Kant e la critica della ragion pura

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KANT E NEWTON

Nascita del sistema solare - a partire da una nebulosa di materia e sulla base della forza di gravità

Si schiera a favore della concezione newtoniana dello spazio assoluto, e contro Leibniz che aveva considerato lo spazio come la derivante dalle relazioni di coesistenza tra corpi — Kant: se lo spazio derivasse dalle reciproche relazioni tra corpi, allora dovrebbero essere congruenti nella stessa porzione di spazio. Quindi lo spazio non è una relazione tra corpi ma un contenitore infinito nel quale i corpi possono esistere o non esistere.

HUME

La sua lettura lo sveglia dal sonno dogmatico – lo aiuta a comprendere l’inconsistenza dei concetti fondamentali della metafisica tradizionale

Tendenza anti-metafisica

Confuta argomento ontologico di Anselmo d’Aosta – l’esistenza non può far parte dell’essenza di un ente

DISSERTAZIONE

Ripensamento momentaneo sulla metafisica

Sensibilità: si limita a ricevere le sollecitazioni che provengono dagli oggetti esterni. Spazio e tempo sono le forme della sensibilità, dei filtri attraverso i quali il soggetto percepisce gli oggetti per mezzo dei sensi. Gli oggetti sono fenomeni (l'oggetto quale pare al soggetto in quanto percepito attraverso lo spazio e il tempo. Il fenomeno è quindi l’oggetto della conoscenza sensibile)

Intelletto: facoltà attiva capace di andare al di là del fenomeno e di conoscere pertanto le cose non già come appaiono, bensì come sono in sé stesse, ovvero come noumeni (conoscenza dell’intelletto)

CRITICA DELLA RAGION PURA

Istituire un tribunale della ragione, dove la ragione è giudice ed imputato, attraverso l’indagine critica riflette su se stessa per individuare i propri limiti e legittime possibilità – criticismo (filosofia kantiana)

Nella prima Critica Kant si occupa della ragion pura, espressione in cui il termine "ragione" si riferisce all'insieme delle facoltà conoscitive umane, mentre l'aggettivo "pura" indica che tale ragione sarà indagata nelle caratteristiche che le competono indipendentemente dai contenuti che può ricevere dall'esperienza (contenuti empirici)

GIUDIZI

Giudizio: proposizione che attribuisce un predicato a un soggetto e che può essere vera o falsa, strumenti attraverso i quali esprimiamo le nostre conoscenze.

  • Analitici a priori: proposizioni in cui il predicato è implicito nel soggetto per analisi (infecondi - il predicato non amplia la nozione del soggetto), cioè esplicitando quanto contenuto in esso. Universali e necessari (per formularli non serve far riferimento all’esperienza). La negazione di questo giudizio genera una contraddizione. ES. ogni corpo è esteso (la proprietà dell’estensione fa parte della definizione di corpo)
  • Sintetici a posteriori: proposizioni in cui il predicato aggiunge qualcosa di nuovo alla nozione espressa dal soggetto (fecondi), non ricavabile per via analitica. Contingenti (possono essere formulati sulla base dell’esperienza, che può falsificarli). La negazione non porta ad una contraddizione. ES. il fuoco brucia (la capacità di bruciare non deriva dal concetto di fuoco ma serve l’esperienza)
  • Sintetici a priori: giudizi su cui, secondo Kant, si fonda la conoscenza scientifica: sono sintetici in quanto il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto, ma sono anche a priori perché la validità del nesso soggetto-predicato non dipende dall'esperienza. I giudizi sintetici a priori hanno validità universale e necessaria, e nello stesso tempo sono fecondi, cioè accrescono il sapere. ES. ogni mutamento ha una causa (no dall’esperienza - umano non può far esp. di ogni mutamento, concetto di mutamento - non implicito la causa che lo produce)

RIVOLUZIONE COPERNICANA

Il cambiamento di prospettiva, paragonabile a quello di Copernico, proposto da Kant per risolvere il problema della validità della conoscenza. Consiste nell'assumere che, nel processo conoscitivo, non sia il soggetto a conformarsi all'oggetto, ma l'oggetto a conformarsi alle modalità e alle strutture del soggetto, che diventa così il punto di riferimento centrale, intorno a cui l'oggetto, per così dire, ruota.

INDAGINE TRASCENDENTALE

Indagine che non si occupa degli oggetti ma bensì al nostro modo di conoscerli, nonché alle strutture universali e necessarie di tale conoscenza (fenomeno).

Forme a priori: le strutture (o forme) trascendentali che caratterizzano la nostra facoltà conoscitiva, organizzando i contenuti forniti dai sensi. Sono innate, ovvero presenti nella ragione umana prima di qualsiasi esperienza o conoscenza, e sono quindi "a priori": inoltre sono universali, in quanto valgono per tutti i soggetti umani.

DOTTRINA DEGLI ELEMENTI

Studia gli elementi della conoscenza ovvero le sue forme a priori

  • Estetica trascendentale: studia le forme a priori della sensibilità (componente passiva del processo di conoscenza umana, in cui il soggetto riceve attraverso i sensi i dati empirici elementari), cioè lo spazio e il tempo
  • Logica trascendentale: studia le forme a priori del pensiero (componente attiva del processo di conoscenza umana in cui il soggetto organizza i dati ricevuti attraverso i sensi). Si divide in:
    • analitica trascendentale (analizza le forme a priori dell’intelletto, cioè le categorie, o concetti puri)
    • dialettica trascendentale (analizza le forme a priori della ragione, cioè le idee)

ESTETICA TRASCENDENTALE

Estetica: la dottrina della conoscenza sensibile; si occupa delle forme a priori della sensibilità.

Intuizioni empiriche: i contenuti percettivi, ovvero le singole conoscenze ottenute attraverso i sensi; sono dette «intuizioni» perché sono immediate, cioè non necessitano di alcuna rielaborazione intellettuale.

Senso esterno / senso interno: le facoltà mediante le quali riceviamo i dati che provengono, rispettivamente, da oggetti collocati all'esterno del soggetto conoscente, e dal suo interno (le emozioni o gli atti di volontà).

Spazio: la forma a priori del senso esterno, ovvero il trascendentale che rende possibile la percezione sensibile degli oggetti esterni al soggetto, i quali vengono colti come se fossero collocati una ben precisa posizione l'uno rispetto all'altro.

Tempo: la forma a priori del senso interno, ovvero il trascendentale che rende possibile la percezione dei nostri stati interiori, i quali vengono colti come se fossero l'uno successivo all'altro. In quanto forma specifica del senso interno, il tempo lo è di qualunque percezione sensibile, poiché anche la percezione degli oggetti esterni secondo la forma dello spazio dà origine a una modificazione interna del soggetto.

Intuizioni pure, o intuizioni a priori: lo spazio e il tempo in quanto forme a priori della sensibilità, che rendono possibile, e quindi precedono, qualsiasi percezione sensibile, ovvero qualunque «intuizione empirica»

  • Spazio e il tempo sono assoluti, nel senso che non dipendono dagli oggetti che percepiamo collocati in essi, ma ne sono anzi la precondizione. Possiamo benissimo concepire uno spazio o un tempo vuoti, ma non è possibile pensare un corpo che non esista nello spazio, né un ente in generale che non sia nel tempo.
  • Lo spazio e il tempo dipendono dal soggetto conoscente, in quanto non esistono al di fuori di quest'ultimo, essendo le forme a priori attraverso cui esso riceve i dati sensibili
  • Essi sono uguali in tutti i soggetti umani e garantiscono pertanto una conoscenza oggettiva della realtà

MATEMATICA

Aritmetica e geometria si fondano sulle intuizioni pure dello spazio e del tempo.

  • Aritmetica: si costruisce nel tempo (addizione = aggiungere successivamente)
  • Geometria: costruzione delle figure tracciando linee nello spazio

ANALITICA TRASCENDENTALE

Analitica: la prima parte della logica trascendentale, che indaga le forme a priori dell'intelletto, ovvero analizza l'uso legittimo del pensiero umano applicato ai dati sensibili

Dialettica: la seconda parte della logica trascendentale, che indaga le forme a priori della «ragione», ovvero analizza l'uso illegittimo del pensiero umano che pretende di spingersi oltre l'ambito sensibile.

Intelletto: il pensiero, inteso come facoltà conoscitiva umana in generale, considerata nel suo uso legittimo, consistente nell'organizzazione dei dati sensibili, e quindi nella conoscenza fenomenica.

Ragione: la ragione in senso stretto, cioè intesa come pensiero che pretende di andare oltre i limiti del mondo fenomenico e attingere il noumeno.

Nell'Analitica trascendentale, Kant si è ormai convinto che qualsiasi autentica conoscenza della realtà presuppone sempre un materiale sensibile, che l'intelletto elabora e organizza. La cosa in sé è dunque, per definizione, inconoscibile, perché la conoscenza di un oggetto implica costitutivamente il rapporto di quell'oggetto con un soggetto conoscente: in altri termini, una cosa in sé conosciuta non sarebbe più in sé.

  • Fenomeno: unico oggetto di un’autentica conoscenza, che sarà quindi sempre conoscenza empirica
  • Noumeno: oggetto in sé, origine dei dati sensibili, senza i quali l’esperienza sarebbe impossibile

Il pensiero è attivo e la sua attività consiste nell'unificazione del molteplice, raccoglie le intuizioni empiriche particolari sotto un unico concetto.

I concetti puri hanno un carattere dinamico e sono le forme a priori dell'intelletto, che rendono possibile l’unificazione del molteplice sensibile dando origine ai concetti empirici. I concetti empirici derivano dall'unificazione del molteplice sensibile. (es. albero unificazione forma colori…)

I concetti puri sono anche funzioni dell’intelletto o delle categorie, ne individua 12. Nella formulazione di ogni nostro giudizio, a seconda del tipo di giudizio formulato sono all'opera specifiche categorie, cioè specifiche forme a priori del pensiero. (quantità, qualità, relazione e modalità)

Distingue i:

  • Giudizi di percezione, o percettivo-soggettivi = tipi di giudizio riconducibili alla semplice constatazione, da parte del soggetto conoscente, di una o più percezioni, senza che queste siano riferite a un oggetto. Il giudizio di percezione è valido soltanto per il soggetto che lo enuncia.
  • Giudizi di esperienza, o empirico-oggettivi = tipi di giudizio in cui i dati sensibili vengono unificati mediante le forme a priori dell'intelletto: ciò consente la "costruzione", da parte del soggetto conoscente, degli oggetti della conoscenza, ovvero del mondo fenomenico. In quanto basati sulle categorie (che sono identiche in tutti i soggetti umani), i giudizi di esperienza esprimono una conoscenza oggettiva, cioè universale e necessaria.

APPLICAZIONE DELLE CATEGORIE

Deduzione trascendentale delle categorie = la giustificazione della legittimità dell'uso delle categorie. Rifacendosi al significato giuridico del termine "deduzione", Kant intende passare dalla constatazione del fatto che le categorie vengono applicate dall'intelletto ai dati sensibili, alla dimostrazione che si tratta di uso legittimo.

IO PENSO

Appercezione trascendentale, o io penso = l'attività unificatrice mediante la quale il soggetto riconduce a sé stesso (a un io pensante) le proprie percezioni e conoscenze, avendone coscienza: in quest'ultimo senso Kant usa il termine (di ascendenza leibniziana) «appercezione», cioè "percezione della percezione". Tale appercezione è «trascendentale» perché costituisce la fondamentale condizione di possibilità dell'unificare medesimo. In quanto condizione di possibilità, l'appercezione trascendentale non è una cosa o una sostanza, ma una funzione logica: per questo Kant usa la formula «io penso», ovvero una locuzione verbale e non un sostantivo.

COS’È IL SOGGETTO?

Al termine "soggetto" (inteso come "io", ovvero centro di identità personale di un individuo), Kant attribuisce tre diversi significati:

  • Soggetto in sé, o soggetto noumenico = il soggetto inteso come cosa in sé, e in quanto tale inconoscibile, collocata al di là del soggetto inteso come fenomeno.
  • Soggetto fenomenico = il soggetto in quanto oggetto di conoscenza, ovvero quale fenomeno conosciuto applicando la categoria di sostanza ai dati provenienti dal senso interno.
  • Soggetto trascendentale = «appercezione trascendentale, o io penso», ovvero la fondamentale condizione di possibilità del pensiero come funzione unificante. E la soggettività intesa quale forma universale di qualsiasi conoscenza.

SCHEMATISMO TRASCENDENTALE

Usato per capire in che modo le dodici categorie vengono applicate.

Schema trascendentale: struttura mentale che fa da mediatrice tra i dati sensibili e una categoria, permettendone l'applicazione coerente. Gli schemi sono articolazioni dell'intuizione pura del tempo, al cui interno si colloca qualunque oggetto di cui facciamo esperienza

  • Per Kant gli schemi trascendentali sono il prodotto dell'immaginazione trascendentale, o produttiva, ovvero di una facoltà intermedia tra la sensibilità e l'intelletto.

E POSSIBILE LA METAFISICA COME SCIENZA?

La dialettica trascendentale analizza il tentativo della ragione di spingersi oltre i limiti dell'esperienza, pretendendo di fare della metafisica una scienza.

DIALETTICA TRASCENDENTALE (significato scritto con analitica)

La ragione è invece la facoltà del sillogismo. I sillogismi hanno la funzione di organizzare la conoscenza umana connettendo fra loro i singoli giudizi in una rete di relazioni logiche, ma non possono di per sé allargare quella conoscenza.

L'applicazione illegittima, al di là dell'ambito sensibile, dei concetti puri dell'intelletto conduce alla formazione dei concetti della ragione, che Kant chiama anche idee. Costituiscono l’oggetto della metafisica e sono le idee di “anima”, “mondo” e “Dio”.

PSICOLOGIA RAZIONALE

La psicologia si fonda sull'applicazione della categoria di sostanza all'io penso, e sulla conseguente costruzione infondata dell'idea di anima. Più precisamente, la psicologia si edifica su un paralogismo, cioè su un sillogismo fallace, in cui il termine medio è usato nelle due premesse con due significati differenti, dando luogo a una conclusione falsa.

Anima: una delle idee della ragione; nasce dall'erronea applicazione della categoria di sostanza all'io penso, che viene così trasformato in un noumeno, posto a fondamento di tutti i fenomeni interiori percepiti dal soggetto conoscente.

Psicologia razionale: la presunta scienza che pretende di individuare i caratteri dell'anima, intesa come sostanza immortale e indivisibile. Costituisce un ramo della metafisica

COSMOLOGIA RAZIONALE

Cosmologia razionale: il ramo della metafisica che si illude di fornire una spiegazione di tutti i fenomeni esterni. Si basa sull'idea di «mondo», erroneamente costruita dalla ragione.

Mondo: l'idea su cui si basa la cosmologia razionale; esprime l'illusione di conoscere la serie completa delle condizioni o cause dell'accadere dei fenomeni fisici, senza limitarsi a quelle che possono essere oggetto di esperienza.

ANTINOMIE DELLA RAGIONE

Nel tentativo di definire le caratteristiche generali del mondo, la ragione finisce per rimanere invischiata in una serie di antinomie, cioè di coppie di affermazioni, o tesi, fra loro opposte e contraddittorie, ma entrambe ugualmente dimostrabili e sostenibili, legate all’idea di mondo.

  1. Tesi: mondo è finito nello spazio e nel tempo / Antitesi: infinito ed eterno
  2. Tesi: mondo è costituito da particelle minime non scomponibili / Antitesi: infinitamente divisibile
  3. Tesi: nel mondo agiscono anche le cause libere che regolano i fenomeni naturali / Antitesi: ogni evento è rigorosamente determinato
  4. Tesi: nel mondo esiste un ente assolutamente necessario e causa di sé stesso / Antitesi: esistono soltanto realtà contingenti, che non hanno in se stesse le ragioni della propria esistenza

Nelle prime due antinomie matematiche sia la tesi che l’antitesi sono false. Entrambe poggiano sulla pretesa di conoscere il mondo come totalità, ma tale pretesa è inconsistente poiché si potrà sempre allargare la conoscenza.

Nelle ultime due antinomie dinamiche, sia la tesi sia l’antitesi possono essere considerate vere. Questo sarebbe impossibile (se una è vera l’altra è necessariamente falsa). Tesi e antitesi non sono sullo stesso piano:

Mentre le antitesi sono certamente vere per la realtà empirica, le tesi potrebbero essere vere per quella noumenica, della quale, però, nulla possiamo sapere.

TEOLOGIA RAZIONALE

Teologia razionale: la presunta scienza che pretende di dimostrare l'esistenza di Dio e le sue caratteristiche.

Dio: l'idea della ragione (accanto a quelle di "anima" e di "mondo") oggetto della «teologia razionale» corrisponde alla pretesa di conoscere, oltre il mondo fenomenico, la sintesi di tutte le condizioni di qualsiasi esperienza, esterna e interna, trovando il fondamento dell'intera realtà: in questo senso costituisce «l'ideale» a cui la ragione tende.

Confuta le tre argomentazioni del mondo metafisico, ontologica a priori (testimonianza dell’esperienza) altre due a posteriori (partono dalla constatazione empirica dell’esistenza del mondo fisico):

  1. Prova ontologica = dio come ente che possiede tutte le perfezioni / confutazione: utilizza il piano concettuale e piano reale (l'esistenza non fa parte della definizione di un'essenza: un Dio esistente non è dunque più perfetto di un Dio non esistente)
  2. Prova cosmologica = risale dal mondo a Dio come causa prima / secondo Kant, si compie un passaggio illegittimo, "saltando" dal piano fenomenico ed empirico (nel quale riscontriamo la catena causale) a quello noumenico (al quale appartiene Dio quale causa incausata).
  3. Prova fisico-teologica, infine, parte dall'osservazione dell'ordine e della bellezza presenti nella realtà fisica, per giungere ad affermare l'esistenza della divinità quale suprema intelligenza ordinatrice. La critica di Kant a questa prova è analoga a quella mossa alla prova cosmologica.

Poiché la prova fisico-teologica può essere ricondotta a quella cosmologica, e questa a sua volta a quella ontologica, ed essendo quest'ultima stata confutata, si deve riconoscere che nessuna prova dell'esistenza di Dio ha un effettivo valore dimostrativo.

Con la Dialettica trascendentale Kant riconosce l'esistenza di uno spazio non raggiungibile dalla ragione umana nella sua funzione conoscitiva; ma nello stesso tempo ammette che, se per altra via si potrà giungere a esplorare quello spazio, ciò non sarà incompatibile con la negazione delle pretese "scientifiche" della metafisica.

USO DELLE IDEE (entità concettuali)

La ragione non è soltanto una facoltà corrotta ma deve avere una funzione positiva. Distingue i due usi delle idee:

  • Uso costitutivo: l'uso illegittimo delle tre idee della ragione, tale per cui si cerca di attribuire esistenza empirica ai loro oggetti (anima, mondo, Dio).
  • Uso regolativo: l'uso legittimo delle idee della ragione, che non ne riconosce il valore teoretico, bensì quello euristico (eurísko,"trovo"). In altre parole, le idee indicano un ideale "punto di fuga" al quale la ricerca scientifica deve tendere: in tal modo esse spingono la conoscenza ad ampliare indefinitamente i propri orizzonti, collocando un numero sempre crescente di fenomeni all'interno di leggi, pur restando esclusivamente nel mondo dell'esperienza.

PER PLATONE

Le idee sono entità reali, sono l’essere vero cioè un livello ontologico distinto e superiore rispetto al mondo fenomenico, sono oggetto della dialettica (intesa come la forma più alta del sapere), sono i modelli eterni del sapere

PER KANT

Sono entità concettuali, sono i concetti della ragione ottenuti applicando i concetti puri dell’intelletto al di là dei dati sensibili, sono soggetto della dialettica (intesa come uso illegittimo dell’intelletto) e sono i principi euristici che devono giudicare la ricerca

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