Educazione, pedagogia e infanzia: riflessioni su Itard, Freire, Calatayud e Tonucci

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Jean Itard e il ragazzo selvaggio di Aveyron

Jean Itard: un evento imprevisto lo rese il primo insegnante di bambini portatori di handicap nel senso più ampio del termine. Fu l'arrivo a Parigi del "ragazzo selvaggio di Aveyron", di undici anni, a segnare questo incontro. Questa esperienza indica un atteggiamento essenziale per ogni educatore: non rassegnarsi alla sorte e riconoscere che c'è sempre qualcosa da fare per qualcuno.

Differenze tra educatore sociale e operatore sociale

Educatore sociale e operatore sociale svolgono funzioni diverse, anche se entrambi i professionisti possono possedere lo stesso livello di formazione o qualifiche. In genere, gli operatori sociali tendono a occupare posizioni amministrative o di coordinamento, mentre l'educatore è spesso il professionista che opera in prima linea, a diretto contatto con le persone.

Paulo Freire e la pedagogia della libertà

Paulo Freire si propose di restituire la parola a coloro che erano stati condannati al silenzio. Egli affermò che "la pedagogia dominante è la pedagogia delle classi dominanti". La pratica della libertà trova adeguata espressione in una pedagogia nella quale gli oppressi possano scoprire e conquistare condizioni di auto-riflessione, diventando soggetti attivi del proprio destino storico.

Che cos'è l'educazione

L'educazione (dal latino educare, "guidare", ed educere, "trarre fuori") è definita come un processo bidirezionale mediante il quale si acquisiscono conoscenze, valori, usi e comportamenti, non solo attraverso le parole, ma anche attraverso azioni, sentimenti e modi di agire. Il risultato si incarna in un insieme di competenze, conoscenze, atteggiamenti e valori che formano la persona.

Conflitto (E. Calatayud)

Emilio Calatayud ha dichiarato: "Abbiamo creato un 'light' molto giovane, impreparato alla frustrazione". Il giudice per i minorenni di Granada si è distinto per proposte sanzionatorie esemplari e creative. Calatayud ritiene che "tutti possiamo commettere reati e siamo recuperabili" e sostiene che inasprire le sanzioni per i giovani sia una retromarcia rispetto all'obiettivo del recupero.

Riflessioni su Tonucci e il ruolo del gioco nell'apprendimento

Si è spesso affermato: "L'insegnante conosce e insegna. L'insegnante conosce e ama insegnare e sa che l'amore è al di sopra della conoscenza; si impara davvero solo ciò che viene insegnato con amore."

Sono sempre stato colpito dalle idee e dalle vignette di Francesco Tonucci (noto anche con l'alter ego "Frate"). Le sue immagini e osservazioni stimolano adulti e insegnanti e spiegano il suo pensiero su insegnanti, studenti e istruzione. Nessuno come lui sa "come essere un bambino" e come l'infanzia sia una condizione che, come la figura del "figlio", può rimanere viva per tutta la vita. Tonucci è riuscito a mantenere immutata questa sensibilità infantile, realizzando in qualche modo il mito di Peter Pan: ascoltando il suo "nonsense" troviamo spesso grandi soluzioni, perché quando un bambino dice una sciocchezza che non ha sentito da genitori o insegnanti, probabilmente contiene una grande verità.

Tra i suoi spunti più significativi possiamo ricordare alcune affermazioni che mettono al centro il gioco e la libertà dell'infanzia:

  • "I bambini imparano molto di più giocando che studiando; osservando si impara. Il gioco fatto da soli, senza la supervisione degli adulti, è la forma culturale più alta che riguarda un bambino. I bambini che giocano bene e a lungo saranno adulti migliori."
  • "Il gioco fornisce risorse per la vita. Tutte le crisi dell'adolescenza si sviluppano nella prima infanzia."
  • "Oggi l'educazione spesso significa chiedere ai bambini di smettere di comportarsi da bambini e di comportarsi da adulti."
  • "I bambini trascorrono le loro giornate sotto la sorveglianza di adulti: è difficile che possano sperimentare rischi e avventure. Da qui nasce la necessità del rischio cumulativo: il primo moto è uscire la sera."
  • "I giovani non vogliono essere confinati nella loro stanza per giocare, né in campi da gioco controllati; ciò che rende un bambino controllato dall'adulto è diverso da ciò che fa da solo. I bambini hanno bisogno di spazi dove, in un clima di controllo sociale limitato, possano fare ciò che desiderano: tenere fuori l'erba, arrampicarsi sugli alberi e giocare con le lucertole."

Queste idee sottolineano l'importanza di preservare spazi di autonomia e creatività infantile, riconoscendo il valore formativo del gioco e la necessità di un rapporto educativo fondato sull'amore, sulla fiducia e sulla fiducia nella capacità di crescita delle nuove generazioni.

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