Evoluzione Storica e Modelli di Intervento nella Disabilità Intellettiva
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Evoluzione storica e terminologia
Nel corso della storia, la terminologia utilizzata per definire le persone con disabilità ha subito profonde trasformazioni, passando da termini come oligofrénico, debole di mente o ritardato, all'attuale definizione di persone con disabilità intellettiva.
Il processo di intervento si articola su tre obiettivi generali: prevenzione, ripristino e integrazione. È fondamentale unificare i criteri terminologici, distinguendo tra casi di deficienza psichica (biologicamente determinata) e ritardo mentale (legato a condizioni di svantaggio sociale).
Modelli concettuali ed esplicativi
Nel tempo si sono susseguiti diversi modelli dominanti per interpretare la disabilità:
- Modello demonologico: La persona era considerata posseduta da demoni (Medioevo). Soluzione: esorcismo.
- Modello medico-biologico: La persona è vista come un paziente (dall'antichità al XX secolo). Soluzione: cure mediche e psicochirurgia.
- Modello intrapsichico: Focalizzato sul disturbo mentale (fine XIX secolo). Soluzione: trattamento psicologico.
- Modello comportamentale: Analisi dei comportamenti disadattivi (inizio XX secolo). Soluzione: istruzione diretta e analisi funzionale.
- Modello cognitivo: Carenza di strategie cognitive (anni '80). Soluzione: tecniche di rinforzo e inoculazione dello stress.
- Modello basato sulla qualità della vita: La persona è considerata un cittadino attivo (anni '90). Soluzione: intervento di comunità e supporto multidisciplinare.
Classificazione OMS: ICIDH
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto la Classificazione Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Handicap (ICIDH), definendo tre livelli fondamentali:
- Menomazione: Qualsiasi perdita o anormalità di struttura o funzione psicologica, fisiologica o anatomica.
- Disabilità: Limitazione o carenza della capacità di compiere un'attività nel modo considerato normale per un essere umano.
- Handicap: Svantaggio vissuto da un individuo che limita l'adempimento di un ruolo normale in base all'età, al sesso e ai fattori socio-culturali.
Definizione di disabilità intellettiva (AAMR)
Secondo la definizione AAMR (Luckasson et al., 1992), la disabilità intellettiva si riferisce a limitazioni sostanziali nel funzionamento attuale, caratterizzate da:
- Funzionamento intellettivo significativamente inferiore alla media.
- Limitazioni in due o più aree di abilità adattiva (comunicazione, cura di sé, abilità sociali, lavoro, ecc.).
- Manifestazione durante il periodo dello sviluppo (prima dei 18 anni).
Tipologie di sostegno
I supporti necessari variano in base all'intensità richiesta:
- Intermittente: Natura episodica, necessaria solo in momenti di transizione.
- Limitato: Coerenza temporale per un periodo definito (es. transizione scuola-lavoro).
- Esteso: Partecipazione regolare, spesso quotidiana, in contesti specifici.
- Pervasivo: Sostegno costante e ad alta intensità in diversi contesti, per una dipendenza quasi totale.
Cause della disabilità
- Genetiche: Anomalie cromosomiche o ereditarie (es. Sindrome di Down).
- Congenite: Fattori che influenzano lo sviluppo durante la gravidanza (es. uso di alcol o droghe).
- Acquisite: Causate da malattie (encefalite, meningite) o traumi post-natali.
Gradi di disabilità intellettiva
- Lieve: Capacità di conversazione e autonomia nella cura personale.
- Moderata: Sviluppo del linguaggio rallentato, necessità di supporto nelle attività sociali.
- Grave: Sviluppo psicomotorio limitato, necessità di assistenza costante.
- Profonda: Mobilità limitata o assente, dipendenza totale per le funzioni vitali.