Liberalismo Dottrinario e le Rivoluzioni del 1830: Origini, Principi e Conseguenze in Europa

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Il Liberalismo Dottrinario: Origini e Principi Fondamentali

Dopo la Rivoluzione Francese e per tutto il XIX secolo, il liberalismo, erede delle idee dell'Illuminismo, dei fisiocratici francesi e di Adam Smith, si evolse in posizioni più moderate. L'esperienza rivoluzionaria, la crisi economica e il crescente malcontento popolare spaventarono i liberali. Questi ultimi dovettero accordarsi con i gruppi sociali tradizionalmente potenti per stabilizzare il nuovo regime politico. Nacque così il liberalismo dottrinario, un'ideologia che cercava una via di mezzo tra l'ordine e la libertà. I suoi principi fondamentali erano:

  • La società era fondata su un gruppo di individui uguali in competizione tra loro per soddisfare le proprie esigenze. Questi individui avevano una serie di diritti "naturali" su cui lo Stato non poteva o non doveva legiferare: la vita, la libertà individuale, la proprietà privata, la sicurezza e la libertà di impresa.
  • In ambito economico, erano sostenitori del laissez-faire, il vecchio slogan fisiocratico. Appoggiavano i gruppi sociali che avevano come fine l'arricchimento personale, come la borghesia, e diffidavano della nobiltà, della Chiesa e dei lavoratori.
  • Promuovevano un governo che rappresentasse gli interessi dei singoli proprietari, eletto o costituito da questi ultimi.

Principali Esponenti del Liberalismo Dottrinario

Tra i rappresentanti del liberalismo dottrinario si annoverano autori come Benjamin Constant e Alexis de Tocqueville in Francia, e John Stuart Mill in Gran Bretagna. Questi erano a favore di governi formati da élite, cioè da minoranze potenti per la loro ricchezza o cultura. Credevano nella monarchia costituzionale, un sistema che moderava, se possibile, le proposte del Parlamento. Si basavano su un Parlamento bicamerale, in modo che un Senato moderato smorzasse la legislazione emanata da una Camera bassa. I teorici del liberalismo dottrinario sostenevano il suffragio censitario, secondo il quale potevano votare ed essere eletti solo i proprietari.

Le Rivoluzioni del 1830: Impatto e Conseguenze in Europa

Questa ondata rivoluzionaria ebbe un impatto maggiore della precedente e interessò tutta l'Europa, ad eccezione della Russia. Queste rivoluzioni alterarono anche il panorama internazionale ereditato dal 1815. A ovest del Reno si crearono diverse monarchie liberali moderate; a est, la situazione rimase praticamente invariata: tre imperi multinazionali assolutisti (russo, turco e austriaco) agivano come vigilanti contro i movimenti nazionali e liberali. Le principali caratteristiche di queste rivoluzioni furono:

  • Il grande malcontento sociale ed economico delle masse ebbe un'influenza enorme.
  • Non furono il risultato dell'azione di alcuni gruppi di cospiratori liberali, ma di movimenti popolari di massa.
  • Diedero origine a un movimento democratico e repubblicano più radicale che, superando le richieste dei liberali più moderati, si ispirava ai giacobini e a Rousseau ed era il risultato della divisione del movimento liberale. La nuova monarchia francese, nonostante il suo liberalismo, aveva un suffragio ristretto, si era associata alla nobiltà e combatteva con le armi tutte le proteste popolari.

L'Esilio dei Liberali e Nazionalisti

Nei luoghi in cui le rivoluzioni del 1830 fallirono, i sostenitori del liberalismo e del nazionalismo (italiani, tedeschi e polacchi) furono costretti all'esilio e si organizzarono in paesi come la Francia e la Gran Bretagna.

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