Impero bizantino, Longobardi e Carlo Magno: istituzioni, leggi e trasformazioni (V–IX secolo)
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Impero «romano» d'Oriente (Bizantino)
L'impero d'Oriente è chiamato comunemente Impero Romano d'Oriente perché la capitale era Costantinopoli (l'antica Bisanzio). La civiltà e la cultura bizantina si sviluppano a partire da Bisanzio; la lingua ufficiale diventa il greco.
Caratteristiche principali
- Città molto popolose;
- Struttura burocratica efficiente con uffici anagrafe e tasse;
- Eserciti ben organizzati;
- Diplomazia efficace: spesso versavano un riscatto o stringevano patti e, se i barbari diventavano pericolosi, li spingevano verso l'Occidente;
- Superiorità tecnologica;
- Porfirogeniti: termine per indicare i bambini nati nella camera porpora (letteralmente: generati nella porpora).
Fuoco greco e commercio
Fuoco greco: un liquido incendiario che si accendeva e causava incendi anche a contatto con l'acqua; lo chiamavano "greco" perché fu inventato a Bisanzio. Il commercio era fiorente: la via della seta attraversava molte città bizantine. Commerciavano seta, cotone, allume (solfato doppio di alluminio usato per fissare i coloranti), spezie, zucchero, grano e gioielli d'oro e pietre preziose.
Giustiniano (527–565)
Giustiniano, originario della Dalmazia e nipote di Giustino, governa dal 527 al 565. Era considerato ignorante da alcuni perché parlava solo latino e non il greco. Promuove la Renovatio imperii, ovvero la restaurazione dell'autorità imperiale e cristiana, con tre obiettivi principali:
- Unificare le leggi in tutto l'impero e rendere il diritto chiaro, completo e universale;
- Rafforzare l'amministrazione su tutto il territorio;
- Unificare l'impero nell'ortodossia: instaurare un impero cristiano, eliminare le eresie e restaurare l'Impero Romano-cristiano con la riconquista delle terre occupate dai regni romano-barbarici.
Il Corpus iuris civilis
Per unificare le leggi Giustiniano istituisce un team di giuristi capitanato da Triboniano che, sette anni dopo l'inizio del progetto, pubblica (nel 534) un corpo normativo organico e sistematico: il Corpus iuris civilis. Lo caratterizzano chiarezza (con indice), completezza (non lascia fuori nessun aspetto della vita) e universalità (vale in tutto l'impero nello stesso modo). È diviso in quattro parti:
- Digesta (o Pandette): raccolta dei testi giurisprudenziali della Repubblica fino ad Adriano;
- Codex: raccolta delle leggi imperiali da Adriano fino a Giustiniano;
- Institutiones: manuale introduttivo e didattico per l'uso delle leggi;
- Novellae: le nuove leggi emanate da Giustiniano.
Con questo Giustiniano raggiunge il primo obiettivo di unificazione giuridica.
Unificare l'impero nell'ortodossia: eresie e scelte
Giustiniano vuole consolidare l'ortodossia (da ortho-doxia, "vera opinione"), instaurando un impero cristiano che elimini le eresie.
Eresie principali:
- Monofisismo (una sola natura): sosteneva che in Cristo prevalesse la natura divina e che la sua natura umana fosse marginale;
- Nestorianesimo: da Nestorio, vescovo di Antiochia, che distingueva nettamente la natura umana da quella divina di Cristo (Giustino e altri si opposero a queste teorie).
Nel 529 Giustiniano chiude la scuola di filosofia perché la filosofia insegna a ragionare e poteva mettere in discussione gli assunti religiosi ufficiali.
La riconquista dell'Occidente
Giustiniano mira a riunificare il Mediterraneo e a restaurare il potere imperiale a occidente. Il modello politico-orientale è spesso definito cesaropapismo: l'imperatore esercita anche un forte controllo ecclesiastico (nomina il patriarca di Costantinopoli) e si considera il custode dell'interpretazione cristiana corretta. Giustiniano vuole combattere eresie come l'arianesimo, sfrutta la debolezza dei regni romano-barbarici e si oppone ai matrimoni misti e al concetto di integrazione.
Accordi e campagne
Prima stipula la "pace eterna" con il re persiano Cosroe I nel 532. Dal 542 stabilisce tributi annuali ad alcune popolazioni per evitare attacchi. Poi si concentra sull'Occidente: le campagne militari sono volte a riprendere il controllo delle zone divenute autonome.
Le guerre: Vandali e Ostrogoti
La prima fase è contro i Vandali: nel 534 Giustiniano li sconfigge e la regione passa sotto il controllo imperiale orientale. La seconda è contro gli Ostrogoti di Teodorico: la guerra greco-gotica (535–553) scoppia anche per motivi dinastici e di successione, con varie fasi e generali coinvolti.
Quattro fasi principali ricordano le vicende belliche:
- Belisario conduce le prime vittorie e nel 534 sconfigge i Vandali;
- Conquista del Sud Italia;
- Conflitti con i re goti (Teodato, Vitige) e saccheggi come l'eccidio di Milano;
- Nel 540 Ravenna viene conquistata, ma la guerra prosegue con la controffensiva gota sotto Totila, e successivamente i bizantini riconquistano l'Italia con Narsete (vittoria decisiva nel 552 a Gualdo Tadino).
Belisario viene in seguito sostituito da Narsete, un eunuco che ottiene grandi cariche politiche e militari (nell'Impero orientale gli eunuchi potevano aspirare ai più alti uffici di fiducia imperiale).
Prammatica Sanzione (554) e conseguenze
Al termine delle campagne si firma la Prammatica Sanzione (554):
- L'Italia e l'Africa settentrionale useranno le leggi bizantine (Corpus iuris civilis);
- Verranno governati da un esarca (delegato dell'imperatore);
- La capitale della provincia d'Italia sarà Ravenna e il suo primo esarca sarà Narsete.
La firma venne "giustificata" da una richiesta del papa Vigilio, che fu probabilmente una scusa politica.
La peste di Giustiniano
Durante e dopo le guerre esplode una grave epidemia detta peste di Giustiniano. Procopio di Cesarea narra le imprese belliche ma anche la diffusione dell'epidemia: la prima ondata esplode nel 542 in Egitto; poi si diffonde ad Alessandria, Palestina, Siria e Asia Minore; viene trasportata dalle truppe in Sicilia e in Italia. Nel 558 si registra una seconda ondata.
Non si è certi dell'agente patogeno: potrebbe essere stata peste bubbonica, peste polmonare, o altre malattie come lebbra o tifo. Procopio esagera, ma l'epidemia ha impatti demografici ed economici rilevanti.
La rivolta Nika
Nika (dal greco "vincere") è il grido degli spettatori all'ippodromo di Costantinopoli. Le fazioni degli spalti — principalmente gli Azzurri e i Verdi — non erano solo squadre sportive ma supportavano anche sfere politiche: gli Azzurri erano filo-imperiali e filo-cristiani; i Verdi tenevano a certe istanze aristocratiche e a posizioni ortodosse diverse. Nel corso di una rivolta scoppiata durante una corsa, Azzurri e Verdi si scontrano; Giustiniano, sul punto di fuggire, è trattenuto dalla moglie Teodora che lo persuade a restare. Belisario reprime duramente la rivolta, con migliaia di morti.
Teodora
Teodora, moglie di Giustiniano, non era nata nobildonna: era stata danzatrice e probabilmente prostituta; suo padre era domatore di orsi. Diventata imperatrice, esercitò grande influenza politica su Giustiniano. Fondò scuole per ragazze povere e fu una donna politica determinata che impedì all'imperatore di abbandonare il trono durante la rivolta Nika.
Data di nascita: 14 marzo 497 a Costantinopoli. Morta il 28 giugno 548 per un cancro al seno.
Nota: nel documento è citato un parallelo con Evita Perón (Argentina), figura moderna anch'essa salita da umili origini al potere politico; queste informazioni sono presenti in un supporto didattico citato.
Successione e crisi
Dopo Giustiniano si susseguono vari imperatori e le sue conquiste tendono a disgregarsi. L'impero affronta problemi economici derivanti dalle lunghe campagne militari, dal calo demografico dovuto alla peste e dallo svuotamento delle casse statali.
Guerra romano-persiana (dinastia sassanide)
Quando Maurizio viene ucciso, Cosroe II di Persia dichiara guerra all'impero bizantino. La guerra, detta romanopersiana (o romano-persiana), inizia nel 602 ed è logorante: dura decenni e impoverisce entrambe le parti.
Date salienti e figure
- 614: i Persiani arrivano a Gerusalemme, uccidono 30.000 persone e rubano una reliquia considerata sacra (frammento della Vera Croce): attacco simbolico ai luoghi sacri;
- 610: Eraclio diventa imperatore (fino al 641). Era un generale d'origine africana che organizza una controffensiva;
- 624: Eraclio entra a Ctesifonte e attacca il tempio di Zoroastro (Zarathustra), simbolo del potere sassanide e del zoroastrismo;
- 628: Eraclio sconfigge definitivamente i Persiani a Ninive con l'aiuto di Bulgari, Avari e Turchi.
Dopo questa guerra entrambi gli imperi risultano però indeboliti e in crisi.
Riforme militari ed amministrative di Eraclio
Eraclio introduce innovazioni: capisce che un esercito a pagamento è efficace ma costoso e sperimenta la figura dei soldati-coloni. Introduce il sistema dei temi (distretti militari), ciascuno comandato da uno stratega con poteri militari e amministrativi; questo assetto permette all'impero bizantino di reggere negli anni successivi.
Popoli e confinanti
Più popolazioni si muovono e interagiscono con l'impero bizantino e con le future entità europee:
- Avari: popolazione nomade delle steppe, cavalieri e razziatori, arrivarono dalla regione a est della Pannonia;
- Bulgari: fondano un regno in Tracia (capitale Preslav), inizialmente nomadi, poi stanziali;
- Turchi: più tardi saranno protagonisti di altri episodi storici nel medioevo;
- Longobardi: popolazione germanica di grande importanza per la storia italiana.
I Longobardi
Origini e prime testimonianze
I Longobardi non possedevano una scrittura propria; le fonti principali sono romane che raccolgono le loro saghe. Essi sostenevano di provenire dalla penisola scandinava; archeologia mostra insediamenti nella regione del fiume Elba. I Longobardi si chiamavano originariamente Vinnili ("combattenti").
La società longobarda era articolata: gli arimanni erano uomini liberi e guerrieri; gli aldi erano semi-liberi (artigiani, contadini, allevatori) protetti dagli arimanni.
Miti di fondazione e nome
Secondo una saga, la sacerdotessa Gambara e i suoi figli guidano una migrazione; una leggenda narra che, per ingannare Odino, le donne si legarono i capelli sotto il mento per apparire barbate: da qui l'etimologia popolare di "longobardi" (barbe lunghe). Un'altra ipotesi fa derivare il nome da "longhe bande" ovvero lunghe lance.
Culto funerario e corredi
Dai corredi funebri si ricavano informazioni sulla vita quotidiana: donne sepolte con oggetti femminili (fibbie, scodelle, pettini); uomini con lance, fibule, elmi in cuoio, corazze, spade, scramasax e scudi con umbone. Cavalcavano con selle che offre- vano stabilità. Aspetto fisico tradizionale: capelli e barbe lunghe, con capelli raccolti e nuca rasata.
La grande migrazione in Italia (568)
La data tradizionale dell'ingresso in Italia è il 3 aprile 568 dalla Pannonia, secondo Paolo Diacono (monaco e autore della Historia Langobardorum, vissuto nel VII–VIII secolo). I Longobardi, guidati da Alboino, arrivano dal Friuli. Alboino sconfigge i Gepidi e uccide il loro re Cunimondo; una celebre leggenda narra che Alboino offrì a Rosmunda, figlia di Cunimondo e sua moglie, da bere nel cranio del padre sconfitto.
Regni e ducati
Dopo Alboino regnano i re Clefi (572–574) e poi Autari (574). I Longobardi organizzano l'Italia in ducati autonomi, con una capitale regia a Pavia. Cividale diventa la prima capitale del primo ducato.
La Penisola resta divisa: le isole maggiori (Corsica, Sardegna, Sicilia) rimangono fuori dal controllo longobardo per la mancanza di una flotta. Resiste l'esarcato bizantino in Italia (Ravenna) e la Pentapoli adriatica: Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona. Restano autonome anche Napoli-Amalfi e le coste di Bari e Brindisi più la Calabria.
Organizzazione regia e amministrativa
I Longobardi erano suddivisi in tribes (fare o sippe) governate da duchi (dux, ducis). I duchi si riunivano nella garentìa (assemblea) per eleggere un re quando necessario. Inizialmente la monarchia non era ereditaria, ma col tempo si consolidarono dinastie.
Alboino, Autari e Teodolinda
Alboino domina le prime fasi. Dopo un periodo di anarchia durato circa dieci anni, nel 584 viene eletto re Autari, che impone l'autorità reale sui duchi, istituisce i gastaldi (funzionari reali che amministrano i beni del re e controllano i pagamenti) e cerca alleanze politiche con il papa, i Franchi e i Bizantini.
Teodolinda, figlia del re dei Bavari e moglie di Agilulfo (re dei Longobardi), è una figura centrale: cattolica (non ariana) e promotrice dell'unità religiosa tra Longobardi e Romani, favorisce un avvicinamento alla Chiesa di Roma. Fa coniare monete con la propria effigie e sostiene l'adorazione dei Longobardi verso il cristianesimo cattolico. Alla sua corte riceve doni papali come l'evangeliario d'oro (conservato nel Duomo di Monza) e la Corona Ferrea, contenente un chiodo della croce: simboli che serviranno per le incoronazioni reali d'Italia.
Teodolinda muore nel 628 e viene sepolta nel Duomo di Monza; il suo nome significa "benefica verso il popolo" ed è venerata come beata.
Rotari e l'Editto
Nel 636 sale al trono Rotari, il cui nome è legato all'Editto di Rotari (pubblicato nel 643): il primo codice scritto dei Longobardi, che trasforma consuetudini e faide in norme scritte. Tra le innovazioni più significative c'è la sostituzione della faida con il guidrigildo (compensazione economica per le ferite), l'uso dell'ordalia (prove di Dio) e la compilazione del diritto in un latino imperfetto. L'editto non integra direttamente la legislazione romana e riflette la condizione sociale dei Longobardi (ad esempio, l'articolo 204 contiene limitazioni dei diritti femminili).
Liutprando e la riforma
Liutprando riorganizza le leggi in un latino più corretto e inserisce riferimenti alla legislazione romana; rilancia i commerci e la moneta d'oro, ridefinisce la società in "primi" (nobili proprietari terrieri) e "minimi" (uomini liberi senza terre) e riesce temporaneamente a conquistare Ravenna. Cerca accordi con il papa e in cambio dona al pontefice, nel 728, i castelli di Sutri: atto noto come Donazione di Sutri, spesso considerata nucleo del potere temporale della Chiesa (la donazione fu probabilmente una restituzione di territori bizantini al papa).
Ratchis, Astolfo e la spinta verso la Chiesa
Ratchis regna per breve tempo e abdica; gli succede il fratello Astolfo, che avvia una fase di rottura con la Chiesa. L'attacco di Astolfo provoca un'alleanza tra la Chiesa e i Franchi che porterà, più avanti, alla sconfitta dei Longobardi.
La Chiesa
La Chiesa nel periodo altomedievale assume crescente potere religioso e politico. Con l'Editto di Tessalonica (380) il cristianesimo diviene religione ufficiale e lecita. Nel V secolo comincia a diffondersi l'idea del primato della Chiesa di Roma; Leone Magno parla di primato e Gregorio Magno (VI secolo) lo realizza in pratica con quattro nuclei di attività:
- Azione politica: Gregorio era stato nunzio apostolico (ambasciatore presso la corte di Bisanzio) e si dimostra abile diplomatico contro Bizantini, Visigoti e Franchi;
- Azione missionaria: promuove la conversione dei Longobardi (grazie anche a Teodolinda), dei Visigoti in Spagna e degli Angli in Inghilterra (invia il vescovo Agostino in Inghilterra);
- Azione amministrativa: controlla le tasse nei territori vicini a Roma;
- Azione culturale: uniforma la liturgia, favorisce la clericalizzazione della cultura e organizza scuole episcopali, presbiteriali e monastiche.
Gregorio Magno si definirà "servo dei servi di Dio" e contribuisce all'affermazione della figura del papa come autorità religiosa autonoma rispetto all'imperatore d'Oriente.
Donazione di Costantino
La Donazione di Costantino è un documento che «regala» al papa poteri simbolici e temporali. In esso si afferma il primato del vescovo di Roma, la sovranità del pontefice sui sacerdoti, la superiorità della Basilica del Laterano e la superiorità papale su quella imperiale. Nel XV secolo lo studioso Lorenzo Valla dimostra che il documento è un falso medievale (probabilmente del IX secolo), basando la critica su incongruenze storiche e linguistiche.
Monachesimo
Il monachesimo può essere inteso sia come professione di fede e stile di vita sia come modello gestionale ed economico-culturale. Dal greco monos (solo), nasce l'ideale eremitico in Oriente: Sant'Antonio Abate è il primo eremita conosciuto (Egitto, ca. 250). San Simeone (ca. 390) inaugura pratiche come gli stiliti (eremiti su colonne).
In Occidente si sviluppa il cenobitismo (dal greco koiné, in comune): i monaci vivono in comunità sotto regole stabilite.
San Benedetto e la Regola
San Benedetto da Norcia (VI secolo) fonda il cenobitismo occidentale e la Regola benedettina: norme che scandiscono vita e lavoro monastico e prevedono orari precisi di preghiera e lavoro (ora et labora). La giornata monastica tipica comprendeva veglia, preghiera, lettura, lavoro nei campi o nello scriptorium, pasti in silenzio, e la compieta come ultima preghiera.
I monasteri e le loro attività
I monasteri svolgevano attività agricole, artigianali e di copia dei manoscritti. Ogni biblioteca monastica aveva uno scriptorium con pergamene e amanuensi che realizzavano codici decorati con miniature. I monasteri avevano una struttura organizzata: chiesa, sala capitolare, refettorio, cucina, magazzini, foresteria, infermeria, dormitorio e chiostro. L'abate era il capo della comunità e i voti cardinali erano obbedienza, umiltà e carità.
Ordini benedettini e altre congregazioni
- Cistercensi: derivano dall'abbazia di Cîteaux (Borgogna), fondati formalmente nel XII secolo, con figure come Bernardo di Chiaravalle;
- Certosini: nati in Cartusia, massaiccio alpino, ordine eremitico-cenobitico noto per la copia dei manoscritti;
- Cluniacensi: fondati a Cluny (X secolo), ordine benedettino riformato con molte abbazie e grande influenza.
Dal VII secolo in poi monaci come Colombano (dall'Irlanda) fondano monasteri in Italia, ad esempio Bobbio.
I Franchi
I Franchi si insediano nelle regioni a nord della Francia, Belgio, Olanda e Germania occidentale; svolgono ruolo di cuscinetto per l'Impero romano contro popolazioni germaniche o steppiche. Sotto Clodoveo (re 481–511) avviene una significativa integrazione tra Romano e Franco:
- Approva i matrimoni misti;
- I bambini franchi studiano il latino presso i romani;
- I romani possono accedere alle gerarchie militari dei Franchi.
Organizzazione del regno franco
Il regno dei Franchi si divide in aree: Austrasia (nord-est, Aquisgrana), Neustria (Parigi, Reims), Aquitania (Poitiers) e Borgogna (Digione). Il sistema politico è basato sul rapporto personale tra re e nobili (boni homines), che ricevono terre e immunità in cambio della fedeltà. Le leggi sono raccolte in capitolari (capitolo per capitolo).
Crisi dei Merovingi e ascesa dei maggiordomi
La dinastia merovingia entra in crisi: gli ultimi re sono detti "re fannulloni" perché perdono il potere effettivo. I maggiordomi (maior domus) diventano i veri reggenti del regno. Tra questi emerge la famiglia dei Pipinidi. Pipino di Heristal unifica le parti del regno; suo nipote Carlo Martello (714–741) consolida il potere con la vittoria a Poitiers (732), celebrata come trionfo della cristianità sugli arabi.
Pipino il Breve e la nuova dinastia
Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello, ottiene l'appoggio papale e si fa ungere re nel 751. Questo atto segna la legittimazione carolingia attraverso la Chiesa. Nel 754 il papa Stefano II chiede aiuto a Pipino per liberare i territori papali dai Longobardi; Pipino interviene in Italia e impone la restituzione di territori a favore del papa.
Carlo Magno (742–814)
Carlo Magno (Carolus Magnus) è la figura centrale dell'età carolingia. Alto, forte, abile cavaliere e amante della cultura, promuove riforme militari, amministrative e culturali. Le sue campagne militari riconquistano territori e ne stabiliscono il controllo: sconfigge Sassoni, Avari, Slavi e Longobardi (774).
Organizzazione dell'impero carolingio
- Istituisce marche (territori di frontiera) governate da marchesi;
- Crea contee governate da conti (comes) e prefetti locali;
- Istituisce i missi dominici (inviati del signore), coppie formate da un laico e un ecclesiastico che controllano fedeltà e amministrazione;
- Convoca placiti e capitolari per l'amministrazione e la giustizia.
Carlo promuove inoltre una rinascita culturale: la Schola palatina raduna intellettuali come Alcuino di York, Teodulfo, Paolo Diacono e altri, per riformare l'istruzione e la liturgia.
Incoronazione e sacro romano impero
La notte di Natale dell'800 il papa incorona Carlo imperatore a Roma. Questo atto ha un significato politico: il papa assume il ruolo di conferire il titolo imperiale, creando un problema diplomatico con Bisanzio ma affermando la superiorità simbolica della Chiesa nella legittimazione del potere. Nasce così la tradizione del Sacro Romano Impero (termine: "sacro" per il contesto cristiano, "romano" per la continuità simbolica; la realtà è però diversa dall'antico Impero romano).
Amministrazione e unità
Per tenere unito l'impero Carlo stabilisce una liturgia comune, una stessa versione della Bibbia e promuove la circolazione di monete (denari d'argento). Le monete e la ripresa dei commerci segnano la rinascita economica dell'VIII–IX secolo.
Conquiste e conflitti
Carlo intraprende campagne contro popolazioni pagane, organizza le marche di confine (Marca di Spagna, Marca del Friuli, ecc.) e crea contesti amministrativi e militari per la difesa. La leggenda di Roncisvalle (778) e la Chanson de Roland sono parte della mitologia carolingia e della propaganda politica.
Il sacro romano impero: riflessioni
Il Sacro Romano Impero è un'entità multietnica cristiana e continentale; Aquisgrana diventa capitale simbolica carolingia più che Roma. In epoche successive l'immagine di Carlo Magno viene mitizzata (reliquie, culto) per motivi politici: Ottone e Federico Barbarossa promuoveranno la figura carolingia per legittimarsi.
Note conclusive
Questo testo affronta tematiche fondamentali del mondo tardoantico e altomedievale: la trasformazione dell'Impero romano in Impero bizantino, le riforme giustinianee, le campagne di riconquista, l'impatto della peste, la nascita e l'organizzazione dei Longobardi in Italia, il ruolo della Chiesa e la formazione del potere carolingio con Carlo Magno. Sono presenti aspetti istituzionali, giuridici, militari e culturali che mostrano la complessità delle trasformazioni europee tra V e IX secolo.
Nota: il testo è stato riorganizzato in sezioni e corretto ortograficamente e grammaticalmente senza eliminare i contenuti originali, per facilitarne la lettura e la consultazione.