Distribuzione del Reddito: Teorie Economiche e Dinamiche di Mercato
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La Sfera della Distribuzione del Reddito
Il problema della distribuzione del reddito è sempre stato al centro di un notevole dibattito: per gli aspetti politici e sociali a esso connessi, si può anzi dire che è il tema più importante e più controverso dell'economia. Per distribuzione del reddito si intende il modo in cui il flusso di ricchezza prodotta in un sistema economico viene ripartito tra i soggetti che hanno collaborato a produrlo.
Teorie alternative sulla distribuzione del reddito
La teoria classica: il profitto come residuo
Questa teoria fu elaborata da Adam Smith e David Ricardo: sostiene che il salario è fissato al livello di sussistenza e il profitto è il residuo che resta all'imprenditore dopo che ha pagato tutti gli altri fattori produttivi.
La teoria neoclassica: i redditi come remunerazione dei singoli fattori
La teoria neoclassica sulla distribuzione del reddito, elaborata dai marginalisti, afferma che il salario, l'interesse, la rendita e il profitto dipendono dal contributo specifico che ciascun fattore (lavoro, capitale, terra, organizzazione) dà al processo produttivo.
La teoria neokeynesiana: il salario come residuo
Elaborata dai seguaci di Keynes, questa teoria sostiene che, una volta determinato il livello degli investimenti e il relativo tasso di sviluppo del sistema economico, il salario (e non il profitto) è un residuo: infatti il profitto serve a finanziare gli investimenti, e ciò che resta andrà ai salari.
Teorie sociali e teoria funzionale
La teoria classica e la teoria neokeynesiana, che tengono conto di elementi storico-sociali, sono anche definite teorie sociali, mentre la teoria neoclassica, che vede la distribuzione del reddito governata da leggi di mercato, è definita anche teoria funzionale.
Il Salario: Tipologie e Componenti
Il salario è la remunerazione che il lavoratore riceve per il lavoro prestato alle imprese o allo Stato. In senso tradizionale, questa definizione comprende tutte le retribuzioni di tutti i lavoratori dipendenti, senza distinguere tra salario (operai) e stipendio (impiegati).
Salari reali e nominali
- Salario nominale (o monetario): è costituito dalla quantità di moneta che il lavoratore riceve in un'unità di tempo.
- Salario reale: è commisurato alla quantità di beni e servizi che il lavoratore può acquistare sul mercato.
I salari nominali coincidono con i salari reali quando il livello dei prezzi non varia nel tempo (stabilità monetaria). Se il potere di acquisto della moneta diminuisce, il salario reale dipende dal rapporto tra il salario nominale e l'indice dei prezzi al consumo.
Le componenti del salario e il costo del lavoro
Il salario netto del lavoratore si ottiene sottraendo dal salario lordo le seguenti voci:
- Trattenute fiscali: imposte versate al fisco dall'imprenditore come sostituto d'imposta.
- Oneri sociali: contributi a favore degli enti previdenziali e assistenziali (INPS, INAIL).
Schema del costo del lavoro:
Salario netto (al lavoratore)
+ Trattenute fiscali (allo Stato)
+ Oneri sociali a carico del lavoratore (allo Stato)
= Salario lordo
+ Oneri sociali a carico dell'imprenditore (allo Stato)
= Costo del lavoro
Il salario nella teoria economica
Il livello del salario ha dato origine a diverse teorie:
- Teoria del salario di sussistenza: Elaborata da David Ricardo, sostiene che i salari tendono al livello minimo necessario per la sopravvivenza. Se il salario sale, aumenta la natalità e l'offerta di lavoro, riportando il salario verso il basso.
- Teoria dell'esercito industriale di riserva: Di stampo marxista, sostiene che i lavoratori sfruttati (proletari) costituiscono una riserva che, una volta presa coscienza della propria condizione, abbatterà il sistema capitalistico.
- Teoria della produttività marginale del lavoro: Sostenuta dai marginalisti (Jevons, Marshall, Menger e Walras), afferma che il salario è determinato dal prodotto marginale del lavoro. Un aumento della produttività fa aumentare il salario, mentre salari superiori alla produttività causano disoccupazione.
Il Profitto e l'Attività d'Impresa
Il profitto è il reddito percepito dall'imprenditore per la sua attività di organizzazione e gestione. È costituito dalla differenza tra i ricavi e i costi di produzione. Avendo natura residuale, è ciò che rimane dopo aver pagato salari, interessi e rendite.
Marshall: profitto ed extraprofitto
L'economista Alfred Marshall distingue tra:
- Profitto normale: parte del costo di produzione che spetta all'imprenditore per la sua attività organizzativa.
- Extraprofitto: eccedenza tra ricavo e costo di produzione (incluso il profitto normale) in situazioni di mercato favorevoli.
Composizione del profitto
Il profitto normale si divide in:
- Salario di direzione: remunera l'attività organizzativa.
- Interesse sui capitali: remunera i capitali investiti.
- Premio per il rischio: remunera il rischio d'impresa.
Obiettivi dell’impresa moderna
La moderna impresa societaria spesso punta a massimizzare il fatturato piuttosto che il profitto, per soddisfare gli azionisti. Il profitto tende a diventare la sola retribuzione per il rischio degli azionisti, mentre la direzione è affidata a un management stipendiato.
Saggio di profitto ed efficienza
Il saggio di profitto è il rapporto percentuale tra il profitto e il capitale investito (es. 1 milione di profitto su 10 milioni di capitale = 10%). È un indicatore di efficienza che spinge all'innovazione tecnologica.
L’Interesse e il Mercato dei Capitali
L'interesse è il compenso per l'uso temporaneo del risparmio. Si giustifica con la rinuncia al consumo immediato e il rischio di mancata restituzione.
Il tasso di interesse e la lotta all'usura
Il tasso di interesse (i) è il rapporto tra la somma corrisposta e il capitale prestato. Dipende dalla durata, dall'importo e dalla solvibilità del debitore. Per contrastare l'inflazione, si utilizzano spesso tassi indicizzati.
In Italia, la legge fissa un tasso soglia di usura calcolato trimestralmente dal MEF. La formula prevede di aumentare il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) del 25% e aggiungere 4 punti percentuali (senza superare un differenziale di 8 punti rispetto al TEGM).
Teorie economiche sull’interesse
- Teoria classica: L'interesse è il prezzo di equilibrio tra offerta di risparmio e domanda di capitali.
- Teoria keynesiana: L'interesse è determinato dalla preferenza per la liquidità. La domanda di moneta dipende da motivi transazionali, precauzionali e speculativi. Keynes sostiene che l'interesse non influenza il risparmio (legato al reddito), ma solo la quota detenuta in forma liquida.
La Rendita e i Fattori Naturali
La rendita compensa il fattore natura (limitato e non riproducibile). Include miniere, giacimenti, ma anche abilità personali uniche o brevetti.
- Quasi rendita (Marshalliana): Corrisposta per fattori temporaneamente non riproducibili (es. macchinario con brevetto).
- Rendita assoluta: Pagata per l'uso di un bene scarso, indipendentemente dalle sue caratteristiche.
- Rendita differenziale (Ricardo): Compenso aggiuntivo per i terreni più fertili o meglio ubicati.
- Rendita di posizione: Riguarda la proprietà edilizia in collocazioni vantaggiose (es. negozi in centro).
Tipologie di Distribuzione del Reddito
La distribuzione può essere analizzata sotto quattro profili:
- Distribuzione funzionale: Ripartizione basata sulla funzione produttiva (salari, profitti, rendite, interessi).
- Distribuzione personale: Ripartizione tra singoli soggetti o famiglie, indipendentemente dalla funzione.
- Distribuzione territoriale: Analisi della ricchezza tra diverse aree geografiche (es. divario Nord-Sud in Italia).
- Distribuzione settoriale: Ripartizione tra i settori primario, secondario, terziario e quaternario.
Rilevanza sociale e contabilità nazionale
La distribuzione ha una forte valenza sociale (disuguaglianze globali) e tecnica (politiche keynesiane per stimolare la domanda). La contabilità nazionale classifica i redditi in:
- Redditi da lavoro dipendente: Lavoratori subordinati.
- Redditi misti: Lavoratori autonomi (remunerano lavoro, capitale e rischio).
- Redditi da proprietà: Interessi, rendite e profitti.
Patrimonio vs Reddito
Il patrimonio è una grandezza statica (stock di ricchezza in un momento dato), mentre il reddito è una grandezza dinamica (flusso di ricchezza in un periodo di tempo).