Evoluzione delle Tecniche di Scavo e Documentazione Archeologica: da Pitt-Rivers a Barker

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Nel corso degli ultimi due secoli, sono state sperimentate numerose strategie di scavo archeologico. Inizialmente, si utilizzavano principalmente due metodi di scavo. La prima strategia consisteva in un semplice buco, attraverso il quale il terreno veniva sommariamente asportato per ottenere rapidamente gli oggetti di valore sepolti.

Lo Scavo per Grandi Aree di Pitt-Rivers

Alla fine del XIX secolo, Pitt-Rivers introdusse la strategia dello scavo per grandi aree, che prevedeva l'esplorazione di un intero sito. Pitt-Rivers inventò anche la strategia della sezione per i siti delimitati da argini e fossati. Questo metodo consisteva nello scavare una trincea nell'argine o nel fossato fino al suolo vergine. Tuttavia, spesso si scavava in modo arbitrario, senza prestare molta attenzione alla conformazione naturale della stratificazione archeologica. Il metodo di scavo arbitrario era principalmente finalizzato alla scoperta di manufatti e alla definizione della loro posizione, mentre i dettagli stratigrafici erano considerati secondari.

Il Metodo per Quadranti di Giffen

Giffen sviluppò un'altra strategia di scavo: il metodo per quadranti. Questo metodo prevedeva la divisione del sito in segmenti, che venivano poi scavati alternativamente. Questo permetteva ai ricercatori di ottenere profili o sezioni del suolo attraverso la stratificazione del sito. I profili venivano rilevati nei muri o nei testimoni di terreno non scavati tra i vari segmenti del quadrante.

Il Metodo a Strisce di Wheeler

Wheeler scavava tumuli secondo il metodo a strisce, dimostrando di utilizzare un metodo di scavo arbitrario. La strategia dello scavo per strisce e il procedimento di scavo arbitrario furono successivamente sostituiti dallo scavo stratigrafico e dal metodo per quadrati.

Evoluzione verso lo Scavo Stratigrafico e per Grandi Aree

Inizialmente, il metodo per quadrati era concepito come un sistema di scavo su grande area, poiché, al termine dello scavo, i testimoni venivano rimossi. Ad eccezione del metodo a strisce, le strategie di scavo a sezione in trincea, per quadranti e per quadrati sono ancora utilizzate oggi, ciascuna adattabile a differenti situazioni. A partire dalla seconda guerra mondiale, è diventata di attualità la strategia di scavo per grandi aree. Questa strategia differisce dal sistema di scavo di un'area per quadrati per il fatto che inizia come scavo di un'area intera, non interrotta dalla presenza di testimoni. Oggi, è ampiamente accettato che il metodo di scavo stratigrafico sia impiegato in tutte le occasioni in cui strati ed elementi archeologici possono essere riconosciuti nella stratificazione di un sito. Lo scavo arbitrario ha un valore minore rispetto allo scavo stratigrafico.

I Primi Metodi di Documentazione nello Scavo

L'Approccio di Petrie

Secondo Petrie, gli scavi avevano due scopi principali: ottenere piante e informazioni topografiche, e recuperare reperti mobili antichi. La documentazione dei primi scavi era focalizzata sul recupero di informazioni relative alla posizione delle strutture e ai luoghi di ritrovamento dei manufatti. Gli strati archeologici, a meno che non contenessero una struttura evidente, non venivano riportati in pianta. Per i reperti mobili, era sufficiente indicare che ciascuno proveniva da un livello assoluto più alto o più basso rispetto ad altri trovati nello stesso sito. Si deduceva, in base alla stratificazione geologica, che quanto più profondo era il luogo di ritrovamento di un oggetto, tanto più antica era la sua età rispetto a quella dei manufatti scoperti a quote più alte.

La Documentazione Dettagliata di Pitt-Rivers

Pitt-Rivers, prima di iniziare lo scavo, disegnava una pianta del sito con le curve di livello. Lo scopo di questa documentazione era di mostrare il sistema di drenaggio. La stratificazione del sito veniva rimossa da gruppi di operai. Le strutture venivano messe in pianta dopo essere state liberate dal terreno sovrastante. Tuttavia, molte delle sezioni di Pitt-Rivers non costituivano una documentazione del profilo effettivo del suolo. Il terreno veniva rimosso per livelli arbitrari, e gli oggetti non venivano documentati in relazione ai tagli o a uno strato archeologico numerato. Venivano invece documentati secondo una misurazione tridimensionale: una quota indicava l'altezza assoluta del luogo di ritrovamento, e altre due misure posizionavano l'oggetto su un piano orizzontale. Questo metodo fu adottato anche da Wheeler.

L'Influenza di Barker e la Documentazione dei Siti Urbani

Barker migliorò significativamente la qualità della documentazione. La qualità delle piante di Wroxeter, ad esempio, è strettamente legata alla natura stratigrafica non complessa dei siti documentati. I siti urbani, invece, presentano una stratificazione complessa e richiedono un ritmo di scavo più rapido.

Tendenze Evolutive nella Documentazione Archeologica

La maggior parte delle piante più antiche documentava le strutture, non gli strati, che costituiscono la maggior parte della stratificazione. L'idea della stratigrafia, che conferisce allo scavo il suo maggior valore, era l'ultimo degli aspetti considerati nella documentazione. A partire dagli anni Sessanta, le forme di documentazione sono rimaste sostanzialmente le stesse, ad eccezione dell'uso di schede di documentazione pre-stampate per le descrizioni scritte degli strati e degli elementi. Queste schede assicurano che i rapporti stratigrafici degli strati e degli elementi siano registrati in modo completo, dato che su molti siti complessi non tutti questi rapporti potrebbero comparire nelle sezioni.

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