Impatto Trasformativo della Prima Guerra Mondiale sull'Economia Globale e le Crisi Successive
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L'Impatto Trasformativo della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) sull'Ordine Economico Mondiale
La Prima Guerra Mondiale (Grande Guerra) ha smantellato l'ordine economico mondiale consolidato fin dal XIX secolo. Oltre alle perdite umane, ha innescato uno squilibrio strutturale che avrebbe caratterizzato l'economia nei decenni successivi (anni '20 e '30).
L'Economia di Guerra
Questo conflitto, combattuto tra le maggiori potenze industriali e finanziarie, vide la performance economica giocare un ruolo chiave. La vittoria fu appannaggio delle nazioni capaci di sostenere logisticamente e militarmente un maggior numero di uomini.
Misure di Organizzazione Economica Bellica
La guerra impose l'attuazione di una vera e propria economia di guerra, caratterizzata da:
- Immediata diversione dei fattori produttivi verso le industrie belliche e i trasporti (con sviluppo notevole dell'industria automobilistica e aeronautica).
- Fornitura prioritaria di derrate alimentari, energia e materie prime, sia per le truppe che per il fronte interno.
- Intervento massiccio delle Banche Centrali per finanziare l'enorme spesa militare.
L'Intervento Statale e il Controllo
La gravità della situazione costrinse i governi a creare autorità specifiche con poteri estesi su risorse finanziarie e umane per organizzare la produzione bellica. Queste autorità si occuparono di:
- Controllo della distribuzione delle merci (razionamento) tramite credito e lavoro esistente.
- Attuazione del processo di sostituzione delle importazioni per ciò che prima veniva acquistato all'estero.
Conseguenze Economiche della Guerra
Perdite Umane e Capitale Umano
- Perdite militari dirette: Circa 8,5 milioni di militari morti (la Germania e l'Austria-Ungheria persero circa il 15% dei mobilitati).
- Feriti e Disabili: Sette milioni di disabili e 15 milioni di feriti. Si trattò di una perdita di capitale umano giovane e qualificato, segmento lavorativo più dinamico degli anni '20 e '30.
- Vittime Civili: Escludendo la Russia, si stimano 5 milioni di morti.
Distruzione e Riorganizzazione dei Flussi Economici
- Rottura delle Relazioni Economiche Normali: Distruzione di infrastrutture (ferrovie, strade) che necessitavano di rinnovamento.
- Fine del Gold Standard: L'unità monetaria fu infranta; il sistema del Gold Standard non reggeva più nel mondo post-bellico.
- Perdita di Capitale Fisso: La distruzione fisica colpì soprattutto Belgio e Francia, che persero circa un terzo del loro capitale fisso. Nel 1920, la produzione industriale europea era tornata ai livelli del 1913, causando un rallentamento globale.
- Perturbazione del Commercio Internazionale: La guerra interruppe gli scambi; la riconversione alla produzione militare portò alla perdita di mercati esteri per i paesi belligeranti.
Inflazione e Spostamento del Centro Finanziario Globale
Il finanziamento della guerra avvenne tramite l'abbandono del Gold Standard e l'uso del deficit di bilancio (spesa superiore alle entrate), finanziato tramite l'emissione di titoli di debito pubblico. Ciò interruppe il legame tra offerta di moneta e riserve metalliche, portando all'abbandono dei tassi di cambio fissi.
Si verificò lo spostamento del centro finanziario globale da Londra a New York. Gli Stati Uniti emersero come unico paese in grado di soddisfare le esigenze economiche e di recupero, consolidando la loro posizione di creditore netto con un saldo di circa 12 miliardi di dollari.
Conseguenze della Pace e Nuovi Assetti
Nazionalismo Economico e Interventismo Statale
L'intervento statale nell'economia si manifestò in due modi:
- Forme dirette: Controllo strategico dei settori, nazionalizzazioni e pianificazione.
- Forme indirette: Regolamentazione dei prezzi, licenze e crediti.
Ciò spinse verso la creazione di un settore pubblico che si sarebbe sviluppato negli anni '20 e soprattutto dopo la crisi del 1929.
Creazione di Nuovi Stati e Trattati
Gli accordi territoriali portarono alla disintegrazione degli imperi (Tedesco, Austro-Ungarico, Russo e Turco), facendo sorgere nuove nazioni (Finlandia, Stati Baltici, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria). Il Trattato di Versailles ridisegnò i confini tedeschi, comportando la perdita del 13,5% del territorio e del 10% della popolazione del 1910.
Riparazioni e Instabilità Monetaria
Si discusse il problema delle riparazioni di guerra (33 miliardi di dollari) e dei debiti interalleati (26,5 miliardi di dollari). USA e Gran Bretagna erano i maggiori creditori, la Francia la più indebitata.
Per superare l'inflazione e l'abbandono dell'oro, si cercò un nuovo sistema monetario. Le conferenze di Bruxelles (1920) e Genova (1922) stabilirono il modello del Gold Exchange Standard, dove il valore aureo di una moneta poteva essere garantito da riserve in valute estere convertibili in oro (valute chiave).
L'incapacità della Germania di pagare le riparazioni nel 1922 portò all'occupazione francese della Ruhr nel gennaio 1923, causando scioperi e iperinflazione. La prima soluzione arrivò con il Piano Dawes (aprile 1924), che ridusse gli importi delle riparazioni e permise alla Germania, dopo una riforma monetaria, di ricevere prestiti americani.
Instabilità Economica degli Anni '20
Fase 1: Depressione e Crisi di Conversione (1920-1921)
Legata alla transizione pace-guerra, si manifestò una sovrapproduzione e calo dei prezzi. I paesi risposero con politiche protezionistiche e deflazionistiche (contenimento dei salari). La crisi fu breve, con un rimbalzo dal 1922.
Fase 2: Ricostruzione (1922-1925)
Processo di ripresa cristallizzato dalla Conferenza di Ginevra (1922) e dal Piano Dawes (1924). Il recupero fu lento; solo l'Europa occidentale raggiunse i livelli produttivi pre-bellici dopo sette anni, convivendo con alta disoccupazione e instabilità politica.
Fase 3: Stabilità e Crescita (1925-1929) - I "Felici Anni Venti"
Clima politico ed economico favorevole, con gli Accordi di Locarno che stemperarono le tensioni franco-tedesche. Sintomi di miglioramento furono la ripresa europea e l'aumento dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, persisteva alta disoccupazione, forte speculazione borsistica e crescente dipendenza finanziaria dell'Europa dagli Stati Uniti.
La Grande Crisi del '29 e gli Anni '30: Il Declino della Leadership Britannica
La Prima Guerra Mondiale sancì il passaggio della leadership capitalista dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, non solo in termini produttivi ma anche come principali investitori internazionali.
A differenza dell'Inghilterra pre-bellica, gli USA erano un paese che importava poco e prestava molto. Gli investimenti esteri americani negli anni '20 erano più redditizi all'estero che in patria, portando a ritiri di capitali che lasciavano i debitori in situazioni drammatiche.
Radiografia del Crack del '29
La crisi iniziò nel settore finanziario americano con il crack della borsa di New York. Tra il 1926 e settembre 1929, lo Stock Exchange registrò un boom speculativo (indice da 100 a 216) slegato dai profitti reali, basato sulla ricerca di plusvalenze.
Le banche avevano concesso prestiti alla riserva nazionale al 5%, che venivano erogati ai privati al 12% per investire in azioni. Il 24 ottobre 1929 (Giovedì Nero), l'eccesso di offerta fece crollare la domanda. Il lunedì successivo, il crollo divenne irreversibile, portando al fallimento coloro che avevano acquistato azioni a credito e trascinando giù le banche creditrici.
La Depressione degli Anni '30: Contagio Globale
I fallimenti a catena negli USA ridussero la produzione e aumentarono la disoccupazione. La crisi si propagò al resto del mondo a causa dell'enorme peso acquisito dagli americani nell'economia globale.
Gli USA tagliarono le importazioni di materie prime, e la disoccupazione interna ridusse la capacità di importare beni di consumo. Gli altri paesi, a corto di dollari ($), non potevano acquistare le esportazioni USA, creando un circolo vizioso. Le prime risposte furono il protezionismo e la svalutazione monetaria, alimentando l'autarchia e la recessione.
Le Soluzioni Politiche alla Crisi (Fascismo, Socialdemocrazia, Comunismo)
Democrazia Sociale (USA, Gran Bretagna)
Stati Uniti: Il New Deal
Il mirava a riattivare domanda e offerta, incoraggiando i prezzi e ridistribuendo potere d'acquisto.
Misure chiave del New Deal:
- Svalutazione del Dollaro: Per favorire le esportazioni e rendere più difficili le importazioni.
- Facilitazioni Creditizie: Per assistere la speculazione e invertire la tendenza al risparmio bancario.
- Intervento Agricolo: Lo Stato acquistava e accumulava scorte per ridurre l'offerta e aumentare i prezzi, offrendo incentivi per ridurre le superfici coltivate (risultato modesto).
- Investimenti in Opere Pubbliche.
Conclusione del New Deal: Sebbene i risultati economici fossero incerti, fu una pietra miliare come primo caso di intervento statale nell'economia capitalista, tendenza che la Gran Bretagna avrebbe poi generalizzato.
Gran Bretagna
Le misure economiche si concentrarono sull'estero:
- Abbandono del Gold Standard (smettendo di pagare in oro le sterline).
- Svalutazione della Sterlina (prima volta).
- Dazi Protezionistici sulle merci importate.
- Accordi commerciali con i paesi della zona della sterlina (Impero coloniale).
Internamente, il governo aiutò le aree in crisi (minerarie e tessili) e mantenne bassi i tassi di interesse per favorire gli investimenti.
Il Fascismo (Germania, Italia)
Germania Nazista
Il governo tedesco ottenne un grande successo nel combattere la recessione, riducendo la disoccupazione da 6 milioni nel 1933 a una situazione di piena occupazione nel 1939. Ciò fu ottenuto tramite:
- Programma di lavori pubblici finanziati dallo Stato, che sfociò in un programma di riarmo.
- Soppressione dei sindacati e imposizione del lavoro obbligatorio. Abolizione della contrattazione collettiva, sostituita da organismi di rappresentanza operaia-padronale.
- Controllo Valutario (dal 1931): Per prevenire la fuga di capitali, lo Stato controllò quasi tutte le operazioni in valuta, mirando all'autarchia.
Italia Fascista
La politica economica non fu così radicale come quella nazista. La novità principale fu la creazione dello Stato Corporativo, che coordinava gli interessi di imprenditori e lavoratori, attuando piani di opere pubbliche e investimenti nell'industria bellica.
Il Comunismo (URSS)
La Rivoluzione di Febbraio (1917) portò a un governo liberale che decise di continuare la guerra, causando la Rivoluzione Bolscevica di Ottobre (1917).
Il nuovo governo ordinò l'uscita dalla guerra, la divisione dei latifondi e il controllo operaio delle imprese.
Fase 1: Guerra Civile (1917-1921)
La guerra civile impose un controllo statale ancora più rigido sull'economia.
Fase 2: NEP (Nuova Politica Economica) (1921-1928)
Definita come economia mista o capitalismo di Stato. Caratteristiche:
- Permessa una certa libertà di mercato per i leader (capacità di portare prodotti al mercato).
- Libertà di guadagno per gli agricoltori (priorità all'agricoltura sull'industria).
- Apertura temporanea all'ingresso di capitali esteri (misure di Lenin).
Formalizzazione della costituzione dell'URSS nel 1922.
Fase 3: Sviluppo Industriale e Regolamentazione (dal 1926 con Stalin)
Fine della NEP. Stalin centralizzò il potere, instaurando una dittatura autoritaria focalizzata sulla rapida crescita industriale.
- Istituzione del Gosplan, ente pubblico che sviluppava i "Piani Quinquennali" (obiettivi quinquennali).
- Forte enfasi sulla produzione di beni capitali e industria pesante, con crescita estesa tramite uso massiccio dei fattori produttivi e spesa militare.
- Riorganizzazione agricola: Collettivizzazione forzata della terra (nelle mani dello Stato) tramite cooperative di lavoro ("KOLCHOZ") e cooperative di lavoratori agricoli ("SOLCHOZ").
Aspetti Economici e Impatto della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)
Fasi della Guerra
Fase 1 (1939-1942): Successo Tedesco
Occupazione rapida dell'Europa. Il successo tedesco si basò sulla supremazia militare e sulla riconversione totale delle fabbriche di armamenti. L'impatto economico della guerra sulla Germania fu inizialmente modesto (nel 1940 la spesa per i consumi era superiore ai costi bellici).
Fase 2 (1942-1945): Svolta e Crescita della Produzione Bellica
La resistenza sovietica e l'ingresso degli USA cambiarono il corso del conflitto, portando a una forte crescita della produzione di armamenti.
Caratteristiche della Seconda Guerra Mondiale
Lo sforzo bellico fu sostenuto da tre fattori principali:
- Aumento della Produzione: Dal 1942, la produzione bellica (soprattutto sottomarini e aviazione) divenne prioritaria.
- Calo dei Consumi: Dal 1942, il consumo fu drasticamente ridotto.
- Risorse di Capitale: Prelievo di capitali dall'estero.
Gli Stati Uniti furono la funzionalità più utile al conflitto, nonostante gli enormi costi. L'inflazione fu contenuta in Occidente grazie a:
- Controllo monetario più stretto.
- Finanziamento delle spese militari tramite tasse.
- Uso intensivo del controllo dei prezzi e del razionamento.
Commercio e Perdite Umane
Commercio Internazionale
La guerra commerciale causò un cambiamento dei termini di scambio mondiale a sfavore dell'Europa occidentale, che divenne grande importatrice di cibo e materie prime. La vendita di investimenti esteri, la distruzione della flotta mercantile e il trasferimento dei mercati assicurativi spinsero l'Europa a perdere tutte le entrate invisibili.
Gli ex mercati esteri europei furono conquistati dagli USA, che divennero il primo vettore mondiale.
Perdite Umane e Distruzione di Capitale
Le perdite umane superarono di gran lunga quelle della Prima Guerra Mondiale, con stime tra 40 e 60 milioni di morti, la maggioranza civili, più 35 milioni di feriti. Il tasso di natalità fu molto basso.
- Zone più colpite: Europa orientale e centrale (la Russia perse circa 25 milioni di morti; la Polonia un quinto della popolazione).
La distruzione di capitale fisso fu superiore a quella della Prima Guerra Mondiale a causa degli intensi bombardamenti su abitazioni, campi e sistemi di trasporto. A fine guerra, la produzione industriale era meno della metà di quella pre-bellica (eccetto UK, Svizzera e Scandinavia). Il declino agricolo fu del 40% per i cereali.
Il problema immediato post-bellico fu la grave mancanza di generi di prima necessità, inflazione e debito.
L'Economia Spagnola nel Primo Terzo del Secolo
Il periodo è suddiviso in tre fasi:
- Disastro del 1898 fino alla Prima Guerra Mondiale.
- Periodo della dittatura di Primo de Rivera (1923-1931).
- Seconda Repubblica (1931-1936) e Guerra Civile.
Fase 1: Dal 1898 alla Prima Guerra Mondiale
Il Disastro del '98
La perdita delle ultime colonie (Cuba) a favore degli Stati Uniti fu un duro colpo politico. In questo periodo di transizione, si sviluppò una politica economica nazionalista, sostenuta da industriali e agricoltori, in contrasto con il processo di internazionalizzazione dei mercati europei.
Politica di Stabilizzazione
La Riforma Villaverde (1899) mirò a contenere la spesa pubblica e migliorare il rendimento fiscale.
Popolazione e Settori
- Popolazione: Aumento moderato dovuto al calo della mortalità, accompagnato da una migrazione esterna parallela alla crisi agraria. La distribuzione settoriale della forza lavoro non cambiò molto, poiché l'industria non assorbiva gli eccessi agricoli.
- Agricoltura: Soffrì la crisi di fine secolo, aggravata dalla fillossera e dalla riduzione della produzione zootecnica. La crisi fu mitigata dalla politica protezionista e dalla lenta modernizzazione del settore.
- Industria: Processo di diversificazione parallelo all'elettrificazione. Nascita dell'industria chimica moderna. Espansione del settore tessile grazie alla domanda generata dalla mancanza di forniture nel mercato latinoamericano. Il settore siderurgico si specializzò, traendo profitto dalla guerra per rimodellare i servizi (elettricità per le fabbriche).
Conseguenze della Neutralità Bellica
La neutralità spagnola portò a un accumulo di capitale a carattere speculativo, legato a forti aumenti di prezzi e salari non controllati. Si preferirono i guadagni facili agli investimenti fissi per l'espansione. Alla fine della guerra, il ritorno alla normalità vanificò i vantaggi, e le svalutazioni dei paesi industrializzati aprirono la strada ai loro beni, costringendo la Spagna ad alzare le tariffe protezionistiche.
Fase 2: La Dittatura di Primo de Rivera (1923-1931)
Per sostenere il ciclo economico post-bellico, si attuò un'intensa politica di opere pubbliche per garantire occupazione in cambio di pace sociale e controllare l'aumento salariale.
- Agricoltura: Perdita di quote di mercato per le esportazioni (soprattutto nel Levante).
- Industria: Crescita sostenuta grazie all'opzione protezionista e alla forte domanda pubblica di base (elettricità, telefono, ferrovia) per le opere pubbliche (strade, bacini, ponti).
Fase 3: La Crisi e la Seconda Repubblica (1931-1936)
La crisi del '29 colpì la Spagna attraverso il commercio. Il settore pubblico fu danneggiato dal crollo dell'ordine pubblico; i settori estrattivo e ferroviario furono danneggiati, così come le industrie dei consumi (più legate al mercato interno).
L'agricoltura affrontò difficoltà principali, ma la Repubblica non riuscì a risolvere i conflitti sociali legati alla riforma agraria prima dello scoppio della Guerra Civile.