Hegel: idealismo, dialettica e lo sviluppo dello Spirito nella storia

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Idealismo e dialettica

Idealismo e dialettica

Hegel è il massimo rappresentante dell'idealismo tedesco in Germania, corrente che caratterizza il periodo del Romanticismo. L'idea di fondo dell'idealismo di Hegel è che la realtà sia un organismo unitario la cui essenza profonda è data da un soggetto spirituale in costante divenire che vive nelle cose e nella storia.

L'idea, l'assoluto e l'infinito

Per riferirsi a questa realtà Hegel usa termini diversi. Innanzitutto idea per indicare la struttura stessa di questo soggetto, una struttura di natura razionale. L'idea si incarna nell'uomo e nelle sue produzioni storiche, artistiche, culturali e religiose, trovando in esse il suo pieno compimento, ovvero una piena autocomprensione di sé. Hegel utilizza anche termini come Assoluto o Infinito per riferirsi al fatto che lo spirito contiene in sé tutta la realtà, tutta la storia e dunque non ha limiti.

«Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale»

A partire da queste premesse possiamo fare alcune considerazioni per capire meglio il funzionamento della realtà nella prospettiva di Hegel e il suo sistema filosofico. La prima questione è il concetto espresso dalla famosa frase «ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale». Il filosofo vuole affermare che ciò che accade nella realtà è razionale, ovvero necessario: i singoli momenti storici hanno infatti un senso unitario. L'idea si dispiega in maniera razionale, ossia verso uno scopo. Questo scopo è il farsi spirito dell'idea, cioè trovare una piena autocomprensione di sé. Ciò che accade nella storia è dunque mosso dall'Assoluto verso una certa direzione.

Dire che ciò che è razionale (l'idea) è il reale significa che l'idea si manifesta concretamente nella realtà. Dire che ciò che è reale (la storia) è razionale vuol dire che tutti gli eventi storici hanno un loro senso e non sono mai casuali: concorrono sempre a realizzare quanto necessariamente deve realizzarsi. Da questo si comprende che l'infinito e il finito coincidono sempre: per infinito si indica l'idea, l'Assoluto nella sua interezza; per finito si intendono i momenti storici e culturali che caratterizzano la realtà. Ogni singolo evento è un elemento finito, delimitato storicamente all'interno del quadro infinito dell'idea. La realtà per Hegel è come un puzzle infinito: le singole tessere rappresentano i momenti storici o culturali che, nel loro insieme, compongono l'Assoluto.

Questo significa che l'idea esiste concretamente poiché si manifesta nelle singole cose e che le singole cose hanno senso solo se comprese nel quadro generale. L'infinito esiste grazie ai singoli momenti, mentre i singoli momenti esistono grazie all'infinito.

La filosofia giustificatrice e la Nottola di Minerva

Abbiamo poi il concetto di filosofia giustificatrice: la filosofia ha il compito di giustificare la realtà, cioè di spiegarla. Ciò che accade ha sempre un senso che si ricollega all'idea e ogni singolo finito va sempre ricondotto all'infinito. La filosofia ricostruisce il senso interno della realtà: il filosofo non anticipa gli eventi storici né vuole orientare la storia, ma si limita a spiegare quanto è accaduto, ritrovando il filo razionale degli eventi.

Per spiegare questo concetto Hegel usa la metafora della Nottola di Minerva, un uccello che vola soltanto al tramonto. Allo stesso modo, la filosofia interviene dopo che gli eventi si sono svolti e, a quel punto, ha gli elementi necessari per dare un senso a quanto accaduto.

La dialettica

Arriviamo poi al quarto caposaldo del sistema hegeliano: la dialettica. La realtà è un costante divenire, un processo sempre in corso, dunque un movimento. Questo movimento non ha un andamento lineare ma dialettico. Per dialettica si intende il necessario confronto fra due momenti opposti: Hegel chiama questi due momenti tesi e antitesi. Dalla loro contrapposizione nasce la sintesi, che ricompone le differenze in una nuova unità superiore ai due momenti prima separati.

  • Tesi: l'affermazione di qualcosa.
  • Antitesi: la sua negazione.
  • Sintesi: la nuova unità che conserva gli elementi validi della tesi e dell'antitesi superandone le contraddizioni.

Hegel utilizza il termine tedesco Aufhebung per definirla: «superare conservando e togliendo». La sintesi conserva quanto espresso dalla tesi e dall'antitesi, eliminando ciò che prima ne separava i due momenti.

La struttura base dell'intera realtà è di natura dialettica. Alla base della storia vi è infatti l'opposizione fra una tesi, che Hegel chiama idea in sé e per sé, e un'antitesi, che Hegel chiama idea fuori di sé. Per «idea in sé e per sé» si intende l'idea nella sua natura astratta; per «idea fuori di sé» si intende l'idea che esce da sé e si perde nella concretezza della natura, nella limitazione spazio-temporale: Hegel chiama questo processo alienazione. Infine sorge la sintesi: l'idea che ritorna in sé, che si fa Spirito e vive concretamente nella natura attraverso l'uomo, acquisendo piena coscienza di sé. Questa struttura dialettica, alla base della realtà nel suo complesso, si moltiplica nei singoli momenti storici, culturali e artistici.

Fenomenologia dello Spirito

Fenomenologia

La Fenomenologia dello spirito è suddivisa in due parti. Nella prima viene studiato come lo spirito si manifesta nei singoli individui; nella seconda parte viene invece studiato come lo spirito si manifesta nelle collettività. Attraverso questi due passaggi viene spiegato come lo spirito trovi una sua prima espressione nell'individualità, trovando però il suo pieno compimento solo nelle manifestazioni collettive e universali.

Ognuna delle due parti è suddivisa in tre gradi di manifestazione dello spirito secondo un andamento di tipo dialettico. Per quanto riguarda la prima parte, i gradi sono:

  • La coscienza (tesi)
  • L'autocoscienza (antitesi)
  • La ragione (sintesi)

Per quanto riguarda la seconda parte, i gradi sono:

  • Lo spirito (tesi)
  • La religione (antitesi)
  • Il sapere assoluto (sintesi)

In ciascuno di questi gradi il percorso dello spirito è rappresentato da Hegel attraverso figure ideal-tipiche, cioè figure simboliche che rappresentano un momento dello spirito, dunque un certo momento storico, culturale e filosofico.

La coscienza

Il primo grado, la coscienza, è il momento in cui il soggetto pensa di trovare la verità fuori di sé, nell'oggetto, cioè nella natura. La coscienza è rappresentata da tre figure: la certezza sensibile, la percezione e l'intelletto.

La certezza sensibile è il momento in cui la coscienza avverte come reale ciò che può conoscere attraverso i sensi. La certezza sensibile ha però dei limiti, ad esempio la conoscenza è limitata; per questo subentra la percezione. La percezione afferma che la conoscenza appartiene a chi la esprime. Giungiamo così all'intelletto, che rappresenta la chiusura del cerchio della coscienza. L'intelletto è il momento in cui l'io comprende la realtà: per dirla con termini kantiani, è un fenomeno. Gli oggetti non esistono in quanto tali, ma come realtà che l'io si rappresenta nella sua coscienza. La coscienza dunque non è coscienza di ciò che è fuori di noi, ma di ciò che è dentro di noi; la coscienza si fa così autocoscienza, cioè coscienza della propria coscienza.

L'autocoscienza

L'autocoscienza è il momento in cui il soggetto non cerca più la verità nella natura ma all'interno di sé. I passaggi dell'autocoscienza sono tre: la dialettica servo-padrone, lo stoicismo e lo scetticismo, e la coscienza infelice.

L'autocoscienza «è la certezza che la coscienza ha di se stessa», ma il termine acquista in Hegel anche un valore sociale e politico, perché essa si raggiunge soltanto confrontando la nostra esistenza con quella degli altri: l'uomo riesce a riconoscersi solo se è riconosciuto da altre autocoscienze simili a lui. L'autocoscienza mira ad essere riconosciuta, ma anche a essere indipendente dall'altra e allo stesso tempo a dominarla. Da qui nasce il conflitto delle autocoscienze che Hegel spiega tramite il conflitto tra il padrone e il servo.

Segue il confronto tra il filosofo stoico e il filosofo scettico. Questa figura rappresenta l'evoluzione della volontà dello spirito di liberarsi dalla dipendenza dalla natura. Lo stoico cerca di liberarsi dalle passioni rendendosi indipendente dai condizionamenti della realtà esterna: cerca una via di liberazione interiore. Tuttavia lo stoico, così facendo, continua a sentire l'esistenza del peso della realtà esterna. Da questa posizione nasce lo scettico, che sospende ogni giudizio sulla realtà delle cose, affermando che nulla è vero. Il filosofo scettico però incontra un fallimento: nel sostenere che nulla sia vero, finisce per affermare una verità, e dunque annulla la possibilità di negare ogni verità. La sua ricerca fallisce.

Dal fallimento dello stoicismo nasce la terza figura dell'autocoscienza: la coscienza infelice. Questa è lo spirito che, negata ogni verità della natura, cerca la verità in Dio. Questa coscienza è però infelice poiché la verità, essendo aldilà della natura, non è raggiungibile. Questa separazione tra soggetto e Dio e tra soggetto e verità inizia con l'ebraismo, religione che colloca l'assoluta verità in un Dio trascendente, totalmente separato dal mondo. A tentare di superare questa separazione è il cristianesimo che, con la figura di Cristo, rende Dio incarnato e dunque accessibile. Ma questa accessibilità rimane sempre parziale, perché Cristo non può mai essere completamente raggiunto. Hegel parla poi della figura degli asceti, coloro che mortificano il corpo: gli asceti rappresentano la coscienza infelice per eccellenza.

Lo spirito, giunto al punto più basso con la coscienza infelice, capisce che la ricerca di Dio non deve avvenire all'esterno ma all'interno del soggetto.

La ragione

La ragione rappresenta il momento in cui l'uomo fonda ogni conoscenza sulla ragione stessa. Storicamente questo è il passaggio dal mondo medievale, in cui la religione era il fondamento della società, all'età moderna, con la nascita della nuova scienza. Hegel descrive la ragione come la sintesi tra coscienza e autocoscienza: lo spirito avverte l'unità fra soggetto e oggetto, fra individuo e natura. I passaggi della ragione sono tre: la ragione osservativa, la ragione attiva e l'individualità in sé e per sé.

Lo Stato

Lo Stato costituisce il culmine dell'Eticità, che in esso trova piena realizzazione e compiuta unità. Lo Stato risolve in sé i due momenti precedenti, riaffermando l'unità immediata della famiglia (tesi) al di là della dispersione della società civile (antitesi). Quello di Hegel è il più compiuto modello di Stato etico mai elaborato, nel quale tutte le particolarità (gli individui, le famiglie, le classi) trovano il loro fondamento, il senso del loro essere e il fine del loro agire.

Lo Stato etico

Per Hegel lo Stato esprime l'ethos di un popolo e il suo spirito. «Esso è sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio della famiglia e della società civile». Molto più della semplice somma delle persone giuridiche che lo compongono, lo Stato è una totalità organica, un organismo attraverso cui vivono i suoi singoli componenti. Come dal punto di vista metafisico l'intero viene prima delle parti, così lo Stato viene prima della società civile e della famiglia. Incarnazione suprema della moralità e del bene comune, lo Stato etico di Hegel si differenzia nettamente dai modelli politici elaborati dagli autori precedenti.

A. Differenze dal modello liberale

Si differenzia dal modello liberale (da Locke a Kant), per il quale lo Stato sarebbe un'entità artificiale, uno strumento creato dagli individui per la tutela dei loro interessi e dei loro diritti e a garanzia della loro sicurezza. Questa teoria comporta per Hegel una riduzione dello Stato a semplice custode dei particolarismi della società civile, dove la libertà nello Stato finisce per identificarsi con la libertà dallo Stato.

B. Critica al modello democratico di Rousseau

Lo Stato di Hegel si differenzia anche dal modello democratico di Rousseau, secondo il quale la sovranità risiederebbe nel popolo. Hegel considera questa nozione di sovranità popolare un'astrazione: il popolo «al di fuori dello Stato» è soltanto una somma di singoli, una moltitudine informe. A questa astrattezza Hegel contrappone la teoria secondo cui la sovranità dello Stato deriva dallo Stato stesso: lo Stato ha in sé, e non al di fuori di sé, la propria ragione d'essere. Tale concezione anti‑liberale e anti‑democratica si fonda sul presupposto teorico che non siano gli individui a fondare lo Stato, ma lo Stato a fondare gli individui, sia dal punto di vista cronologico e storico (gli individui nascono nell'ambito di uno Stato che viene prima di essi), sia dal punto di vista ontologico (lo Stato è superiore agli individui come il tutto è superiore alle parti).

C. Critica alla teoria contrattualistica

Questa ottica organicistica dello Stato etico si accompagna anche al rifiuto del modello contrattualistico (Locke, Rousseau), secondo il quale la vita associata deriverebbe da un «contratto sociale» scaturito dalla volontà arbitraria degli individui. Per Hegel questa idea rappresenta un insulto alla «maestà» dello Stato.

Stato di diritto e monarchia costituzionale

Lo Stato di Hegel è assolutamente sovrano ma non dispotico, ossia non illegale. Conformemente alla tradizione che va da Hobbes a Rousseau, Hegel ritiene che lo Stato debba operare soltanto attraverso le leggi: il suo è uno Stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi che devono governare al posto degli uomini. Da ciò deriva il ruolo fondamentale del potere legislativo che, insieme a quello governativo e a quello principesco, forma la divisione della costituzione che per Hegel è la monarchia costituzionale.

La monarchia costituzionale è la migliore tra le forme di governo perché riassume le forme classiche — monarchia, aristocrazia e democrazia —: «Il monarca è uno, con il potere governativo intervengono alcuni e con il potere legislativo interviene la pluralità». Al potere legislativo, cui compete l'obbligo di emanare le leggi, collabora l'«assemblea delle rappresentanze di classi» anche se in minima parte, perché al compito di promulgare le leggi concorrono maggiormente gli altri due poteri: il potere governativo e quello principesco. Il potere governativo, attraverso i funzionari statali, traduce in atto l'universalità delle leggi; il potere principesco rappresenta l'incarnazione stessa dello Stato in una individualità reale, cui spetta la decisione ultima circa gli affari della collettività, una figura simbolica della forma di governo che Hegel ritiene la più razionale.

Pur riconoscendo l'importanza mediatrice dei ceti, che stanno tra il potere del governo e il popolo, Hegel è diffidente verso il loro agire politico, ritenendo che essi siano inclini a far valere gli interessi privati a spese dell'interesse generale. Coerentemente con le sue premesse anti‑democratiche, egli arriva ad affermare che i membri del governo possono fare «ciò che è il meglio» da soli, perché possiedono una profonda conoscenza dei bisogni e degli affari dello Stato, mentre il popolo «non sa ciò che vuole e ciò che è il meglio per lui».

Spirito oggettivo

Spirito oggettivo

Questa è la sezione più importante di tutta l'Enciclopedia. Divenuto spirito libero, lo Spirito soggettivo, quando incontra altri individui liberi come lui, sente la necessità di regolare la propria libertà. Il termine Libertà per Hegel indica la «realizzazione di sé» del singolo tramite un atto di volontà. Tale atto ha senso solo in un mondo strutturato, una società, uno Stato: fuori di questo mondo tale libertà è indeterminata, insensata e vuota.

La volontà di libertà dell'uomo trova la sua realizzazione nella sfera dello Spirito oggettivo, che è la sfera delle istituzioni sociali, l'insieme delle istituzioni sovraindividuali che Hegel raccoglie sotto il concetto di Diritto.

I momenti dello Spirito oggettivo sono tre: il diritto astratto, la moralità e l'eticità, dei quali Hegel si è occupato anche nei Lineamenti di filosofia del diritto. La filosofia del diritto di Hegel ha avuto enorme importanza per l'Ottocento, influenzando a lungo gli studi giuridici.

Il diritto astratto

Il momento in cui l'individuo realizza la propria libertà all'interno di una sfera sociale è quello del diritto astratto (che coincide con il diritto privato). È il momento in cui all'individuo viene riconosciuta la «personalità giuridica» secondo il modello romano: considerato all'interno di un'istituzione sociale concreta, egli diviene soggetto dotato di diritti, il primo dei quali è quello della proprietà privata.

La persona qui considerata non vive in stato di natura, dove vige l'infinita volontà, ma in uno Stato di diritto. L'essenza del singolo, dell'essere individuale, è la libertà; questa può dirsi tale solo all'interno di una società civile, perché si rapporta alla libertà di altri singoli. La «persona» per Hegel diviene tale solo in rapporto al mondo esterno di «cose» che può riconoscere come sue. «La persona ha per suo fine il diritto di porre la sua volontà in ogni cosa». Qui Hegel entra in conflitto con la concezione di Rousseau, che individuava nella proprietà privata un atto di arbitrio. Per Hegel, invece, la proprietà privata è costitutiva della libertà della persona giuridica: possedere qualcosa significa affermarsi nella cosa; disporre di una cosa è essere libero.

In quanto persona giuridica, l'individuo è soggetto a diritti ma anche a doveri. La proprietà diventa tale solo in virtù del reciproco riconoscimento fra persone, realizzato tramite l'istituto giuridico del contratto.

L'esistenza del diritto rende possibile la logica della possibilità del suo contrario, il torto. Diverse sono le forme di torto: dalla controversia (in cui le parti interpretano diversamente il diritto) fino al delitto, dove il valore della legge è completamente negato. Il diritto (tesi), violato tramite il delitto (antitesi), deve essere ripristinato mediante la punizione o pena. Per Hegel questa rappresenta la sintesi o la ricomposizione del diritto trasgredito, una necessità oggettiva del vivere in comune; perché la pena sia ricompositiva della frattura tra l'individuo e la società, e non vendicativa, occorre che essa venga riconosciuta interiormente dal colpevole. Questa esigenza trascende l'ambito del diritto e richiama la sfera della moralità.

La moralità

La moralità è la sfera in cui l'individuo manifesta una volontà di agire basata su un proposito libero. Il fine a cui mira questa intenzione è il benessere. Hegel, avverso al rigorismo etico, ritiene che la morale non debba mai entrare in contrasto con l'aspirazione alla felicità. Tale aspirazione, essendo volontà soggettiva, interiore e privata, non riesce quasi mai a coincidere con l'aspirazione al bene in sé e per sé. Da ciò deriva la contraddizione tra essere e dovere essere che è tipica della moralità (soprattutto di quella kantiana, criticata fermamente da Hegel), che non riesce sempre a concretizzarsi nella realtà di fatto.

L'eticità

L'eticità risolve la scissione tra soggettività e bene tipica della moralità: in essa il bene è in grado di attuarsi concretamente. L'eticità è moralità sociale, in grado di realizzare il bene in forme istituzionali quali la famiglia, la società civile e lo Stato.

In quanto moralità concreta, attuata visibilmente nel mondo e non astrattamente, l'eticità rappresenta il superamento della divisione fra interiorità ed esteriorità propria della morale del dovere. Configurandosi come una morale che ha assunto le forme del diritto e un diritto che ha assunto le forme della morale, l'eticità supera le unilateralità sia del diritto che della morale. Famiglia, società civile e Stato costituiscono la triade dialettica dell'eticità.

La famiglia

La famiglia è il primo momento dell'eticità. Quella di Hegel è la prima teorizzazione filosofica della famiglia borghese, incentrata sulla coppia e sui figli piuttosto che sui più vasti legami di parentela delle famiglie tradizionali, ed è strettamente associata al patrimonio. Fondata sull'amore e sulla fiducia (la monogamia), ha come fondamento il matrimonio e come scopo la crescita e l'educazione dei figli, i quali, divenendo personalità autonome, a loro volta daranno origine ad altre famiglie. La famiglia è una persona giuridica e come «persona» ha la sua realtà sostanziale nel possesso di beni, di una proprietà.

La società civile

Il momento successivo dello Spirito etico è quello in cui il sistema unitario e solidale della famiglia si frantuma per dar luogo a quello conflittuale della società civile, che della famiglia costituisce la naturale antitesi. Qui interessi particolari e indipendenti coesistono ed entrano in conflitto economico, sociale e giuridico tra loro. La società civile rappresenta il momento negativo dell'eticità: «il campo di battaglia dell'interesse privato di tutti contro tutti», un sistema atomistico in cui si ripropone l'isolamento degli individui, chiusi ciascuno nel proprio ambito privato; anche i diversi nuclei familiari risultano contrapposti fra loro. La società civile si articola a sua volta in tre diversi sistemi.

Voci correlate: