La Frase Verbale: Morfologia, Tipi di Verbi e Complementi Sintattici
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1. La frase verbale: definizione
1.1 Definizione di frase
La frase è una parola o un gruppo di parole che, come massima espansione di un nucleo, possiede un unico significato, sebbene possa essere incompleta all'interno di una proposizione. Le parole, o una singola parola se il nucleo è il suo unico membro, rappresentano le più piccole unità dal punto di vista sintattico. Il nucleo mantiene un rapporto di direzione con la sua espansione e, se necessario, un rapporto di accordo: ad esempio, il verbo concorda in numero e persona con il soggetto.
Oltre alla frase verbale, si possono formare frasi basate su altre parole lessematiche (ovvero con significato lessicale): abbiamo la frase nominale, avverbiale, aggettivale e la frase preposizionale, dove la preposizione funge da nucleo.
1.2 Definizione di frase verbale
La frase verbale è il centro della proposizione, il suo cuore. Il verbo è l'elemento essenziale per predicare uno stato o un evento. La sua funzione è sempre quella di predicato verbale (PV), a meno che non si considerino i verbi copulativi (come essere o sembrare) come semplici collegamenti tra il soggetto e una qualità, formando così un predicato nominale (PN).
I costituenti necessari dipendono dalla valenza (teoria di Tesnière), ovvero dalla capacità del verbo di richiedere integrazioni per completare il senso: ad esempio, un verbo transitivo necessita di un oggetto diretto. Secondo Alarcos, integrare significa cambiare, estendere o restringere il significato del verbo. Gli elementi non obbligatori (come un complemento circostanziale) sono definiti marginali o periferici, mentre quelli necessari sono chiamati argomenti.
2. Morfologia verbale e tipi di verbi
2.1 Considerazioni preliminari
Oltre alla definizione morfologica, il verbo può essere definito funzionalmente come l'elemento chiave che esprime un processo o uno stato, sia esso riferito a un soggetto (Juan canta l'opera) o impersonale (Piove). Secondo Tesnière, è una parola costituente con funzione strutturale, capace di governare una frase in quanto autonoma.
2.2 Morfologia dei verbi regolari
Morfologicamente, il verbo è una parola lessematica. Il lessema (o radice) esprime un modo di essere o di accadere (secondo Coseriu). Alla radice si accompagnano i morfemi costituenti:
- Morfema di tempo, modo e aspetto: include la vocale tematica e le marche temporali/aspettuali (es. -ba-).
- Morfema di persona e numero: chiamato desinenza finale (es. -vamo).
Esempio: in amavamo, am- è il lessema, -a- la vocale tematica, -va- il morfema di tempo/aspetto e -mo la persona/numero.
I modi verbali
La lingua dispone di tre modalità principali:
- Indicativo: per fatti oggettivi e reali.
- Congiuntivo: per affermazioni soggettive, incerte o desideri.
- Imperativo: specializzato nell'esortazione (es. Chiudi la porta, per favore).
Tempo e Aspetto
Si distinguono tre prospettive temporali: presente (neutro), futuro (virtuale) e passato (reale/retrospettivo). L'aspetto riguarda come l'azione è concepita: perfettivo (conclusa, es. sono venuto) o imperfettivo (durativa, es. venivo). Esistono anche verbi ripetitivi (es. beccare, strappare).
2.3 Morfologia dei verbi irregolari, polirrizzi e difettivi
I verbi irregolari presentano anomalie nel lessema o nei morfemi per ragioni fonetiche storiche (es. variazioni vocaliche o consonantiche). I verbi polirrizzi ereditano radici diverse (es. il verbo andare o essere). I verbi difettivi non possiedono una coniugazione completa per vincoli semantici (es. verbi meteorologici come nevicare, usati solo alla terza persona singolare).
2.4 Tipi di verbi: transitivi e intransitivi
Secondo Alarcos, la transitività non è una proprietà intrinseca ma funzionale. I verbi transitivi richiedono solitamente un Complemento Diretto (CD), sebbene in alcuni casi possa essere omesso o apparire pleonastico. I verbi intransitivi non necessitano di un oggetto per completare il senso (es. correre, pentirsi).
2.5 Riflessività e reciprocità
- Verbi riflessivi: l'azione ricade sul soggetto stesso. Possono essere diretti (Io mi pettino) o indiretti (Mi pettino i capelli).
- Verbi reciproci: esprimono un'azione scambiata tra più soggetti (I gatti si leccano tra loro).
2.6 Verbi ausiliari e modali
I verbi ausiliari perdono parte del loro significato lessicale per accompagnare una forma non personale (infinito, gerundio, participio), aggiungendo sfumature aspettuali:
- Aspetto prospettico: con l'infinito.
- Aspetto durativo: con il gerundio (sta scrivendo).
- Aspetto perfettivo: con il participio (ho fatto).
I verbi modali esprimono l'atteggiamento del parlante (volontà, dovere, possibilità) rispetto all'azione dell'infinito che reggono.
2.7 Forme non personali
L'infinito, il gerundio e il participio mancano di morfemi di persona:
- Infinito: può funzionare come sostantivo (il mangiar bene) o come nucleo di subordinate.
- Gerundio: esprime un'azione durativa e contemporanea o anteriore al verbo principale.
- Participio: indica un aspetto concluso. Può fungere da aggettivo, complemento predicativo o attributo. Esiste anche il participio assoluto, slegato dalla struttura sintattica principale.
3. Complementazione verbale
3.1 L'Attributo e il Predicato Nominale
L'attributo è la qualità attribuita a un soggetto tramite un verbo copulativo. Concorda in genere e numero e può essere un aggettivo, un nome o una proposizione. Si identifica spesso tramite la pronominalizzazione (lo è). Esistono anche verbi semicopulativi che mantengono parte del loro significato pur introducendo un attributo.
3.2 Complemento Diretto (CD)
Il CD (o oggetto diretto) è l'elemento su cui ricade l'azione del verbo transitivo. Può essere un risultato, una modifica o un elemento statico. In italiano, se il referente è una persona, può talvolta essere preceduto dalla preposizione "a" (uso regionale o enfatico). Si riconosce per la pronominalizzazione con lo, la, li, le e perché diventa soggetto nella forma passiva.
3.3 Complemento Indiretto (CI)
Il CI (o di termine) indica il beneficiario o il danneggiato dall'azione verbale. È introdotto dalla preposizione a e pronominalizzabile con mi, ti, gli, le, ci, vi. Esistono varianti come il dativo etico (enfatico), il dativo di opinione o il dativo possessivo (Mi hanno rubato il portafoglio).
3.4 Complemento Circostanziale (CC)
Il CC aggiunge informazioni accessorie (tempo, luogo, modo, causa, scopo, ecc.). È solitamente marginale e può essere sostituito da un avverbio. Esempi comuni includono:
- Luogo: Sarò lì.
- Tempo: Verrò domani.
- Modo: Canta bene.
- Causa/Scopo: Lo faccio per te.
3.5 Complemento di Reggenza (SUP)
Noto anche come complemento preposizionale, è un argomento richiesto obbligatoriamente dal verbo (es. contare su qualcuno, preferire A a B). A differenza del CC, non può essere facilmente omesso senza cambiare il senso del verbo.
3.6 Complemento d'Agente (C. Ag.)
Nelle frasi passive, indica chi compie l'azione. È introdotto dalla preposizione da (es. I biglietti sono stati venduti dal personale).