Letteratura del Novecento: Da Marcel Proust alle Avanguardie e il Romanzo Moderno
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Marcel Proust
Marcel Proust nasce nel 1871 e muore nel 1922. Con il suo carattere di esteta raffinato, Proust assegna all’arte i seguenti compiti:
- Impedire che il passato "cada per sempre nel nulla" distruttrice del tempo;
- Scoprire il segreto delle cose rivivendo nella propria coscienza l’impronta che di esse il tempo ha lasciato nella memoria.
Per Proust occorre andare "Alla ricerca del tempo perduto" affidandosi a quella che egli chiama "memoria involontaria": prestando ascolto a stimoli casuali (come il sapore delle "madeleine" o il tintinnio di un cucchiaino) salgono alla memoria le sensazioni del passato, che rivivono nella coscienza dando vita a un nuovo mondo fondato su accostamenti segreti fra cose e sensazioni (un sapore, un biscotto, un ricordo).
L’autore, cioè l’io narrante (perché tutto viene narrato in prima persona), intraprende così la sua ricerca la quale scava nella memoria riportando a galla mediante l’analisi introspettiva: da una parte elementi apparentemente dimenticati, dall’altra il mondo e l’epoca dell’aristocrazia e dell’alta borghesia francese tra la fine del secolo e la Grande Guerra.
Affacciarsi alla memoria del tempo perduto (di quelle che Proust chiama le intermittenze del cuore) sconvolge e rinnova le forme tradizionali della narrativa:
- L’ordine cronologico del tempo reale viene sostituito da una narrativa scandita dal tempo interiore, vale a dire dal tempo della coscienza che tende a intrecciare passato e presente;
- I personaggi perdono la loro tradizionale compattezza oggettiva e vengono presentati non per quello che sono realmente, ma secondo la percezione soggettiva che ha l’io narrante.
Alla ricerca del tempo perduto
Gruppo di 7 romanzi pubblicati fra il 1913 e il 1927 nei quali il protagonista rievoca, a partire da stimoli reali, le vicende, i luoghi e le sensazioni della sua vita.
- La strada di Swann (1913): il narratore rievoca qui la sua infanzia trascorsa a Combray, il signor Swann e la tumultuosa relazione di quest’ultimo con Odette, e la loro figlia Gilberte di cui egli si innamora;
- All’ombra delle fanciulle in fiore (1919): il protagonista rievoca una vacanza sulla spiaggia di Balbec, un gruppo di ragazze tra cui spicca Albertine che sostituisce Gilberte nel cuore del protagonista;
- I Guermantes (1920): il narratore rievoca il suo ritorno a Parigi da Balbec, il gran mondo dell’aristocrazia e il suo incontro con Albertine;
- Sodoma e Gomorra (1922): appare qui per l’ultima volta il signor Swann; il narratore rievoca inoltre l’omosessualità del barone de Charlus e il suo torturante amore per Albertine;
- La prigioniera (1923): il protagonista e Albertine vivono insieme a Parigi; l’ansia di possedere completamente la ragazza si trasforma in gelosia morbosa: anche se la tiene segregata in casa, la ragazza sembra sfuggirgli;
- Albertine scomparsa (1925): Albertine fugge e muore in un incidente. Il tempo cancella pian piano la passione del protagonista per lei; egli incontra e si innamora di una giovane che si rivelerà Gilberte, ma che sposerà poi il suo amico Saint-Loup;
- Il tempo ritrovato (1927): è scoppiata la guerra; il protagonista incontra dopo tanto tempo alcuni suoi vecchi amici segnati e trasformati dal passare degli anni. Improvvisamente, il tintinnio di un cucchiaino gli riporta alla memoria un insieme di ricordi legati al suo passato e lo riempie di gioia; da qui la sua decisione di scrivere per ricordare il passato, di andare cioè alla ricerca del tempo perduto.
Le Avanguardie Storiche
All’inizio del '900 il termine "avanguardia" si diffonde nel mondo dell’arte per indicare:
- L’aggregazione di gruppi di intellettuali esponenti delle più diverse arti (letteratura, pittura...) che producono programmi, manifesti e teorie sull’arte;
- Posizioni estetiche e sperimentazioni formali in violento contrasto con il gusto e la tradizione.
Il movimento delle avanguardie storiche riflette il generale momento di crisi della cultura europea del tempo ed esprime un momento di rivolta non solo contro la tradizione artistica, ma anche contro i valori della società borghese di cui denuncia appunto la crisi, il vuoto e gli orrori della guerra.
1) Il Futurismo
È in ordine di tempo la prima e più antica avanguardia storica. Si tratta di un movimento letterario e artistico che propone una nuova concezione dell’arte adeguata alla velocità e al dinamismo della moderna civiltà industriale proiettata verso il futuro (futurismo; infatti i futuristi hanno un grande amore per le macchine).
2) L’Espressionismo
È il movimento di avanguardia che dà vita alla grande stagione artistica della Germania tra le due guerre e che sarà stroncato dal nazismo in quanto espressione di "arte degenerata". I suoi caratteri fondamentali sono:
- L’angoscia di fronte alla guerra;
- Il rifiuto della morale e delle convenzioni borghesi che stritolano l’uomo moderno in un meccanismo di morte e di inautenticità.
La poetica espressionista si manifesta visivamente attraverso "L’urlo" dell’arte che denuncia con i suoi tratti grotteschi e aggressivi la condizione sfigurata dell’uomo moderno. L’Espressionismo dà il meglio di sé in pittura grazie ad artisti come Munch, Grosz e Kokoschka, i quali si esprimono attraverso l’accostamento violento dei colori e la deformazione grottesca della figura umana. In musica, l’espressionismo grazie a Berg e Schönberg scopre l’atonalità e inventa la dodecafonia. In letteratura, infine, l’Espressionismo privilegia la poesia lirica e il teatro, generi nei quali la tensione del linguaggio si esprime attraverso la violenza del lessico e delle metafore.
La Letteratura Italiana nel '900
In questi anni anche nel nostro paese il Positivismo entra definitivamente in crisi, mentre si diffondono le tematiche irrazionalistiche del pensiero di Bergson (che definisce l’esistenza come "slancio vitale") e di Nietzsche (noto per il superomismo).
Si affermano così i miti, i temi e l’estetica del Decadentismo europeo, anticipati in qualche modo da D’Annunzio e Pascoli, che producono nuovi atteggiamenti:
- Il culto dell’arte come esperienza assoluta;
- L’esaltazione dell’"IO" e della volontà di potenza;
- La coscienza della crisi nel rapporto tra individuo e mondo esterno.
La nuova generazione di intellettuali esprime una nuova carica di protagonismo non solo nell’arte, ma anche nella vita politica e culturale, in radicale antagonismo con l’Italia giolittiana e con tutta la cultura liberale e positivistica dell’800. Questi giovani intellettuali da un lato accusano la classe dirigente liberale di ricorrere a metodi di governo corrotti e clientelari e di mancare di slanci ideali; dall’altro denunciano l’arrendevolezza dello Stato di fronte alle masse e lo scarso prestigio internazionale dell’Italia. Tutto ciò si accompagna a una generale volontà di rinnovamento che assume spesso i toni del ribellismo anticonformista, di un confuso attivismo e del nazionalismo, per sfociare infine in una entusiastica adesione alla guerra.
Il panorama letterario del 1900 è dunque caratterizzato da una netta rottura con la tradizione letteraria dell’800 e dall’apertura a temi e suggestioni europei:
- Viene ridiscusso il ruolo stesso dello scrittore e della letteratura;
- Si sperimentano nuove tecniche espressive;
- Si rinnovano i contenuti in nome della modernità.
A ciò si aggiungono le presenze ancora determinanti di D’Annunzio come letterato e come personaggio e della tradizione verista nel romanzo. Il panorama letterario del primo '900 presenta pertanto un'estrema varietà di esperienze, alcune destinate a durare, altre ad esaurirsi, esperienze che possono anche attraversare la storia artistica di uno stesso scrittore.
La Poesia Crepuscolare
Il termine "crepuscolare" fu inventato da un critico letterario dell’epoca per definire una produzione lirica che sembrava rappresentare lo spegnersi, ovvero un crepuscolo, della grande poesia dell’800. In seguito il termine apparve anche rappresentativo del clima poetico proprio di questa lirica: una poesia grigia e malinconica come il crepuscolo della sera. I temi e le immagini ricorrenti nelle poesie crepuscolari sono:
- La noia quotidiana delle piccole città di provincia;
- Corsie di ospedali;
- Parlatori di conventi;
- Giardini abbandonati con statue e ringhiere fatiscenti;
- Interni piccolo-borghesi di provincia, pieni di quelle che Guido Gozzano chiama "buone cose di pessimo gusto".
La poetica dei crepuscolari deriva da una sensazione di sconfitta nella vita e nell’arte: consapevoli dell’alienazione (mancanza di senso e di intensità) e dell’inutilità della poesia nel mondo industrializzato, sono incapaci di aderire ai valori liberali dell’800 e ai miti eroici d’annunziani. I poeti "crepuscolari" rinunciano alla lotta e alla poetica alta, e si rifugiano in un mondo fatto di piccole cose, brutte esteticamente ma sentite come buone e rassicuranti. La malinconia e la stanchezza del vivere si esprimono con toni estenuati e languidi, talvolta non privi di autocomiserazione.
Lo Stile: i poeti crepuscolari usano una tecnica espressiva volutamente dimessa e prosaica nella quale lessico, metro e stile danno spesso l’impressione di mimare il linguaggio parlato, privo di slanci eroici e di momenti lirici (cioè momenti autenticamente poetici).
Sergio Corazzini (1886-1907)
Corazzini è considerato l’iniziatore della scuola dei "crepuscolari". Visse pochissimo ma ebbe tempo di scrivere molte poesie, tra le quali le più importanti raccolte sono: 1) "Piccolo libro inutile"; 2) "Piccolo libro per la sera della domenica". I temi ricorrenti sono:
- L’attesa della morte;
- La malinconica percezione del venir meno di tutte le cose;
- La consapevolezza dell’inutilità della poesia.
Marino Moretti (1885-1979)
Nella sua più celebre raccolta di poesie intitolata "Poesie scritte col lapis" (matita) del 1910, ricorrono i temi più tipici del crepuscolarismo e dell’autore stesso:
- Le noiose domeniche di pioggia;
- Gli ambienti di provincia chiusi e rinunciatari, colmi di affetti tristi e malinconici;
- Ricordi opprimenti della scuola elementare.
Guido Gozzano
Guido Gozzano nasce nel 1883 e muore nel 1916. Con i crepuscolari ha in comune i seguenti elementi:
- La stanchezza spirituale;
- Il tramonto di ogni ideale;
- Il rifugiarsi in una grigia ma, al tempo stesso, rassicurante quotidianità;
- La poesia dal tono prosastico (vicino alla prosa) e colloquiale.
In realtà Gozzano si distingue tuttavia da essi per due elementi fondamentali:
- La sua ironia, che è un ingrediente fondamentale nella sua poesia;
- Il lucido distacco con cui guarda se stesso e il mondo che lo circonda.
Il suo atteggiamento esistenziale di fondo è la consapevolezza amara di appartenere a un’epoca scettica, cioè priva di certezze, che ha bruciato tutti i sogni, indifferente non solo alla speranza ma anche alla rassegnazione e alla protesta. Gozzano fugge quindi con disagio dal presente, rimpiange il vecchio Piemonte ottocentesco, sapendo però di poter soltanto fingere di essere un "buono, sentimentale, giovane romantico" (così Gozzano definisce se stesso con questi quattro aggettivi).
Egli si porta infatti dietro una cultura raffinata e decadente nutrita di studi filosofici e della consapevolezza della crisi, il che gli impedisce di aderire pienamente a quel mondo nello stesso momento in cui lo descrive, e gli detta un velo di affettuosa ironia; quest’ultima investe impietosamente la stessa funzione della poesia e insieme il ruolo del poeta. In questo senso è assai significativa la sua polemica antidannunziana: al superuomo egli sostituisce la mediocrità piccolo-borghese; alle donne fatali sostituisce la mediocrità della signorina "Felicita" (una donna di campagna semplice). Mentre definisce un ciarlatano il poeta-vate (cioè D’Annunzio), dichiarando che la poesia non è più portatrice di valori assoluti ma testimonianza di malessere e di infelicità.
Lo Stile e il Lessico: Lo stile e il lessico delle composizioni poetiche di Gozzano, apparentemente sciatti e colloquiali, sono in realtà sorvegliatissimi, ricchi di riferimenti dotti e di echi letterari.
- "Le vie del rifugio": Raccolta di poesie dal tono crepuscolare influenzate dal Poema paradisiaco di D’Annunzio.
- "I colloqui" (1911): È la sua opera più celebre. Ne ricordiamo in particolare due componimenti:
- "L’amica di nonna Speranza": rievocazione, a partire da una vecchia fotografia, di un salotto piemontese del 1850;
- "La signorina Felicita, ovvero la felicità": che rievoca un idillio tra un disincantato poeta (Gozzano) e la campagnola signorina Felicita, dalla femminilità ingenua e rassicurante.
Thomas Mann (1875-1955)
Nelle sue opere più significative descrive la crisi e la decadenza della borghesia tedesca attraverso il tema della separazione tra arte e vita: al fascino morboso e irrazionale della superiorità dello spirito (che genera malattia e decadenza morale) si contrappone il vigore fisico e imprenditoriale del borghese di stampo ottocentesco, sano e rispettabile.
Le Opere
- "I Buddenbrook" (1901): romanzo che narra l’ascesa e il declino di una ricca famiglia della borghesia mercantile di Lubecca;
- "Tristano" (1903), "Tonio Kröger" (1903), "Morte a Venezia" (1913): tre racconti che affrontano il dramma del conflitto tra arte e vita;
- "La montagna incantata" (1924): romanzo ambientato in un sanatorio svizzero dove si fronteggiano Naphta (irrazionale) e Settembrini (progressismo borghese);
- "Doktor Faustus" (1947): romanzo che simboleggia la tragedia della Germania nazista attraverso la vicenda del compositore Leverkühn.
Franz Kafka (1883-1924)
Temi centrali della sua opera sono quelli della colpa e della condanna. La vicenda dell’uomo gli sembra inspiegabile e assurda: essa è dominata da una legge sconosciuta all’uomo, il quale deve però sottomettersi ad essa riconoscendo la propria colpa e accettando la relativa condanna.
La coscienza dell’assurdità dell’esistenza è il risultato del suo sentirsi "inadatto alla vita": nato e cresciuto a Praga in una famiglia incrocio di tre diverse culture (ebraica, ceca e tedesca), Kafka appartiene a tutte e a nessuna, straniero in famiglia e nel mondo, invaso dalla tubercolosi che lo porterà precocemente alla morte. La sconfitta assume in Kafka una dimensione universale: esprime la condizione di solitudine e di alienazione dell’uomo moderno. Le opere di Kafka sono strutturate come dei sogni o meglio come degli incubi nei quali ogni dettaglio è preciso e realistico ma l’insieme risulta assurdo e irreale.
Le Opere
- "La metamorfosi" (1916): storia di Gregor Samsa, che risvegliandosi un mattino si trova trasformato in un enorme scarafaggio;
- "Il processo" (1924): il protagonista Josef K. viene dichiarato in arresto senza capirne il motivo e viene schiacciato da una macchina processuale incomprensibile;
- "Il Castello" (1926): narra la storia di un uomo chiamato K. che deve sottomettersi agli ordini privi di senso dei misteriosi signori del castello;
- "America" (1927): romanzo che narra la vicenda di un adolescente che si perde in un mondo a lui incomprensibile.
James Joyce (1882-1941)
La sua opera narrativa è di fondamentale importanza perché segna il definitivo superamento degli schemi del realismo ottocentesco. Nella sua esperienza sono determinanti:
- La constatazione della mancanza di senso della moderna vita cittadina (Dublino come ambiente chiuso e paralizzato);
- La fede nel valore dell’arte, per la quale Joyce rompe ogni legame con la sua Irlanda e vive da esiliato.
Ulisse (1922)
Il capolavoro, il cui titolo rimanda all’Odissea di Omero. Mentre nell’Odissea sono narrati 10 anni di peregrinazioni, nell’Ulisse tutto si svolge in una sola giornata, il 16 giugno 1904, attraverso la città di Dublino e il mondo interiore dei suoi abitanti.
Personaggi Principali:
- Leopold Bloom (Ulisse): 50 anni, ebreo dublinese, alla ricerca di un figlio sostitutivo;
- Stephen Dedalus (Telemaco): giovane intellettuale irrequieto alla ricerca di una figura paterna;
- Molly Bloom (Penelope): moglie di Leopold, insoddisfatta e infedele.
Trama e Tecnica:
Dopo aver fatto colazione, Leopold si reca a un funerale, incontra Stephen e lo salva da un'aggressione. I due parlano a lungo fino a notte fonda, mentre Molly nel suo letto segue il filo dei suoi pensieri. Ciò che rende rivoluzionaria l'opera è la tecnica del flusso di coscienza (Stream of consciousness) o monologo interiore. Con Joyce il romanzo del '900 prende atto della fine dell’oggettività, divenendo specchio del labirinto grottesco in cui si aggira l’uomo moderno.