Il Fronte Popolare in Spagna (1936): Elezioni, Riforme e la Strada verso la Guerra Civile
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Il Fronte Popolare e le elezioni del 1936
Il Fronte Popolare: durante il decennio degli anni Trenta in Europa si consolidò una politica di unione delle forze di sinistra e liberali per contrastare un fascismo sempre più minaccioso. Questi grandi schieramenti vennero chiamati fronti popolari. Per le elezioni di febbraio 1936 si costituì il Fronte Popolare con i repubblicani (Izquierda Republicana, Unione Repubblicana), i socialisti (PSOE, UGT) e i comunisti.
a) Le elezioni di febbraio 1936
Il programma del Fronte Popolare era per lo più riformista: non includeva nazionalizzazioni e può essere riassunto in punti come un'amnistia per i prigionieri, il divieto delle rappresaglie e una riforma della legislazione sociale e dell'istruzione. La campagna sulla destra iniziò in modo sconnesso, ma ben presto si avvertì la necessità di formare alleanze e, in alcuni luoghi, i monarchici (carlisti e altri gruppi monarchici) si presentarono insieme alla CEDA, agli agrari e ad altri, formando il cosiddetto Fronte Nazionale, che però non fu generale. La Falange spagnola presentò i propri candidati.
- Partiti del Fronte Popolare: Izquierda Republicana, Unione Repubblicana, PSOE, UGT, comunisti.
- Partiti di destra e monarchici: CEDA, gruppi monarchici, agrari, Falange.
I risultati delle elezioni prefiguravano le due Spagne destinatarie del prossimo conflitto. Il Fronte Popolare, pur segnando una vittoria, non ottenne una maggioranza parlamentare sorprendentemente ampia. I partiti di destra ottennero buoni risultati nelle roccaforti tradizionali, come Navarra e Aragona. La sinistra ottenne i migliori risultati nelle grandi città, nelle province costiere e nei territori con sentimenti nazionalisti.
Il nuovo governo fu formato dalla Sinistra Repubblicana (Izquierda Republicana e i repubblicani dell'Unione), come previsto dal programma del Fronte Popolare. I socialisti rimasero esclusi, lasciando il governo nelle mani di partiti che avevano ricevuto relativamente poco sostegno. Il governo fu presieduto da Casares Quiroga fino al 19 luglio, mentre Manuel Azaña venne nominato Presidente in sostituzione di Niceto Alcalá-Zamora; una sostituzione controversa che rese il governo ancora più debole, poiché Casares Quiroga non era una personalità di grande rilievo.
b) Verso la guerra civile
Il nuovo governo riprese il primo biennio delle riforme repubblicane, soprattutto la riforma agraria. L'impazienza dei contadini li spinse a compiere occupazioni di terre che il ministero fu poi costretto a legalizzare. Da parte sua, il CNT avanzò proposte radicali, come la giornata di 36 ore e l'espropriazione delle aziende oltre i 50 ettari.
Queste misure portarono a serrate, fuga di capitali e a un aumento del terrorismo, sia da parte dell'estrema destra sia da parte di alcuni gruppi di sinistra. In queste circostanze sembrò chiaro che fosse vicina una sollevazione militare contro il governo. Il governo reagì adottando misure come lo spostamento dei generali Franco e Mola in Navarra e nelle Isole Canarie: azioni che dimostrarono la debolezza del governo e, d'altro canto, alimentarono i timori di un focolaio rivoluzionario.
Inoltre, figure politiche come Gil Robles avevano proposto la dichiarazione dello "stato di guerra", proposta tuttavia non accettata dal ministro della Guerra. In marzo, un gruppo di generali (Mola, Saliquet, Varela), al quale all'ultimo momento si unì Franco, decise di organizzare "una rivolta che ristabilisse l'ordine", la cui direzione fu affidata a Mola.
La scelta della data ebbe molto a che fare con l'assassinio di José Calvo Sotelo da parte di un gruppo di guardie d'assalto. Così, la sera del 17 luglio la guarnigione si ribellò in Marocco, avviando un colpo di stato che, pur fallendo in molte zone della Spagna, si trasformò in una lunga guerra civile.
Riflessioni finali
Il periodo delle elezioni del 1936 e i mesi successivi mostrano la fragilità delle istituzioni repubblicane, la polarizzazione sociale e politica e il rapido passaggio dalle tensioni elettorali a conflitti aperti, che avrebbero condotto a una sanguinosa guerra civile.