Errore e cause di esclusione della responsabilità penale: errori, legittima difesa e stato di necessità
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Errore nel diritto penale
Dal punto di vista penale possiamo definire l'errore come «l'ignoranza o il travisamento di uno o tutti i fatti del tipo di reato o del suo significato». Già Platone distingueva tra ignoranza ed errore: la prima è l'assoluta mancanza di qualsiasi rappresentazione della realtà, ossia uno stato negativo; l'errore è invece una falsa rappresentazione della realtà, una «ignoranza positiva». Lo stato è una completa mancanza di conoscenza, mentre l'errore è una falsa conoscenza.
Tipi di errore
Si distingue innanzitutto tra:
- Errore di fatto (errore facti): esiste quando l'errore cade sugli elementi materiali del reato.
- Errore di diritto (errore iuris): esiste quando l'errore riguarda gli elementi giuridici o la qualificazione giuridica del comportamento.
Classificazione interna degli errori
All'interno degli errori di fatto si possono distinguere ulteriori tipologie rilevanti in sede penale:
Errore sulla persona (errore di destinatario)
Si verifica quando il soggetto orienta la sua azione verso un oggetto o una persona diversa da quella contro la quale intendeva dirigersi. È l'errore «di persona». Es.: A spara contro B al buio, ma colpisce C.
Errore nel colpo ("aberratio ictus")
Si verifica quando il soggetto rivolge la sua azione contro l'oggetto effettivamente voluto, ma l'azione ricade su un oggetto diverso. Es.: A mira a B, ma la pallottola colpisce C.
Errore e illiceità del comportamento
Si parla di errore in rapporto all'illiceità quando l'agente conosce il fatto che compie ma ignora che si tratta di un comportamento vietato dalla legge, oppure ritiene erroneamente che esista una giustificazione che lo legittima (ad esempio quando una persona accetta una lotta ritenendola giustificata).
Nel codice penale vigente l'articolo 14 stabilisce che l'errore invincibile su un fatto che costituisce reato esclude la responsabilità penale. Se invece l'errore è vincibile (ovvero evitabile con la diligenza richiesta dalla situazione), l'autore è punibile: si parla in tal caso di errore colposo, che si trasforma in comportamento imprudente. Un errore su una circostanza aggravante può impedire l'applicazione dell'aggravante stessa.
Cause di esclusione della responsabilità: cause di giustificazione
Le cause di giustificazione (o cause che escludono l'illiceità) sono quei motivi che impediscono che un comportamento, pur materialmente corrispondente a una fattispecie punibile del codice penale, sia considerato illecito. Nel sistema spagnolo, ad esempio, queste cause sono disciplinate negli articoli 19 e 20 del codice penale, che le definiscono "cause che esentano da responsabilità penale".
Legittima difesa (art. 20.4)
Sono esenti da responsabilità penale le azioni compiute in difesa della persona propria o di altri, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni fondamentali:
- Aggressione illegittima (reale ed attuale).
- Necessità dei mezzi impiegati per prevenire o respingere l'aggressione.
- Assenza di provocazione sufficiente da parte di chi si difende.
Aggressione illegittima
L'aggressione deve essere illegittima: non si intende solo l'attacco contro la persona fisica ma qualsiasi messa in pericolo di un diritto legale (ad es. anche diritti patrimoniali o altri diritti tutelati). L'aggressione deve essere reale; non basta la mera convinzione soggettiva dell'agente quando l'aggressione non esiste (caso della difesa putativa).
Attualità dell'aggressione: deve esistere un collegamento immediato tra il fatto e la reazione difensiva. Es.: A aggredisce B; se A sta per allontanarsi e B colpisce A alle spalle, potrebbe mancare il requisito di attualità.
La giurisprudenza, in particolare la Corte Suprema, ha chiarito che in caso di risse oppure di accordo tra le parti, di regola non si può invocare la legittima difesa, salvo dimostrare di non aver iniziato l'aggressione.
Necessità razionale dei mezzi impiegati
I mezzi usati per respingere l'aggressione devono essere necessari e proporzionati. La nozione di proporzionalità riguarda non solo gli strumenti utilizzati ma anche il modo in cui sono impiegati. Deve esserci proporzione tra l'offesa subita e la reazione difensiva.
Provocazione sufficiente
Per «provocazione sufficiente» si intende quella che, secondo la valutazione di un uomo medio, avrebbe giustificato una reazione violenta. Non si può invocare la legittima difesa se l'attacco è stato intenzionalmente provocato dall'agente (principio dell'actio illicita in causa).
Stato di necessità (art. 20.5)
Lo stato di necessità esenta da responsabilità penale chi, per evitare un male proprio o altrui, reca un danno a un diritto legale di un'altra persona, purché ricorrano i seguenti requisiti:
- Il danno causato non sia maggiore del male evitato.
- Lo stato di necessità non sia stato provocato intenzionalmente dall'agente.
- Chi agisce non sia obbligato al sacrificio (ad esempio alcune categorie professionali o chi ha un dovere speciale di protezione).
La giurisprudenza definisce lo stato di necessità come «uno stato di pericolo attuale per interessi legittimi che può essere evitato solo arrecando pregiudizio agli interessi legittimi altrui». Per essere riconosciuto devono quindi sussistere:
- Una situazione di pericolo imminente.
- L'impossibilità di evitare il pericolo se non ledendo un diritto altrui.
- L'assenza di un mezzo meno dannoso per evitare il male minacciato.
La giurisprudenza richiede altresì che non vi sia stata la volontaria creazione dello stato di necessità e che non sussista un obbligo specifico di sopportare il sacrificio (ad es. alcune funzioni pubbliche o ordini vincolanti).
Classificazione dello stato di necessità
- Proprio: quando l'autore viola il diritto legale di un altro per salvare un proprio bene.
- Altrui: quando si sacrifica il diritto legale di un altro per salvare un bene giuridico di terzi (talvolta definito «aiuto necessario»).
- Stato di necessità putativo: quando l'agente crede erroneamente che l'azione sia indispensabile per evitare un pericolo.
Casi pratici e limiti
Un caso frequente è quello in cui la difesa risulta incompleta o eccessiva: l'agente compie un'azione per salvare un altro, ma oltrepassa il limite necessario (es. incendio in casa e per evitare la diffusione del fuoco causa danni ingenti alla proprietà del vicino). In questi ambiti sorgono problemi applicativi: ad esempio, il cosiddetto «furto necessario» o il «furto per fame», ovvero l'asportazione di cibo per soddisfare la fame, la sottrazione di indumenti per coprirsi o la commissione di un reato per ottenere denaro necessario a una operazione salvavita.
Conclusione: le figure dell'errore, della legittima difesa e dello stato di necessità rappresentano strumenti fondamentali per valutare la responsabilità penale. La distinzione tra errore invincibile ed errore vincibile, la verifica della realtà e attualità dell'aggressione, la valutazione della necessità e della proporzionalità dei mezzi impiegati sono criteri essenziali per determinare l'esclusione o l'attenuazione della responsabilità penale.