Manifesto Democratico del Consiglio (29 luglio 1974): richieste, contesto e impatto sulla transizione spagnola

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Manifesto democratico del Consiglio

Documento e contesto: si tratta del manifesto con il quale la riunione del Consiglio democratico mirava a informare la popolazione spagnola sui punti su cui basare l'opposizione al regime franchista. La JD (Junta Democrática) fu fondata dal PCE, dal PSOE, dal partito carlista e da altre personalità nell'estate del 1974.

Punti principali del manifesto

  1. Ritorno del governo democratico: la prima idea di base, espressa al primo punto, è il ritorno a un governo democratico in luogo dell'autoritarismo, allora guidato da Arias Navarro.
  2. Amnistia: il manifesto propone l'approvazione di una legge di amnistia per tutti coloro che erano stati arrestati dal regime franchista, inclusi i partecipanti allo sciopero del 1973 e funzionari dell'UMD nel 1975.
  3. Diritto di sciopero e di riunione: il testo afferma la piena approvazione del diritto di sciopero, di riunione e di manifestazione pacifica, diritti che in quel momento non erano garantiti.
  4. Libertà di stampa e opinione: il Consiglio difende la libertà di stampa e di opinione, diritti non riconosciuti dal governo franchista; sebbene nel 1958 fosse stata promulgata la legge sulla stampa e le pubblicazioni che teoricamente aboliva la censura preventiva, nella pratica rimaneva un controllo sostanziale.
  5. Ingresso negli organismi europei: l'ultimo punto riguarda la necessità che la Spagna acceda agli organismi europei rispettando le condizioni necessarie per l'ingresso.

Il manifesto fu reso pubblico il 29 luglio 1974, quando la carica di capo di Stato era formalmente occupata da Don Juan Carlos di Borbone a causa delle condizioni di salute del generale Franco, anche se questi tornò in carica dopo due mesi. L'anno seguente, il 20 novembre, il Caudillo morì e prese avvio la transizione alla democrazia, con rinnovate richieste di un Consiglio democratico.

Cambiamento di mentalità

Premessa: il frammento intitolato "Cambiamento di mentalità" è tratto dall'opera di L. Bernecker Walther, uno storico specializzato nell'epoca di Franco e nella transizione alla democrazia.

Prime idee e sviluppo economico

La prima idea di base, esposta nel primo paragrafo del testo, è lo sviluppo economico che si verificò in Spagna, soprattutto nel decennio degli anni '60, e che portò a un cambiamento di mentalità. Questo sviluppo fu dovuto in larga parte al piano di stabilizzazione attuato attraverso una serie di nuove politiche ispirate all'Opus Dei che entrarono nel governo franchista.

  • Il piano di stabilizzazione si basò su misure quali il rigore creditizio, la svalutazione della peseta, la riduzione dell'intervento statale e una maggiore flessibilità legislativa che favorì gli investimenti di capitali stranieri.
  • Si adottò inoltre un modello di pianificazione indicativa per creare sacche di industrializzazione in aree poco industrializzate.
  • Grazie alla presenza degli investimenti di capitali stranieri e al flusso turistico, la Spagna divenne un paese sempre più industrializzato (citazione: "19.701").

Esodo rural-urbano e migrazioni

Un'altra idea di base, anch'essa presente nel primo paragrafo, è l'esodo degli agricoltori dalle zone rurali verso le regioni spagnole più industrializzate o verso paesi dell'Europa occidentale in cerca di lavoro.

Rapporto tra sviluppo economico e mentalità

Nel terzo (e ultimo) paragrafo del frammento viene esposta l'idea fondamentale del rapporto fra sviluppo economico e cambiamento di mentalità. Questi due fenomeni sono strettamente collegati: senza sviluppo economico non sarebbe avvenuto il cambiamento di mentalità. Prima, la situazione di prostrazione economica e sociale aveva impedito progressi di mentalità.

Questa fase più favorevole per la Spagna non fu però accompagnata da cambiamenti politici immediati e, nel 1973, a causa della crisi petrolifera, il piano di stabilizzazione che aveva avuto luogo cominciò a vacillare.

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