Evoluzione del Costituzionalismo e dei Diritti nella Rivoluzione Francese
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Il Popolo Sovrano e la Mutabilità della Costituzione
Nelle assemblee primarie, il concetto cardine è che la Costituzione stessa sia sempre e infinitamente mutabile dal popolo sovrano. Questo principio è sancito dall'art. 28 della Dichiarazione dei Diritti del 1793: "Una nazione ha il diritto di rivedere, riformare e cambiare la sua Costituzione".
La Costituzione è esattamente ciò che il popolo sovrano desidera che sia: una struttura elastica adattabile alle esigenze politiche del momento. La lotta del popolo contro i propri nemici conduce a quel volontarismo politico tipico del democratico-contrattualismo radicale della Rivoluzione Francese.
Staticità delle Libertà Politiche e Stabilizzazione Rivoluzionaria
Esiste un secondo punto di vista che mira a completare e stabilizzare la rivoluzione stessa. Questa prospettiva, emersa dai lavori della Costituente e riaffermatasi dopo la caduta del partito giacobino, sostiene che:
- I cittadini non sono chiamati ad agire costantemente come soggetti politici attivi.
- Non è richiesta una virtù assoluta o il sacrificio costante degli interessi personali per il bene pubblico.
- Le autorità pubbliche devono garantire uno spazio privato per la gestione di affari, famiglia, commercio e affetti.
- La gestione degli affari pubblici è affidata a un modello specifico di democrazia: il processo elettorale.
Il Nuovo Significato del Diritto di Voto
In questo contesto, il diritto di voto assume un significato inedito. Non rientra più nella filosofia giacobina della cittadinanza attiva permanente, ma al contrario, permette ai cittadini di delegare l'esercizio delle funzioni pubbliche a una classe politica professionale. Quando ciò avviene, il popolo cessa di esistere come soggetto diretto della sovranità politica, lasciando il posto a un sistema di poteri guidato da rappresentanti eletti.
L'Orizzonte Statista della Democrazia Rappresentativa
Contrariamente alla visione ossessionata dal non "tradire la rivoluzione", la necessità principale diventa quella di finire la rivoluzione, superando le spinte della democrazia diretta. In una democrazia rappresentativa, l'orizzonte diventa statista: la nazione esiste solo attraverso il meccanismo della rappresentanza politica e non più in modo autonomo.
Ciò che tiene unita la collettività come realtà politica non è più il sentimento di partecipazione diretta (tipico dei giacobini), ma il riconoscimento dell'autorità di una legislatura eletta democraticamente. Si è cittadini francesi in virtù di un Parlamento che rappresenta l'intera nazione.
La Garanzia dei Diritti: Il Punto Debole della Rivoluzione
È possibile trarre conclusioni sulla Rivoluzione Francese analizzando la cultura dei diritti espressa nell'art. 16 della Dichiarazione dei Diritti, il quale afferma che non può esservi società né gestione di un potere costituzionale senza la garanzia dei diritti. Tuttavia, proprio questa garanzia rappresenta il punto critico e problematico dell'esperienza rivoluzionaria.
Il Primato della Legge Generale e Astratta
La Dichiarazione contiene chiari principi di stampo liberal-garantista, in particolare negli articoli 7, 8 e 9, che fondano i moderni codici penali e i sistemi di procedura in senso democratico. Il punto di convergenza di tutti i diritti garantiti è il primato della legge.
Nella cultura rivoluzionaria, tutto converge verso l'autorità del legislatore. La convinzione dominante è che la legge generale e astratta (anziché la giurisprudenza di stampo britannico) sia lo strumento più idoneo per garantire i diritti. La libertà è garantita perché governata in modo non arbitrario: attraverso la legge viene abolito il dominio personale di un uomo su un altro.
Cultura Rivoluzionaria tra Individualismo e Statismo
La cultura rivoluzionaria dei diritti è profondamente orientata in senso individualistico e contrattualistico, ma tende a fondersi con una visione decisamente statista. Questo intreccio si manifesta in due ambiti principali:
- Le libertà civili: Sebbene i diritti individuali siano inizialmente considerati naturali e pre-esistenti, la loro esistenza effettiva finisce per dipendere da una legislatura forte. L'autorità pubblica diventa la condizione necessaria per l'esercizio dei diritti stessi.
- Le libertà politiche: Nonostante l'affermazione della supremazia del corpo sovrano, la paura del radicalismo giacobino porta alla dottrina della rappresentanza. Il potere costituente del popolo viene trasferito al potere costituito dei rappresentanti eletti.
L'Eredità dello Statismo nell'Europa Continentale
Non si può ignorare l'importanza storica dell'elemento statista nei sistemi politici post-rivoluzionari dell'Europa continentale. Questi sistemi si sono sviluppati all'interno di coordinate rigide create dalla Rivoluzione, dove il modello statista è diventato dominante. Il potere pubblico forte è inteso come la condizione necessaria sia per l'esistenza dei diritti individuali, sia per l'unità politica della nazione.
Confronto con il Modello Britannico
Nel modello tradizionale britannico, la garanzia dei diritti è risolta attraverso:
- La priorità del governo della magistratura rispetto al legislatore.
- Una prassi dei diritti affermata dall'esperienza storica contro le pretese di monopolio dei governanti.
La Rivoluzione Francese non ha potuto adottare questo schema storicistico. In particolare, ha rifiutato di concedere un ruolo di garante ai giudici, poiché visti come eredi dei privilegi aristocratici e potenziali nemici dell'unità nazionale. La soluzione francese ha cercato rifugio nella sovranità della legge e del potere pubblico.
Tuttavia, questo non ha chiuso la questione della sicurezza dei diritti: resta aperto il dilemma fondamentale su come e perché il legislatore e i poteri costituiti debbano sentirsi realmente vincolati ai diritti naturali dell'individuo.