Esame Critico dell'Immortalità dell'Anima in Platone: Fedone e Fedro

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Critica alla Psicologia di Platone: Posizione Personale sull'Immortalità dell'Anima

In questo documento, esamineremo le argomentazioni di Platone sull'immortalità dell'anima, concentrandoci in particolare sulle prove presentate nel Fedone e nel Fedro. Analizzeremo criticamente ciascuna prova, evidenziandone i punti di forza e di debolezza.

Parte Prima: La Teoria del Contrasto nel Fedone

La prima serie di prove dell'immortalità dell'anima nel Fedone si basa sulla teoria del contrasto, ispirata al pensiero di Eraclito.

  • Prima Premessa: I contrari sono prodotti dai contrari.
  • Seconda Premessa: La vita e la morte sono contrari.
  • Terza Premessa: Dalla vita si genera la morte.
  • Conclusione: Dalla morte si genera la vita.

Parte Seconda: La Teoria della Reminiscenza nel Fedone

La seconda prova si fonda sulla teoria della reminiscenza, già esposta nel Menone, e illustrata attraverso l'esempio dello schiavo che giunge a formulare un teorema geometrico.

Ultima Formulazione della Teoria della Reminiscenza: Gli uomini devono possedere una conoscenza di regole e modelli assoluti. Questa conoscenza è implicita nei loro giudizi di valore. In assenza di questi assoluti nel mondo sensibile, si deve dedurre che l'anima li abbia "conosciuti" in uno stato di preesistenza.

Critica alle Prime Due Prove

  1. L'analogia di Platone è discutibile: La prima parte della prova si basa su leggi che regolano il mondo fisico, mentre la seconda non tiene conto della diversa natura dell'anima.
  2. L'esistenza di realtà assolute (l'Uguale, il Bello, il Giusto) è assunta come un dato di fatto: Platone non mette in dubbio la possibilità di conseguire una conoscenza assoluta, universale e necessaria, di una realtà che deve necessariamente essere immutabile. Non considera la possibilità che questi concetti universali, o idee, siano formati per "astrazione" dalle somiglianze percepite tra gli esseri sensibili o le diverse azioni da essi compiute. Se così fosse, la conoscenza umana sarebbe particolare e non universale, di fatto e non necessaria.

Parte Terza: La Separazione dell'Anima e del Corpo nel Fedone

Punto di Partenza: La morte deve essere vista come la separazione del composto (teoria già sostenuta da Empedocle e Anassagora).

Sviluppo: Il corpo è simile alla realtà mutevole, variegata, mai identica a se stessa, che apprendiamo attraverso i sensi, ed è quindi solubile e mortale. L'anima, invece, assomiglia alla realtà immutabile, uniforme, sempre identica a se stessa, comprensibile solo con l'intelletto, e quindi indissolubile e immortale.

Critica a Questa Seconda Prova

  1. Si riprende come punto di partenza la teoria delle idee: Si presuppongono due mondi di natura distinta, riproponendo la dicotomia metafisica già presente nella seconda formulazione della teoria della reminiscenza (già criticata).
  2. Sarà sempre difficile sostenere la semplicità dell'anima: Platone avrà difficoltà a conciliare questa teoria con la diversità e le contraddizioni dei fatti psicologici (si veda il mito della "biga alata" nel Fedro).

Parte Quarta: L'Esistenza del Bene, del Bello e del Grande nel Fedone

Punto di Partenza: Si presuppone l'esistenza del Bene, del Bello, del Grande in sé e di altre realtà di questo tipo.

Sviluppo: Gli opposti si escludono reciprocamente. Le cose che implicano essenzialmente un opposto si escludono a vicenda. L'anima implica la vita. Quando sopraggiunge la morte, l'anima non può accoglierla.

Critica a Questa Terza Prova

  1. Il punto di partenza è già stato ampiamente criticato.
  2. Non si può stabilire in modo definitivo il carattere essenziale di un essere concreto: La neve può essere considerata fredda o calda a seconda delle condizioni.
  3. Platone chiede di considerare l'anima come principio di vita: La considera "a priori" come immortale.
  4. Si commette un errore logico: Ammettendo che l'anima, in quanto supporto della vita, escluda il suo opposto (la morte), si dovrebbe concludere soltanto che l'anima, finché esiste, è viva e non che sia un principio immortale.

Parte Quinta: La Prova dell'Immortalità dell'Anima nel Fedro

Nel Fedro, Platone argomenta che l'anima è immortale perché è principio del movimento. Se tutto ciò che si muove fosse mosso da altro, si arriverebbe a un regresso all'infinito, il che è impossibile. Dunque, l'anima, essendo principio di movimento, è ingenerata e immortale.

Critica alla Prova del Fedro

  1. Non è dimostrato che l'anima sia il principio del movimento.
  2. Si presuppone la verità del principio di causalità: Tutto ciò che si muove è mosso da altro.

In conclusione, le prove di Platone sull'immortalità dell'anima, pur essendo suggestive e ricche di spunti di riflessione, presentano diverse criticità logiche e metafisiche che ne indeboliscono la validità.

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