Istruzione e socialismo: evoluzione delle teorie pedagogiche marxiste e utopiche
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Socialismo e istruzione: radici storiche
Il pensiero socialista sull'istruzione ha radici antiche che talvolta vengono ricondotte a Platone, considerato da alcuni come precursore delle teorie sul socialismo e sul comunismo. Tuttavia, il contesto effettivo di molte prime riflessioni è più vicino al socialismo utopistico di Robert Owen e di Charles Fourier.
Owen e Fourier: comunità, lavoro e istruzione
Owen poneva la sua attenzione sulla formazione di una nuova società mediante l'ordine sociale: la comunità come nucleo, l'abolizione della proprietà privata, la parità di diritti e doveri e l'eliminazione della concorrenza. Proponeva di attuare una formazione tecnica che combinasse istruzione e lavoro produttivo.
La tesi di Fourier non differisce sostanzialmente da quella di Owen: insisteva sulla necessità di un'istruzione che includesse la formazione tecnica sin dall'infanzia, combinate con il lavoro produttivo. Al centro del suo insegnamento stava l'idea di una "educazione industriale".
Marx ed Engels: critica e rielaborazione
Karl Marx lavorerà a partire dalle idee di Fourier, completandole con l'analisi del contenuto della produzione industriale. La base del mandato sull'istruzione nelle teorie marxiste di Marx ed Engels si fonda su una diversa interpretazione dell'uomo e del mondo, opposta all'interpretazione borghese tradizionale.
Entrambi provengono dalla borghesia e sono nati tra il 1818 e il 1820. Ideologicamente sono influenzati dalla filosofia hegeliana di sinistra, dalla corrente rivoluzionaria francese e dai progressi scientifici e tecnologici della rivoluzione industriale inglese. Scrivono insieme La Sacra Famiglia, in cui viene spiegata l'evoluzione delle società umane in classi sociali e in metodi di produzione.
Marx ed Engels utilizzano il metodo marxista come strumento pratico, realistico e critico per studiare i fatti e sostenere la trasformazione della realtà. In una prima fase si limitano a criticare l'istruzione capitalista, ritenuta unilaterale poiché non dedicata alla formazione dei lavoratori: nelle scuole esisteva un'istruzione borghese per i figli della borghesia mentre mancava una vera scuola formativa per i figli dei lavoratori.
Con l'alta domanda industriale emerge il principio dell'istruzione tecnica e di un insegnamento manuale vario che permettesse di legare l'educazione all'attività produttiva e al lavoro stesso.
La scuola marxista e la formazione omnilaterale
Marx ed Engels propongono scuole rivolte ai ragazzi, perché in essa i bambini sono maggiormente motivati dalla condivisione del lavoro produttivo e dell'insegnamento. La teoria centrale dell'educazione marxista è la formazione dell'uomo nella sua totalità: una formazione ampia e completa per sviluppare tutte le potenzialità dell'individuo.
La scuola marxista viene immaginata come laica, mista e orientata alla circolazione dell'istruzione, comprendendo anche l'educazione intellettuale, fisica e tecnica.
Dopo la rivoluzione del 1917: Lenin e l'istruzione poliedrica
Dopo la Rivoluzione del 1917, Lenin propone una formazione che garantisca la trasmissione delle moderne conoscenze scientifiche per assicurare un'istruzione politecnica, e al tempo stesso la trasmissione della cultura proletaria. Queste scuole presero forme organizzative note come scuole di tipo "lavoro-scuola".
Anton Makarenko: comunità, lavoro e disciplina educativa
Anton Makarenko (1888-1939) condivise le sue esperienze pratiche e teorizzò il suo approccio pedagogico in due opere educative significative. La prima esperienza educativa riguarda la colonia per giovani delinquenti descritta nel Poema pedagogico. Un'ulteriore esperienza in una comunità giovanile è il soggetto del suo romanzo Le bandiere.
Le colonie di Makarenko avevano carattere misto: le comunità dovevano sostenere i ragazzi, provvedere al loro sostentamento e impegnarli nel lavoro. Egli sottolineava con forza il valore sociale del lavoro, affinché il lavoro aiutasse il giovane a sentirsi utile e a servire la comunità. Per l'insegnante non era sufficiente mostrare i sentimenti; bisognava dimostrarli attraverso le azioni e il lavoro quotidiano.
La giornata tipo alternava lavoro in fabbrica e studio a scuola. Makarenko non accettava una semplice combinazione di lavoro e studio come cose separate: la finalità era la formazione di cittadini di cui l'Unione Sovietica aveva bisogno. Nella sua impostazione, la famiglia esercitava una funzione disciplinare precoce e egli rifiutava le punizioni corporali, praticando quanto già sostenuto da Lenin come "disciplina cosciente". La disciplina era fatta propria dalle scuole come elemento necessario e educativo.
Opposizione alla pedagogia tradizionale
Makarenko criticava la pedagogia tradizionale e si dichiarava favorevole a un rinnovamento dell'istruzione. Si opponeva a ipotesi radicali della nuova scuola che enfatizzavano la spontaneità del bambino: l'organizzazione e la disciplina giocano un ruolo chiave; la casa è sociale e comunitaria, non solamente individuale. Fondamentale è l'esercizio delle funzioni e delle responsabilità. L'obiettivo primario dell'educazione è la formazione di futuri cittadini consapevoli e attivi nella comunità che costruirà la nuova Unione Sovietica.
Antonio Gramsci: cultura e funzione educativa dello Stato
Antonio Gramsci (1891-1937), pedagogista italiano e tra i maggiori pensatori marxisti, abbandonò gli studi per dedicarsi alla politica. Militante comunista e socialista, fu tra i fondatori del partito e fu incarcerato nel 1926. Nonostante le difficili condizioni e la mancanza di mezzi in carcere, scrisse molte riflessioni di grande interesse.
Gramsci sviluppò una pedagogia personale che coniugava preoccupazioni per l'educazione dei figli e per le questioni sociali: era consapevole della crisi sociale, politica e del sistema educativo dell'epoca. Egli sosteneva che la cultura si fonda sulla parità tra gli uomini: tutti gli uomini sono potenzialmente intellettuali, ma non tutti possono esercitare tale ruolo nella società.
Si oppose sia all'istruzione liberale sia all'autoritarismo: proponeva una via intermedia che conciliasse disciplina e spontaneità. Per Gramsci, lo Stato deve svolgere un ruolo chiave nell'educare attraverso una scuola unica di formazione non classista, che garantisca pari opportunità e permetta agli studenti di formarsi come popolo, imparare a pensare, studiare e a confrontarsi. Questa scuola è concepita come attiva e creativa, mentre il ruolo dell'insegnante rimane fondamentale: occorre autorità e disciplina come presupposti per l'accesso all'autonomia personale.
Vasilij Sukhomlinskij: felicità, gioia e centralità del bambino
Vasilij (Vasilij Aleksandrovič) Sukhomlinskij (1918-1970), considerato insieme a Makarenko uno dei grandi maestri dell'educazione comunista del XX secolo, studiò per diventare insegnante e partecipò alla Seconda guerra mondiale, dove rimase ferito; il suo vissuto personale, segnato anche dalla perdita di persone care a causa dei nazisti, ebbe un profondo impatto sul suo pensiero. Egli scrisse: "Due sentimenti mi hanno incoraggiato e mi incoraggiano: l'amore e l'odio. I bambini amano e odiano il fascismo".
L'originalità delle sue opere consiste nell'attuazione di una pedagogia marxista personale. Non riassunse le sue idee in un solo volume: le sue riflessioni sono disperse in testi di vario genere e lunghezza. Nella sua visione la nuova scuola rifiuta l'idealismo e il pedagogismo centrati esclusivamente sull'adulto; invece l'educazione deve basarsi sulla felicità del bambino, sulla gioia del gioco, sull'immaginazione e sui desideri dei bambini.
Per Sukhomlinskij la scuola della gioia intende sviluppare tutto il potenziale di ciascun alunno attraverso la gioia, la felicità e la libertà: un bambino triste non apprende. I bambini imparano giocando, in un clima di lavoro e attività che l'autore chiama "campo di tensione" o clima necessario per il lavoro, con una motivazione che permette ai bambini di studiare, ricercare e consultare di propria iniziativa, senza ordini imposti né disciplina autoritaria. Per questo autore la comunità è un mezzo per sviluppare l'uomo e la donna comunista.
Critiche contemporanee e scuola come riproduzione delle disuguaglianze
Opere di sociologi come Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron (La riproduzione), studi sul sistema scolastico francese di Baudelot e Establet, e teorie di Louis Althusser condividono l'uso di categorie e metodologie marxiste per l'analisi del sistema scolastico. La sintesi di questa corrente di pensiero evidenzia la tendenza della scuola a riprodurre la situazione esistente: gli studenti sono forzati a ripetere il destino della propria classe sociale e la scuola contribuisce a perpetuare disuguaglianze, anche quando tenta di spiegare tali disuguaglianze con l'idea di dotazioni naturali differenti degli individui.
Suchodolski: educare per un mondo futuro
Molto interessante è la teoria educativa del polacco Suchodolski, che propone di preparare i giovani a un mondo futuro diverso, una nuova civiltà senza sfruttatori e sfruttati, basata sul rispetto per gli esseri umani, sulla partecipazione sociale attiva e sullo sviluppo di una vita culturale.
Secondo Suchodolski, l'insegnamento del passato è inefficace perché educa i giovani a limiti di responsabilità e di valori del passato. La sua proposta comprende anche il concetto di lavoro inteso come autoformazione. In anticipo rispetto al suo tempo, propone l'integrazione tra lezioni generali e attività pratiche, tra dimensione sociale e individuale in tutte le fasi della vita. La nuova civiltà a cui aspira deve incorporare lo sviluppo di tutte le potenzialità umane: l'arte come dimensione intellettuale e morale in uno spazio di cooperazione sociale.