Don Chisciotte: il caos alla locanda nei capitoli 16-17

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CAPITOLO 16.

Una volta entrati nella locanda, Don Chisciotte e Sancio furono serviti dal padrone di casa, dalla moglie e dalla figlia; fu loro preparato un letto molto malconcio. Una cameriera rispose a Sancio che aveva sistemato un letto peggiore di quello di Don Chisciotte.

Quando ebbero finito di occuparsi di loro, li lasciarono andare ai rispettivi letti per riposare; ma nella stessa stanza c'era un altro uomo, un arriero, che aveva passato la notte con la cameriera. Così, quando la cameriera entrò nella stanza e Don Chisciotte, credendo che fosse una bellissima dama, le prese le mani e cominciò a lodarla (secondo le parole di Cervantes era estremamente brutta), ben presto l'arriero sentì tutto, si avvicinò furtivamente a Don Chisciotte e cominciò a colpirlo alla schiena.

Il letto, di scarsa qualità, si ruppe e ci fu un gran rumore che svegliò il padrone di casa, il quale pensò che fosse successa qualcosa alla cameriera. La cameriera si era nascosta nel letto; la confusione fece sì che Sancio cominciasse a prenderla a botte, e vedendo ciò il padrone di casa iniziò a colpire l'arriero.

Un brigadiere che dormiva in una stanza vicina fu svegliato da tutti quei rumori e si avvicinò per vedere cosa stesse accadendo. Vedendo Don Chisciotte steso a terra e sangue sulla schiena, rapidamente informò tutte le persone che si trovavano in quella stanza. Tutti cessarono di picchiarsi ed uscirono dalla stanza. Il brigadiere si avvicinò ai presenti mentre un ufficiale andò a cercare una lampada per vedere meglio nella stanza.

CAPITOLO 17.

Don Chisciotte e Sancio, quando notarono la quiete, cominciarono a domandarsi a vicenda cosa fosse accaduto. Don Chisciotte iniziò a raccontare ciò che gli era successo, credendo che fosse la bellissima figlia dell'oste ad averlo avvicinato.

Successivamente l'ufficiale si avvicinò e chiese a Don Chisciotte come stesse; mentre rispondeva, l'ufficiale gli scagliò una lampada in testa, convinto che Don Chisciotte fosse incantato. Allora si chiese a Sancio quali fossero gli ingredienti per preparare una pozione magica che avrebbe potuto guarire completamente i loro mali fisici. Quando quella pozione fu preparata, Don Chisciotte bevve grandi sorsi e vomitò violentemente; tuttavia, dopo il malessere, chiese di poter essere lasciato a dormire in pace.

Al risveglio Don Chisciotte pensò di essere completamente guarito e lo fece sapere a Sancio. Sancio, per vedere il risultato, volle bere anch'egli di quella strana mistura e ebbe a sua volta forti conati di vomito, ma la bevanda non produsse alcun effetto benefico su di lui. Don Chisciotte disse a Sancio che la pozione non poteva fargli alcun bene, perché era destinata ai gentiluomini e Sancio non era un gentiluomo.

Dopo circa due ore Don Chisciotte costrinse Sancio ad andare a pagare il conto alla locanda. Ma mentre ciò avveniva, l'oste si lamentò che Don Chisciotte doveva pagare il soggiorno; Don Chisciotte rifiutò di pagare, sostenendo che il luogo era un castello e che i cavalieri nei castelli non dovrebbero pagare. L'oste, vedendo che Don Chisciotte non intendeva pagare, protestò e gli uomini presenti cominciarono a maltrattare il povero Sancio, gettandogli addosso una brocca d'acqua fredda.

Poco dopo gli uomini costrinsero il povero Sancio a lasciare la locanda. Sancio se ne andò per la sua strada, riuscendo però a portare via le proprie cose.

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