Evoluzione delle lingue della Spagna: dal latino al castigliano

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Origine e sviluppo delle lingue della Spagna

L'influenza del latino

Il basco o Euskera, la cui origine è sconosciuta (sebbene abbia influenzato notevolmente il castigliano), si distingue dalle altre lingue parlate nella penisola iberica. Il castigliano, il galiziano, il catalano e il portoghese, così come alcuni dialetti (come l'aragonese e il leonese), provengono dal latino.

Con la conquista romana della penisola iberica, il latino volgare, lingua degli invasori, si diffuse progressivamente. Questa è l'origine di tutte le lingue romanze (derivate dal latino). Prima della romanizzazione, la penisola era abitata da diverse popolazioni, principalmente Celti e Iberi, con le rispettive lingue. Il processo di romanizzazione, attraverso il quale il latino si impose culturalmente, fu molto lento e in alcune zone non si completò mai.

Successivamente, l'invasione dei Visigoti introdusse nuove parole nel latino, che continuò a evolversi. Con l'arrivo degli Arabi, le comunità cristiane si isolarono, portando a una frammentazione del latino. La lingua parlata dai cristiani nelle aree occupate dagli arabi era il mozarabico.

Dialetti nella penisola iberica

A questo punto, si possono distinguere diversi dialetti:

  • Galiziano-portoghese: originariamente un'unica lingua, si divise in due rami: il galiziano (limitato alla Galizia) e il portoghese, che si espanse verso sud.
  • Leonese: lingua della monarchia durante la Reconquista, fu poi soppiantato dal castigliano. Oggi sopravvive solo marginalmente.
  • Castigliano: con la Reconquista guidata da Castiglia, il castigliano si espanse. Le prime manifestazioni scritte si trovano nelle Glosse di Silos e nelle Glosse Emilianensi. Alfonso X unificò e fissò il castigliano attraverso le sue opere, proseguite poi dalla Scuola di Traduttori di Toledo.
  • Navarro-aragonese: l'importanza politica del Regno d'Aragona favorì inizialmente la sua diffusione, ma fu poi fermata dall'espansione del castigliano. Oggi sopravvive solo nei Pirenei di Huesca.
  • Catalano: lingua derivata dal latino parlata nel nord-est della penisola. Tra il XVI e il XIX secolo attraversò un periodo di declino, ma riprese vigore nel XIX secolo (Rinascimento catalano). Nel XX secolo si è avviata una standardizzazione linguistica. È una lingua più conservatrice del castigliano.

Il castigliano come lingua nazionale

Durante il Siglo de Oro, il castigliano si affermò come lingua nazionale. L'Umanesimo e il Rinascimento contribuirono alla sua diffusione, difesa e arricchimento. La stampa favorì l'unità linguistica e la colonizzazione dell'America la sua espansione mondiale. Si procedette inoltre a una standardizzazione grafica e fonologica.

L'asturiano-leonese e il navarro-aragonese rimasero lingue rurali. Il galiziano sopravvisse in Galizia, sebbene il processo di castiglianizzazione ne riducesse l'uso all'ambito rurale e familiare. Il catalano, pur importante, subì un declino dopo la Guerra di Successione. Il Decreto de Nueva Planta (XVIII secolo) ne proibì l'uso ufficiale, completando il processo di standardizzazione del castigliano iniziato da Nebrija. La Real Academia Española definì la grammatica e l'ortografia standard, consolidando la lingua con la pubblicazione del Diccionario de Autoridades, dell'Ortografía e della Gramática.

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