L'Impatto dei Decreti di Nueva Planta sul Diritto Spagnolo
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Il Contesto Storico e l'Introduzione dei Decreti di Nueva Planta
La politica fu sostituita dalla Spagna attraverso una serie di disposizioni, i Decreti di Nueva Planta (Nuova Organizzazione), volti a fornire una nuova struttura per enti e tribunali, in particolare l'Audiencia-Corona.
L'Abolizione dei Privilegi in Valencia (1707)
Durante la Guerra di Successione Spagnola, quando l'Aragona e Valencia sembravano ormai dominate, Filippo V emanò un primo decreto il 29 giugno 1707. Questo decreto sanciva, a causa della ribellione dei suoi sudditi, l'abolizione dei privilegi e la conseguente introduzione del diritto castigliano.
La mossa fu mal accolta a Valencia, dove fu presentata una memoria al Re che negava l'esistenza di una ribellione. I valenciani bollarono i piani come "distruttivi", mentre le stesse leggi castigliane erano classificate da Filippo V come "lodevoli e plausibili". La protesta fu inutile. Il diritto valenciano, sia pubblico che privato, fu definitivamente abrogato.
La Riforma in Aragona e il Ripristino Parziale (1707-1711)
In Aragona, la situazione non fu così radicale e il regno ne uscì meglio, poiché l'applicazione rigorosa si arrestò. Come sottolineato da Jesús Morales, il decreto del 1707 era troppo conciso per la complessità del quadro giuridico che intendeva abolire, producendo quindi solo effetti parziali, venendo in gran parte ignorato o contestato. Filippo V, per bloccare l'abrogazione, come analizzato dal professore, innalzò il livello del suo decreto.
Dopo varie alternative, il decreto del 3 aprile 1711 ripristinò parzialmente il sistema giuridico abolito, a condizione che continuasse ad applicarsi il diritto civile aragonese. Esso introdusse la figura di un comandante generale con pieni poteri politici e organizzò l'Audiencia (Udienza) secondo il modello castigliano. L'Aragona recuperò così il suo diritto privato. Il decreto del 3 aprile fu seguito da un altro il 27 giugno e da diverse disposizioni, che costituiscono quella che può essere definita una "re-ingegnerizzazione" della riabilitazione politica.
Il Decreto per la Catalogna (1716)
La guerra non era ancora conclusa (durò fino al 1713), né cessò l'emanazione di decreti, che apparivano principalmente come materiale sviluppato e maturo. In questa nuova situazione, è di particolare importanza il decreto del 15 gennaio 1716 per la Catalogna.
Alcuni personaggi favorevoli a Filippo V erano fuggiti in Castiglia durante il conflitto, per poi tornare e partecipare alla riforma. Tale disposizione, la Nuova Organizzazione della Reale Udienza del Principato di Catalogna, fu emanata in quel periodo e resa pubblica il giorno seguente. Il Capitano Generale si ergeva come rappresentante del Re e portò alla creazione di un tribunale la cui struttura era stata ampiamente discussa negli organi supremi del Consiglio di Castiglia. Come già accaduto in Aragona, fu rispettata la validità del diritto privato catalano.
La Questione Linguistica
La lingua, in sintesi, emerse come una questione controversa. Il Consiglio di Castiglia aveva raccomandato al Re una serie di misure per limitare l'uso del catalano. Il decreto del 1716 stabilì che solo i casi presentati dinanzi all'Audiencia dovessero essere motivati esclusivamente in castigliano.
Tuttavia, alcune istruzioni alle autorità andarono oltre, e in particolare avvertirono i magistrati di cercare di introdurre "la lingua spagnola, a tal fine gli ordini saranno più temperati e simulati, in modo da notare l'effetto senza che si noti la cura". Tali misure rilanciarono un tema che è giunto fino ai nostri giorni.
Maiorca e Sardegna: Estensione del Modello (1715-1717)
Con gli stessi criteri (mantenere il diritto privato e abolire la struttura politica, amministrativa e giudiziaria), il decreto del 28 novembre 1715, integrato da altri negli anni successivi, introdusse la Nuova Organizzazione di Maiorca. Tuttavia, come spiega Piña, questa disposizione certificò legalmente la morte di organismi che erano rimasti a lungo senza vita ed efficacia.
Il decreto del 1715 fu adottato a Minorca nel 1781, dopo la riconquista dell'isola, ma, come Piña stesso ha dimostrato, un ordine reale del 1782 permise il mantenimento delle sue precedenti leggi e istituzioni. A questo elenco di norme tradizionalmente note, si aggiunge un altro decreto del 24 novembre 1717 per la Sardegna, che riproduce il modello catalano.