Manifesto di Alfonso XIII: contesto, reazioni e nascita della Seconda Repubblica spagnola
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Testo commento 5: Manifesto di Alfonso XIII
Questo testo viene pubblicato tre giorni dopo che la Seconda Repubblica fu proclamata, sul quotidiano madrileno ABC. L'autore è Alfonso XIII, titolare dei diritti dinastici.
Contesto storico
Situato nel contesto precedente, si ricorda la dittatura di Miguel Primo de Rivera, che provocò dure critiche da parte del popolo e mise il re in una posizione controversa. Primo de Rivera assunse l'incarico di presidente del governo senza risolvere la crisi politica ed economica che affliggeva la Spagna. In seguito alle dimissioni di Primo de Rivera, il re Alfonso XIII cercò di ritornare alla normalità costituzionale.
Fu nominato presidente del Consiglio Dámaso Berenguer, il quale, dopo alcune difficoltà, fu rimosso e sostituito prima del colpo di Stato. Vennero concesse amnistie ad alcuni gruppi, tra cui gli artiglieri, i professori e l'esiliato Unamuno. Tuttavia, lo Stato dovette affrontare problemi di debito pubblico, deficit di bilancio e tagli che aggravarono la disoccupazione.
Si venne inoltre a creare un clima di maggiore tolleranza nei confronti della CNT (riconosciuta in alcune circostanze), con un aumento di scioperi e manifestazioni. A tutto ciò si sommò un diffuso rifiuto nei confronti del re, strettamente collegato alla figura e all'azione di Primo de Rivera.
Movimenti politici e insurrezioni
I repubblicani, i nazionalisti e i socialisti, tra gli altri attori politici, si coalizzarono per progettare una rivolta con data fissata (15 dicembre) al fine di imporre una repubblica. L'organizzazione della mobilitazione coinvolse ampie frange dell'esercito, del mondo del lavoro e settori catalani. Fu indetta una serie di manifestazioni e scioperi.
Tuttavia, il tentativo di insurrezione non fu sempre coordinato: due uomini anticiparono l'azione e due giorni prima proclamarono la Repubblica a Jaca, ma, per mancanza di coordinamento, l'episodio non ebbe il seguito sperato. I membri politici del Patto di San Sebastián, e molte figure legate a quell'alleanza, vennero arrestati; fu proclamata la censura preventiva e dichiarato lo stato di guerra.
Dámaso Berenguer, fortemente criticato, si dimise. Un articolo celebre di Ortega y Gasset, intitolato «Berenguer, errore», contribuì alla caduta del suo governo. Gli succedette l'ammiraglio Aznar, che indisse elezioni comunali.
Dopo il trionfo dei candidati repubblicani nelle elezioni municipali, il potere effettivo del re rimase sostanzialmente congelato fino alle successive consultazioni. È a questo punto che Alfonso XIII scrive il manifesto che qui commentiamo e lo consegna al primo ministro Aznar, che lo fece leggere su consiglio del suo gabinetto.
Analisi delle idee e delle implicazioni
Analizzando alcune idee contenute nel testo e le loro implicazioni, si nota innanzitutto che il re afferma di avere ancora un sostegno in Spagna, sebbene speri che tale sostegno non sia definitivo. Sottolinea inoltre che non rinuncerà ai suoi diritti dinastici, pur riconoscendo la possibilità che il potere reale rimanga sospeso qualora la monarchia non tornasse saldamente in Spagna.
Il monarca ammise di aver commesso errori, in particolare per la nomina e il sostegno a Miguel Primo de Rivera, e per il successivo tentativo di ripristinare una monarchia costituzionale. Egli giustificò in parte le sue azioni sostenendo di aver vissuto «situazioni difficili» (si fa riferimento a eventi come la crisi del 1917 e altri momenti di forte tensione politica ed economica).
In chiave storica, si osserva come, più tardi, quando il regime di Franco decise di ripristinare la monarchia, venne scelto come re Juan Carlos I (attuale re al tempo della stesura di questo testo) e il padre di Juan Carlos cedette i diritti dinastici ereditati da Alfonso XIII.
Alfonso XIII presumeva di non poter riconquistare il potere con la forza, non tanto perché mancherebbero le ragioni per tentare, ma per evitare lo scoppio di una guerra civile (anche se, come sappiamo, cinque anni più tardi la Spagna entrerà in una guerra civile). Tale posizione è discutibile, dato che ampi settori dell'esercito erano divisi: vi erano reparti contrari al re (gli artiglieri e coloro che appoggiavano sollevazioni), elementi della Guardia Civil guidati da figure come il generale Sanjurjo, e i partiti che sostenevano la monarchia apparivano in crisi.
Il re sperava che le elezioni potessero far cambiare idea agli elettori e innescare un processo che permettesse una ripresa del potere reale; tuttavia, la repubblica nacque dalla volontà popolare e il monarca dichiarò di rispettare questa decisione, riconoscendo la sovranità nazionale.
Riflessioni finali
- Riconoscimento degli errori: Alfonso XIII ammise le responsabilità politiche connesse al periodo della dittatura.
- Limitazioni del potere monarchico: la situazione economica e sociale, unita alla frammentazione dell'esercito e alla mobilitazione popolare, ridusse la capacità di reimporre il potere monarchico.
- Conseguenze a lungo termine: le scelte e le dinamiche di quegli anni influenzarono il quadro politico spagnolo per decenni, fino alla successiva restaurazione monarchica voluta dal regime franchista.
Nota: il testo preserva le informazioni e il contenuto originale, riorganizzati e corretti nella forma linguistica per chiarezza e accuratezza storica.