Generazione del 98: Temi, Stile e Protagonisti della Letteratura Spagnola
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1.2. Il Gruppo del '98: i temi, lo stile, i membri
Temi Principali
- Problemi in Spagna: Il Gruppo del '98 è incentrato sul cosiddetto "tema della Spagna", che cerca l'identità del Paese attraverso la conoscenza del suo paesaggio, della sua gente, della sua storia e della sua tradizione letteraria. I suoi scrittori assumono due atteggiamenti opposti: uno critico e uno di esaltazione. Denunciano la povertà, l'abbandono, l'ignoranza del popolo e il declino del Paese, ma trovano nel paesaggio la vitalità, la bellezza e la spiritualità di una terra e di un popolo.
- Politica: In gioventù, molti membri professavano idee molto avanzate, in alcuni casi vicine all'anarchismo, ma in seguito sono approdati a posizioni più conservatrici.
- Storia: Rappresenta una continua fonte di meditazione. Unamuno la chiama la "intrahistoria" (storia dentro), ovvero lo stile di vita tranquillo di milioni di persone senza nome, il cui lavoro quotidiano costruisce in profondità la realtà storica.
- Desiderio di europeizzazione: Questo aspetto non è in contraddizione con l'amore per la Spagna; si punta alla modernizzazione e all'apertura culturale.
- Paesaggio castigliano: Si assiste a un'esaltazione lirica del paesaggio e dei costumi della Castiglia, visti come l'essenza stessa della Spagna.
- Tempo: Viene esplorato sia il tempo fisico che il tempo psichico.
- Fusione tra realtà e fantasia: I confini tra ciò che è reale e ciò che è immaginato spesso sfumano.
- Il saggio: Si afferma come genere letterario d'elezione ed è il formato preferito dai noventayochistas.
- Riflessione esistenziale: Il crollo dei valori di questo periodo spinge gli autori a riflettere su aspetti esistenziali: il passare del tempo, l'ossessione per la morte, la solitudine dell'uomo, la delusione e le questioni religiose. Questo crea uno stato neo-romantico che si traduce in sentimenti di ansia, pessimismo e disgusto.
Lo Stile
Gli autori del '98 accettano i contributi più innovativi del linguaggio modernista, ma rifiutano gli eccessi retorici. Utilizzano un linguaggio chiaro e semplice, ma curato artigianalmente, con un gusto particolare per il recupero di parole tradizionali.
Il loro atteggiamento estetico ed emozionale nei confronti della realtà conferisce al linguaggio una forte carica lirica. La soggettività proiettata su persone e cose assume due approcci: a volte mira a catturare i sentimenti e le impressioni prodotte da ciò che vedono; altre volte utilizza un linguaggio molto espressivo, quasi caricaturale, per criticare la dolorosa realtà nazionale.
Hanno coltivato tutti i generi (poesia, romanzo, teatro), sebbene il contenuto ideologico e la componente riflessiva della loro letteratura abbiano favorito l'uso della prosa e, soprattutto, del saggio.
Linguaggio letterario
- Devozione per la letteratura medievale e per autori come Fray Luis de León, Quevedo e Cervantes.
- Rifiuto della grandiosità o della prosa eccessivamente ornata della letteratura precedente.
- Volontà anti-retorica, sobria e attenta a non cadere nel banale.
- Gusto per i termini tradizionali e arcaici.
- Soggettivismo e lirismo: il paesaggio e l'anima si fondono.
I Membri del Gruppo
Questi autori, pur condividendo alcune perplessità in determinati momenti della carriera, sono dotati di una forte individualità. La loro evoluzione estetica e ideologica ha seguito percorsi molto diversi: dall'indipendenza di Baroja all'impegno di Antonio Machado, dal conservatorismo di Azorín al progressismo di Valle-Inclán.
Azorín
Pseudonimo di José Martínez Ruiz (1873-1967). Saggista attivo in politica durante i primi anni della sua carriera. Il tema dominante dei suoi scritti è la Spagna, insieme all'eternità e alla continuità simboleggiate dalle antiche usanze contadine. Ottenne il plauso della critica per i suoi saggi, in particolare Alma española (1900), Los pueblos (1904) e Castilla (1912). È noto soprattutto per i suoi romanzi autobiografici: La voluntad (1902), Antonio Azorín (1903) e Confesiones de un pequeño filósofo (1904). Azorín ha introdotto uno stile nuovo e vigoroso nella prosa spagnola.
Il suo lavoro si distingue anche per l'acuta critica letteraria presente in testi come Los valores literarios (1913) e Al margen de los clásicos (1915). È stato il massimo rappresentante di questa generazione.
Miguel de Unamuno
(1864-1936) È considerato l'intellettuale più rappresentativo del '98. Nato a Bilbao, studiò all'Università di Madrid, dove conseguì il dottorato in Filosofia e Lettere. Fu professore di greco all'Università di Salamanca dal 1891 fino al 1901, quando fu nominato rettore.
La sua filosofia, non sistematica, permea l'intera produzione. Formatosi nel razionalismo e nel positivismo, in gioventù simpatizzò con il socialismo, scrivendo per il giornale El Socialista. La sua preoccupazione per la Spagna si manifesta nei saggi raccolti in En torno al casticismo (1895), Vida de Don Quijote y Sancho (1905) e Por tierras de Portugal y de España (1911). Le sue poesie sono spesso dedicate all'esaltazione della terra di Castiglia.
Coltivò tutti i generi: fu poeta, narratore, drammaturgo e critico. La sua narrativa inizia con Paz en la guerra (1897) e prosegue con Niebla (1914), La tía Tula e San Manuel Bueno, mártir (entrambi del 1933). Tra le sue opere poetiche spicca El Cristo de Velázquez (1920), mentre il suo teatro ebbe meno successo commerciale.
Antonio Machado
(1875-1939) È uno dei più grandi poeti spagnoli. Nato a Siviglia, visse poi a Madrid. Nel 1893 pubblicò i suoi primi scritti in prosa, mentre le prime poesie apparvero nel 1901. Fu professore di francese e sposò Leonor Izquierdo. Nel 1927 fu eletto alla Real Academia Española. Durante gli anni Venti e Trenta scrisse opere teatrali con il fratello Manuel, tra cui La Lola se va a los puertos (1929) e La duquesa de Benamejí (1931). Nel gennaio del 1939 andò in esilio nel villaggio francese di Collioure, dove morì a febbraio.
Il suo primo libro è Soledades (1903), di impronta modernista. Segue Campos de Castilla (1912), un ritratto poetico del paesaggio castigliano unito al dolore per la perdita dell'amata. Nel 1917 pubblicò Páginas escogidas. Importante è anche la sua produzione in prosa, come Los complementarios e Juan de Mairena (1936), quest'ultimo contenente riflessioni filosofiche e critiche sociali. La Guerra Civile lo spinse a scrivere poesie di circostanza e impegno politico.
Ramón María del Valle-Inclán
(1866-1936) Romanziere, poeta, drammaturgo, saggista e giornalista. Nato a Villanueva de Arosa, studiò giurisprudenza a Santiago de Compostela, ma interruppe gli studi per recarsi in Messico. Nel 1931 ricoprì diverse cariche ufficiali, tra cui quella di Direttore della Scuola di Belle Arti di Roma.
Il suo primo libro fu Femeninas (1895), seguito da opere ispirate alla Galizia come Flor de santidad (1904). Pubblicò la serie delle Comedias bárbaras, tra cui Águila de blasón (1907) e Romance de lobos (1908), opere violente e stilizzate. Con Cara de plata (1922) si nota il passaggio verso la critica sociale.
Il suo secondo viaggio in Messico ispirò Tirano Banderas (1926), considerato il suo miglior romanzo. Con Luces de Bohemia (1920) stabilì l'estetica dell'esperpento (la distorsione della realtà), deformando il brutto e il basso attraverso un espressionismo caricaturale. Nella serie El ruedo ibérico, analizzò con ironia amara il regno di Isabella II attraverso romanzi come La corte de los milagros (1927) e Viva mi dueño (1928).