Intellettuali e Fascismo: Consenso, Dissenso e lo Scontro Culturale nel Ventennio

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Il Contesto Storico: Dalla Vittoria Mutilata al Biennio Rosso

La Vittoria mutilata generò una grande delusione da parte del popolo nei confronti della classe politica dell'epoca. Tra il 1918 e il 1920, l'Italia attraversò il cosiddetto Biennio Rosso, caratterizzato da aspri scontri tra socialismo e fascismo. I socialisti si sollevarono a causa del profondo malcontento post-bellico: la mancanza di braccia per il lavoro e un'economia in forte declino furono i fattori scatenanti. In questo clima di instabilità, i fascisti puntarono a prendere in mano il potere per ristabilire l'ordine sociale e politico con la forza.

Gli Intellettuali di Fronte al Regime

Durante il regime fascista, il mondo degli intellettuali si divise drasticamente. Molti giurarono fedeltà al fascismo per diverse ragioni: per convinzione nelle ideologie di Mussolini, per convenienza personale (per non perdere il lavoro), per mantenere il proprio posto nelle università e continuare a insegnare ai giovani, o nel tentativo di evitare che il fascismo si radicasse ulteriormente all'interno delle istituzioni accademiche. Al contrario, altri intellettuali si rifiutarono categoricamente di giurare fedeltà, subendo come conseguenza l'espulsione dalle università.

Arte, Letteratura e Propaganda

Il regime puntava a costruire il consenso attraverso massicce opere di propaganda. Un esempio emblematico è la costruzione di Cinecittà. Mussolini appoggiò il progetto con l'idea di creare un complesso cinematografico d'eccellenza che potesse competere con i livelli di Hollywood. Le opere realizzate erano principalmente commedie sentimentali (i cosiddetti "telefoni bianchi") e film propagandistici. Curiosamente, le commedie sentimentali riscossero più successo rispetto ai film ideologici, poiché mettevano in scena il classico sogno dell'italiano medio.

Nonostante la censura, alcune case editrici come Einaudi, guidata da Cesare Pavese, riuscirono a pubblicare autori stranieri e socialisti anche durante il pieno splendore del regime (anni '30). Un caso particolare fu quello di Giorgio Levi Della Vida: pur essendo dichiaratamente antifascista, grazie alla sua eccellenza come orientalista, fu incaricato da Gentile come traduttore per l'Enciclopedia Treccani. Questo dimostra che, pur con limitazioni, alcuni intellettuali potevano esprimere il proprio pensiero, a patto di non esplicitarlo apertamente come opposizione politica.

Figure Chiave dell'Antifascismo

Piero Gobetti

Piero Gobetti rappresenta l'immagine perfetta dell'intellettuale antifascista di orientamento liberale. Fondò diverse riviste, tra cui Rivoluzione Liberale, Energia Nuova e Il Baretti. Gobetti era un liberale antigiolittiano che non appoggiava il marxismo; per lui, il liberalismo doveva avvicinarsi alle masse popolari, rendendo la libertà il valore cardine della società. Entrò in contrasto con il fascismo proprio a causa della soppressione delle libertà individuali tipica dello stato totalitario.

Gobetti definì il fascismo come l'"autobiografia della nazione": secondo la sua visione, il Risorgimento era stato una rivoluzione passiva che non aveva coinvolto le masse, lasciando il popolo indifferente all'unità nazionale. In questa scissione, le élite trovarono nel fascismo il loro compimento. A causa delle sue idee, Gobetti fu vittima di ripetuti pestaggi squadristi e morì in Francia per le conseguenze delle ferite riportate.

Giustizia e Libertà

Ispirato da Gobetti e fondato da Carlo Rosselli, il movimento Giustizia e Libertà fu un gruppo antifascista i cui membri combatterono anche nella Guerra Civile Spagnola. L'obiettivo era preparare una rivoluzione che non si limitasse a restaurare il vecchio ordine liberale, ma che creasse un modello di democrazia avanzata, aperta alla giustizia sociale e inserita nella realtà nazionale. Rosselli considerava il fascismo una manifestazione dei mali antichi della società italiana. Il gruppo fu duramente perseguitato e i fratelli Rosselli furono infine assassinati da sicari di estrema destra.

Benedetto Croce

Benedetto Croce, uno dei più grandi filosofi italiani e principale ideologo del liberalismo, inizialmente guardò al fascismo con favore, considerandolo un mezzo per arginare il pericolo bolscevico. Tuttavia, si distaccò dal regime dopo il delitto Matteotti, rompendo i legami con Giovanni Gentile. Croce divenne il punto di riferimento dell'antifascismo culturale, pubblicando il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti.

Grazie alla sua fama internazionale, Croce non fu mai colpito direttamente da Mussolini. Nella sua rivista, paragonò il fascismo a una forza distruttrice che, come i popoli che fecero scomparire i Micenei, stava annientando la libertà italiana.

L'Intellettuale del Regime: Giovanni Gentile

Giovanni Gentile, filosofo hegeliano e sostenitore dello stato autoritario, fu l'architetto della Riforma Gentile della scuola e il creatore dell'Enciclopedia Treccani. Sebbene si fosse allontanato brevemente dopo il delitto Matteotti, rimase fedele al regime, scrivendo il Manifesto degli Intellettuali Fascisti. Gentile cercò di persuadere gli intellettuali neutrali a collaborare, ma fu durissimo con gli oppositori dichiarati. Morì in un attentato partigiano a Firenze nel 1944, interpretato come una punizione per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana.

Architettura, Letteratura ed Educazione nel Ventennio

  • Architettura: Mussolini commissionò opere monumentali come il Foro Italico (allora Foro Mussolini) e la città universitaria La Sapienza a Roma, progettate per trasmettere forza, ordine e grandezza.
  • Letteratura: Si affermò il Futurismo, guidato da Filippo Tommaso Marinetti. Il movimento esaltava il dinamismo, la velocità e la forza, temi affini al fascismo, sebbene Marinetti si allontanò parzialmente dalle posizioni ufficiali col passare degli anni.
  • Educazione: La scuola divenne uno strumento di selezione e indottrinamento. Fu introdotto il libro di testo unico per limitare la diffusione di idee diverse. Nelle aule erano obbligatori il crocifisso e i ritratti del Duce e del Re.
  • Organizzazioni Giovanili: Nel 1926 nacque l'Opera Nazionale Balilla per l'educazione fisica e morale dei giovani (divisi in Figli della Lupa, Balilla e Avanguardisti) durante il cosiddetto "sabato fascista". Venivano svolte esercitazioni premilitari e parate in uniforme.

Lo Scontro dei Manifesti (1925)

Il Manifesto di Gentile (21 aprile 1925)

Gentile presentò il fascismo come l'unico movimento capace di riportare l'equilibrio dopo il caos della Grande Guerra. Secondo il filosofo, il fascismo era una "religione civile" che doveva subordinare gli interessi individuali alla gloria della patria, criticando il liberalismo come sistema deleterio e frammentario. Il fascismo veniva descritto come l'erede morale del Risorgimento mazziniano, capace di unificare la nazione attraverso lo squadrismo, visto come forza rigeneratrice.

Il Manifesto di Croce (1 maggio 1925)

Croce rispose rivendicando la libertà della cultura dalla politica. Sostenne che quando la cultura diventa succube di un partito, perde la sua unicità. Confutò l'idea del fascismo come religione, definendolo invece un movimento che diffondeva odio e sospetto, mettendo gli italiani gli uni contro gli altri. Croce rilanciò gli ideali del Risorgimento come tutela della libertà individuale, vedendo nel suffragio universale il simbolo della vera voce del popolo.

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