Evoluzione Storica e Fondamenti della Cittadinanza: Dalla Polis all'Età Moderna
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Punto 11: La Costruzione Filosofica della Cittadinanza
Concetto di Cittadinanza
La cittadinanza è una relazione tra un individuo e una comunità politica attraverso la quale quest'ultimo è considerato un membro a pieno titolo di quella comunità. Gli individui acquisiscono diritti e doveri solo in virtù del loro status di cittadini; la cittadinanza è limitata ai membri dello Stato. La cittadinanza è intesa come partecipazione attiva alla vita pubblica; il cittadino è definito come soggetto di diritti legali. Entrambi gli aspetti del concetto di cittadinanza (quello di partecipazione e quello dei diritti) sono stati incorporati nel concetto moderno di cittadinanza, che può considerare cittadino anche un essere umano.
La Cittadinanza nei Tempi Antichi
Origini Etimologiche e Giuridiche
Il termine deriva dal latino civis (cittadino), una parola che condivide la stessa radice di civitas (città). Nel diritto romano, il termine civis era riservato a coloro che soddisfacevano determinati requisiti per essere membri della comunità, quali essere maschi, non schiavi, adulti, e nati da genitori romani, ecc. Il resto della popolazione – donne, schiavi, stranieri – non era considerato cittadino e, di conseguenza, godeva di minori diritti rispetto a quelli riconosciuti ai cittadini.
La Cittadinanza nella Grecia Classica
All'inizio della Grecia classica (V e IV secolo a.C.), il termine politico utilizzato per riferirsi al membro della comunità politica era cittadino, soggetto al soddisfacimento degli stessi requisiti sopra menzionati. Tuttavia, in alcune città greche, i cittadini avevano un ruolo di grande rilievo, poiché potevano partecipare attivamente al governo della polis, la città-stato, attraverso la democrazia, ovvero il governo del demos (il popolo).
Diritti e Doveri Comuni
Sia in Grecia che a Roma, il cittadino era riconosciuto come dotato di un insieme di diritti e doveri, indipendentemente dal suo status economico. Era sottolineato in particolare il dovere di difendere la città prendendo le armi, se necessario.
La Partecipazione nella Democrazia Ateniese
Nell'antica Grecia, ogni città era un piccolo stato indipendente (autonomia) e tendeva ad essere economicamente autosufficiente (autarchia). Nel caso della democrazia greca antica, la cittadinanza implicava soprattutto la partecipazione attiva alla politica, al lavoro di governo della polis. Il cittadino, fosse egli ricco o povero, aveva la responsabilità di partecipare all'Assemblea e prendere parte ai dibattiti pubblici sui problemi della città. Le riunioni si tenevano 40 volte l'anno nell'agorà. Gli uffici pubblici venivano assegnati per lo più tramite sorteggio, da esercitare generalmente per un anno. Per incoraggiare la partecipazione dei cittadini più poveri, furono istituiti vari incentivi economici pagati con fondi pubblici. L'età minima per l'ammissione come cittadino era fissata a 30 anni.
Principi della Deliberazione Pubblica
Per i Greci dell'età classica, essere cittadino significava, soprattutto, affrontare i problemi e risolverli pubblicamente attraverso la deliberazione, una discussione aperta in cui si scambiavano argomenti, ragioni e opinioni per raggiungere un accordo su ciò che dovesse essere fatto in ogni circostanza. Questa procedura si concludeva con il voto, in ultima istanza, dopo aver deliberato insieme per un tempo sufficiente. Tre principi disciplinavano la partecipazione in Assemblea:
- Isonomia o uguaglianza davanti alla legge: ogni cittadino aveva gli stessi diritti e doveri fondamentali di qualsiasi altro.
- Isegoria o parola uguale: ogni cittadino aveva il diritto, come qualsiasi altro, di prendere la parola ed esprimere la propria opinione davanti all'Assemblea.
- Koinonia o cooperazione della comunità per realizzare il bene pubblico, il bene di tutti, piuttosto che concentrarsi sul bene individuale. Era fondamentale distinguere chiaramente tra il particolare (idion) e il comune (koinonia), ed era chiaro che un cittadino non doveva agire solo per sé, dimenticando il bene comune.
La Cittadinanza Romana
Per gli antichi Romani, la cittadinanza era il riconoscimento giuridico di alcune persone come membri a pieno titolo della Repubblica e poi dell'Impero. Ciò implicava che il cittadino era colui che godeva della tutela giuridica garantita dalle leggi e dalle istituzioni. Il Civis latino si differenziava dal greco Polites: il cittadino greco era prevalentemente un soggetto attivo responsabile del governo, mentre a Roma si intendeva la cittadinanza più come un titolo giuridico da cui far valere determinati diritti.
Limitazioni della Cittadinanza Antica
La cittadinanza nell'antichità presentava chiare esclusioni:
- Era una cittadinanza non inclusiva: solo i maschi adulti che soddisfacevano determinati requisiti fissati dalla legge potevano essere cittadini. La stragrande maggioranza della popolazione era esclusa da tale status.
- Venivano presi in considerazione e considerati membri uguali della comunità politica solo coloro che avevano lo status di cittadini; non ogni essere umano lo era in virtù della sua nascita.
- Lo status di cittadino nell'antichità conferiva alcuni diritti di partecipazione politica, ma i diritti individuali non erano adeguatamente protetti da eventuali abusi da parte delle autorità.