Evoluzione della Satira e dell'Epigramma nella Letteratura Latina

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L'evoluzione della satira nel mondo latino

La satira è l'unico genere letterario di origine latina. Le sue caratteristiche si sono definite con il tempo e sono il risultato di una lunga e stratificata rielaborazione di forma e contenuti.

Dalle origini a Orazio

In un primo momento, infatti, le satire (composte per esempio da Ennio, III-II secolo a.C.) costituivano un genere miscellaneo, caratterizzato dalla varietà di temi e metri. A partire da Lucilio (II secolo a.C.), la satira assume metro (l'esametro), temi (la critica dei costumi e gli argomenti morali) e caratteristiche (il tono aggressivo e la lingua colloquiale) suoi propri.

Una nuova evoluzione di questo genere si ha poi con Orazio (I secolo a.C.), che ne accentua il carattere letterario, cura la forma con un meticoloso labor limae e trasforma le satire in eleganti conversazioni ideali con il lettore; i toni aggressivi cedono il passo a una bonaria ironia. A partire dal principato di Nerone la satira si rinnova ancora: abbandonati i toni affabili oraziani, il poeta si erge a moralizzatore e fustigatore dei costumi, che mette alla berlina i vizi altrui con una lingua spesso oscura e complessa.

Le Satire di Persio

Nato a Volterra nel 34 d.C. e trasferitosi a Roma per completare gli studi, Persio è allievo del filosofo Anneo Cornuto, che lo inizia al rigore morale dello stoicismo. Dopo la sua morte (a soli 28 anni), il maestro Cornuto e l'amico Cesio Basso esaminano i suoi scritti e li pubblicano in una raccolta, le Satire.

Struttura e stile di Persio

In apertura (o, in alcuni manoscritti, in chiusura), un prologo di 14 coliambi rivendica orgogliosamente le origini dell'autore, che si definisce semipaganus («mezzo campagnolo») e prende le distanze dalle mode letterarie del tempo. Le successive sei satire, in esametri, nascono dall'indignazione per il decadimento morale dell'epoca e, con toni violenti, smascherano i vizi umani.

Persio non offre modelli di comportamento alternativi, insiste solamente sulle accuse: il lettore è così schiacciato sotto il peso delle sue manchevolezze. Solo nell'ultima satira (Satire, 6) il tono si fa più pacato e lascia spazio alla riflessione spirituale. Per dare voce alla sua denuncia, Persio usa una lingua oscura (che mescola volgarismi, barbarismi, neologismi e tecnicismi del lessico medico) e accostamenti arditi di parole e immagini (iunctura acris).

Le Satire di Giovenale

Nato ad Aquino tra il 50 e il 60 d.C., Giovenale si dedica alla stesura delle Satire dopo la morte di Domiziano (96 d.C.). La raccolta, composta da 16 satire e divisa in cinque libri, ha idealmente una struttura bipartita:

  • Libri I-III (satire 1-9): frutto dell'indignatio del poeta, denunciano il decadimento morale della Roma contemporanea con nostalgico rimpianto del mos maiorum perduto.
  • Libri IV-V (satire 10-16): sono animati dalla rassegnazione e presentano al lettore modelli positivi a cui ispirarsi.

I monstra della società sono descritti con un linguaggio esasperato, che unisce i toni dell'oratoria al patetismo della tragedia e dell'epica, e uno stile concitato, in cui si susseguono senza soluzione di continuità anafore, iperboli e interrogative retoriche.

L'Epigramma e Marziale

Nato a Bilbilis (in Spagna) tra il 38 e il 41 d.C., a 24 anni Marziale si trasferisce a Roma, dove conduce la modesta vita di cliens con l'aiuto dei suoi protettori. Con la fine della dinastia flavia decide di tornare in Spagna, dove però soffre la mancanza della città che, con la sua energia vitale, aveva ispirato i suoi epigrammi.

Marziale (per questo associato agli autori di satire) rappresenta gli aspetti più disparati della società romana, criticandone le ipocrisie (con toni ora eleganti e ironici ora volgari e violenti) e raccontandone le abitudini e le mode:

  • I 30 epigrammi in distici elegiaci del Liber de spectaculis descrivono i giochi inaugurali dell'Anfiteatro Flavio.
  • I distici degli Xenia e degli Apophoreta sono versi che accompagnavano i doni offerti agli ospiti di un banchetto o scambiati durante i Saturnali.

La sua fama è legata soprattutto ai dodici libri di Epigrammi (in distici, endecasillabi faleci, coliambi, giambi, esametri) pubblicati tra l'87 e il 102 d.C. Alla varietà di temi corrisponde una straordinaria varietà stilistica dei componimenti, che racchiudono sempre la loro comicità nella pointe finale.

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