ordine coerente alla forma del soggetto. Il bisogno di evadere e di cercare nuovi ambienti e nuovi colori lo spinge a trasferirsi ancora una volta: sceglie la Provenza, Arles. Qui produce molte opere (circa duecento) e raggiunge un altissimo livello nonostante l'avanzare della sua malattia mentale.

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L'arte di Van Gogh nasce dalla necessità interiore di testimoniare, attraverso il linguaggio compiuto dell'arte, una profonda difficoltà e tragicità interiore, quasi un sintomo della grande crisi che attraversa l'Europa alla fine del secolo.

In sintesi: caratteristiche principali

  1. Pittura realisto-sociale, spesso cupa e drammatica, segno di una profonda tragicità interiore.
  2. Superamento del realismo e allontanamento dall'iniziale vicinanza ai modi di Millet.
  3. Uso simbolico del segno e del colore, espressivi di uno stato d'animo.
  4. Profondo interesse per la resa cromatica della luce, disgiunto però dall'approccio scientifico tipico dei pointillistes.
  5. Nella stesura del colore progressivo distacco dalla lezione di Gauguin a favore di una disposizione a tratti e filamenti che diventerà caratteristica del pittore.
  6. Annuncio di tendenze che anticipano l'espressionismo.

Voci correlate: