Kant: Teoria della conoscenza nella Critica della Ragion Pura — Estetica, Analitica e Dialettica

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Teoria della Conoscenza (TEMA)

La struttura della KRV ha tre parti: estetica trascendentale, analitica trascendentale e dialettica trascendentale.

Estetica trascendentale: la sensibilità

L'estetica trascendentale si riferisce alla sensibilità come facoltà della conoscenza. Più precisamente, nelle condizioni dell'estetica trascendentale Kant prende in esame la conoscenza sensibile. Riceviamo una grande quantità di intuizioni, pacchetti di informazioni sensibili che di per sé non costituiscono conoscenza.

Dobbiamo chiarire due aspetti. In primo luogo, sappiamo con certezza che Kant lesse Hume (il Treatise) nella traduzione francese; infatti lo stesso Kant afferma che Hume lo aveva «svegliato dal mio sonno dogmatico». Con questa espressione Kant intende che la tradizione filosofica — rappresentata anche dal suo maestro Wolff e influenzata dal cartesiano Cartesio — procedeva spesso in modo dogmatico, senza mettere criticamente in questione le basi del discorso. Hume lo costrinse a riconsiderare il ruolo della sensibilità nel processo conoscitivo.

Spazio e tempo come forme a priori

Secondo Kant, perché le intuizioni sensibili siano possibili abbiamo bisogno di due forme pure a priori dell'intuizione: spazio e tempo. È concepibile uno spazio vuoto e un tempo senza eventi, ma è impensabile un oggetto che non occupi spazio; allo stesso modo è impossibile un evento che non avvenga nel tempo. Spazio e tempo non sono entità dell'esperienza empirica, bensì forme a priori che rendono possibile l'esperienza stessa. L'intuizione sensibile, pur essendo condizione necessaria, non è di per sé conoscenza: per costituire conoscenza è necessario un ulteriore elemento.

Analitica trascendentale: l'intelletto e le categorie

Nell'analitica trascendentale, dopo l'Estetica che esamina la sensibilità (intuizione sensibile, spazio e tempo), Kant esamina l'intelletto e le categorie o concetti puri. Il potere conoscitivo qui è la comprensione (in tedesco Verstand).

Quali sono le categorie? Per spiegare questo Kant propone la deduzione trascendentale delle categorie: riceviamo un enorme insieme di intuizioni sensibili ma sappiamo che da sole non costituiscono conoscenza. Per comprendere le informazioni sensibili le riordiniamo e le strutturiamo, dando origine a categorie a priori o concetti; così l'intuizione sensibile diventa elemento del sapere. Il «lavoro del concetto» (come osservava Hegel) non si esaurisce qui: vi è una sintesi superiore — una sintesi della sintesi — che Kant chiama unità dell'apercezione pura, cioè l'io penso, la centralizzazione di tutte le nostre attività conoscitive.

Dialettica trascendentale: la ragione e i suoi miti

Se l'Estetica analizza la sensibilità e l'Analitica l'intelletto e le categorie, la dialettica trascendentale analizza la ragione (in tedesco Vernunft), distinto dall'intelletto (Verstand): Vernunft è la ragione in senso non puramente strumentale, che tende a oltrepassare i limiti dell'esperienza.

Idee della ragione e limiti della conoscenza

Bisogna tenere presente che i poteri che ci forniscono la conoscenza sono la sensibilità e la comprensione; la ragione stessa non è una facoltà conoscitiva nel medesimo senso, ma si occupa di idee e di limiti. Kant indica tre idee razionali: Dio, il mondo e l'anima. Queste idee non aggiungono nuova conoscenza empirica: non contribuiscono direttamente alla nostra conoscenza positiva, ma segnano i confini della realtà oltre i quali c'è l'inconoscibile.

La ragione propone un principio ideale — Kant parla dell'«ideale della ragione» — che ci spinge, anche se dalla sola esperienza possiamo apprendere in modo limitato, a comportarci «come se» fosse possibile andare oltre tali confini. In questo senso la ragione produce idee che funzionano come regolative ma non come fonti dirette di conoscenza teorica.

Conclusione: i limiti e il contributo di Kant

In conclusione, Kant stabilisce i limiti della conoscenza (ciò che possiamo e non possiamo conoscere). Uno dei grandi contributi della sua filosofia è che la definizione di tali limiti coincide con i limiti dell'esperienza: la distinzione tra il conoscibile e l'inconoscibile si traduce nella distinzione tra ciò che possiamo riconoscere empiricamente e la cosa in sé, che resta inconoscibile.

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